Quando il rischio di concentrazione diventa un problema… per altri
Altri investitori, invece, puntano il dito sulla concentrazione, quel vizietto pericoloso del mercato statunitense dove alcuni nomi monopolizzano l’attenzione e i fondi, lasciando i curiosi a grattarsi la testa in cerca di alternative.
Luca Paolini, mente strategica del Pictet Asset Management, non ci gira intorno: la valutazione del mercato USA è tirata al massimo e il suo team suggerisce di mantenere una posizione neutrale. Niente fuochi d’artificio da quella parte.
Meglio rivolgersi altrove, nei mercati emergenti, dove l’IA e l’allentamento monetario formano un cocktail perfetto. Stiamo parlando di un po’ di India, Brasile e altre piazze emergenti pronte a cogliere il vento propizio degli investimenti intelligenti, con quel tocco esotico in più che fa tanto “diversificazione portafoglio”.
Insomma, tra bolle, promesse tecnologiche e qualche investimento che fa l’impavido, il mercato azionario europeo naviga a vista, incerto tra le sirene di urne remote e la realtà concreta di aziende che continuano a costruire centri dati come se non ci fosse un domani. Uno spettacolo tragicomico che – a quanto pare – è destinato a proseguire.
Ah, la dolce danza delle borse europee, qui vibranti come un avvincente film d’azione, protagonista questa settimana una nuova crisi di nervi: i titoli legati all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti sono inciampati, facendo scattare l’allarme contagio tra gli investitori del Vecchio Continente. Una specie di febbrile contagio ai mercati, diremmo, mentre le valutazioni sembrano più gonfiate di un pallone da festa di compleanno per bambini vivaci.
Il CEO di Goldman Sachs, David Solomon, ha brillantemente previsto un possibile crollo del 10-20% dei mercati azionari entro i prossimi due anni. Un oracolo? Forse un po’ catastrofista, ma in buona compagnia: l’FMI e la Banca d’Inghilterra suonano i tamburi della crisi, con tanto di sirene.
Andrew Bailey, governatore della Banca d’Inghilterra, si concede un’intervista da premio Oscar a CNBC, avvertendo del rischio di una gigantesca bolla tecnologica, focalizzata sull’IA. Le sue parole sono quanto di più rassicurante si possa sentire:
“Abbiamo una contribuzione produttiva molto positiva da parte delle aziende tecnologiche, ma scontiamo incertezze sui flussi di guadagno futuri del settore. Dobbiamo essere molto attenti a questi rischi.”
L’attenzione al rischio è palpabile, quasi un premio di consolazione per i meno ottimisti tra noi. Nel frattempo, però, il gruppo francese Legrand si fregia di cavalcare la cresta dell’onda IA, offrendo prodotti di raffreddamento a colossi come Alphabet e Amazon. Il risultato? Una crescita esplosiva del 37% delle sue azioni solo quest’anno, praticamente un duetto con la stella nascente Nvidia.
Non finisce qui: il CEO di Skanska, il colosso svedese delle costruzioni impegnato nella realizzazione di data center e infrastrutture IA, ci dà una rassicurante scrollata di spalle nel vedere che né gli Stati Uniti né l’Europa centrale, Nordici o Regno Unito, mostrano segni di rallentamento.
“Abbiamo un carnet ordini abbastanza robusto negli USA, senza alcun rallentamento all’orizzonte”, ha dichiarato con disinvoltura, sfoggiando la proverbiale calma nordica, ignaro dei venti tempestosi del mercato.
Volatilità? Dove sei?
Mentre qualcuno prevede tsunami imminenti, Kiran Ganesh, stratega multi-asset presso UBS, si diverte a evidenziare la quasi inesistenza di volatilità. Un andamento sorprendentemente regolare, se si pensa alle montagne russe che avrebbero dovuto scuotere i mercati.
Con la stagione degli utili alle spalle, Ganesh sembra quasi sbeffeggiare i fatalisti:
“Ci si poteva aspettare un po’ di turbolenza, ma i risultati sono stati rassicuranti, anzi superiori alle attese. Nonostante qualche scricchiolio di questa settimana, il quadro generale rimane sostanzialmente positivo.”
In pratica, afferma che alcuni titoli tecnologici di punta sono in saldo e offrono opportunità d’acquisto agli investitori che, per una ragione o per un’altra, hanno perso la festa delle ultime otto settimane. Sempre utile qualche affarismo tra i drammi.
Quando il rischio di concentrazione diventa un problema… per altri
Altri investitori, invece, puntano il dito sulla concentrazione, quel vizietto pericoloso del mercato statunitense dove alcuni nomi monopolizzano l’attenzione e i fondi, lasciando i curiosi a grattarsi la testa in cerca di alternative.
Luca Paolini, mente strategica del Pictet Asset Management, non ci gira intorno: la valutazione del mercato USA è tirata al massimo e il suo team suggerisce di mantenere una posizione neutrale. Niente fuochi d’artificio da quella parte.
Meglio rivolgersi altrove, nei mercati emergenti, dove l’IA e l’allentamento monetario formano un cocktail perfetto. Stiamo parlando di un po’ di India, Brasile e altre piazze emergenti pronte a cogliere il vento propizio degli investimenti intelligenti, con quel tocco esotico in più che fa tanto “diversificazione portafoglio”.
Insomma, tra bolle, promesse tecnologiche e qualche investimento che fa l’impavido, il mercato azionario europeo naviga a vista, incerto tra le sirene di urne remote e la realtà concreta di aziende che continuano a costruire centri dati come se non ci fosse un domani. Uno spettacolo tragicomico che – a quanto pare – è destinato a proseguire.



