Il comico Andrea Pucci, quello milanese che fa ridere – o almeno ci prova, dice lui –, ha deciso di fare un passo indietro da Sanremo. Dopo l’annuncio che sarebbe stato co-conduttore della terza serata, lo showman ha raccolto un mazzo di critiche, insulti e minacce degne del peggior reality trash, tanto da sentire il bisogno di ritirarsi. D’altronde, chi avrebbe mai pensato che scherzare a Sanremo potesse scatenare un tale putiferio?
“Negli ultimi giorni ho ricevuto insulti, minacce e orrori vari, io e la mia famiglia siamo rimasti basiti,” ha spiegato con un’aria di sconforto degna di un attore in crisi esistenziale. Parla di un’”onda mediatica negativa” che avrebbe compromesso un “patto fondamentale” con il pubblico, cioè quell’astratto e sacro vincolo per cui il comico si fa beffe delle persone e gli spettatori ridono o perlomeno fanno finta.
Andrea Pucci aggiunge poi, con enfasi incontrastata: “Da 35 anni il mio lavoro consiste nel far ridere, portando sul palco usi e costumi del nostro Paese, spesso beffeggiando i tratti tipici di uomini e donne. Ho sempre puntato a regalare sorrisi e leggerezza. Ma questa polemica sui social e sui media ha rotto gli equilibri e ha spazzato via quelle condizioni essenziali per esercitare la mia professione. Per questo ho scelto di fare un passo indietro.”
Il patto spezzato e il nuovo concetto di “fascista”
Non pago delle polemiche, il comico ha declinato la sua riflessione, lasciando trasparire un misto di rassegnazione e superiorità morale: “A 61 anni, dopo aver superato anche vicissitudini fisiche, non vedo perché dovrei entrare in una lotta intellettualmente impari che non fa per me.” Eh già, perché dibattere con chi lo critica significherebbe perdersi in una contesa che lo supera, lui che porta “sorrisi” e “leggerezza.”
Ha poi ringraziato con la grazia di un santo imbronciato, Carlo Conti, Rai e tutti quelli che avevano creduto in questa bislacca occasione, che avrebbe segnato una “meravigliosa celebrazione” della sua carriera. E con stile degno di una lezione di storia riscritta, ha aggiunto:
“Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe più esistere. Esistono solo l’uomo di destra e quello di sinistra che pensano in modo differente ma si confrontano in un ordinamento democratico. Omofobia e razzismo indicano odio, e io non ho mai odiato nessuno.”
Peccato che proprio questa affermazione, così equilibrata e politicamente corretta, sia stata la miccia che ha infiammato ulteriormente gli animi. Insomma, il comico si proclama innocente, portatore di sorrisi e mai nemico di nessuno, ma intanto si ritira dall’arena isterica di Sanremo, quella che dovrebbe essere il palco più inclusivo e accogliente del Paese.
Le critiche che non mancano mai
Non è certo un mistero che la presenza di Andrea Pucci a Sanremo fosse già un boccone indigesto per molti. Le sue battute, spesso al vetriolo e sostanzialmente politicamente scorrette, non sono mai state apprezzate da una larga fetta di pubblico e di associazioni, che gli hanno attribuito insulti a sfondo razzista, omofobo e volgare. C’è da dire che, in un Paese sempre pronto a indignarsi a comando, scegliere un comico così spigoloso per quel palcoscenico immensamente rappresentativo è stata una mossa tutt’altro che previdente.
Invece di calmarsi, la polemica è andata alle stelle fino a raggiungere livelli da linciaggio pubblico — ma senza forca, per ora. La domanda più ovvia rimane: è davvero necessario portare sul palco di un festival nazionale personaggi così divisivi? O forse la vera tragedia è sperare che Sanremo riesca a sfuggire all’imbecillità correttiva che Ormai impera ovunque?
Intanto Andrea Pucci preferisce tornare alle sue trincee teatrali, promettendo ai suoi spettatori altra leggerezza, quella che per qualche motivo sui social non gli è stata concessa. In bocca al lupo, caro comico. Il palco di Sanremo ti ha appena detto che essere “controverso” nel 2024 è un lusso che non si può più permettere.



