Indian Wells, Sinner elimina Fonseca e si siede ai quarti come se fosse la cosa più scontata del mondo

Indian Wells, Sinner elimina Fonseca e si siede ai quarti come se fosse la cosa più scontata del mondo

Il quattro volte campione del Grande Slam Jannik Sinner ha trionfato contro la giovane promessa brasiliana Joao Fonseca con un doppio tie-break: 7-6 (8/6), 7-6 (7/4). Un match che doveva essere emozionante ed interessante, e in effetti lo è stato, soprattutto per chi ama vedere i rischi corsi da un ventunenne che si lascia sfuggire occasioni d’oro come fossero caramelle. Il nostro eroe italiano, numero due del mondo, ha ora il privilegio di sfidare un altro giovane fenomeno, l’americano ventenne Learner Tien, per guadagnarsi un posto alle semifinali di Indian Wells. Un torneo, si sa, fatto per mettere a dura prova nervi e polso… o almeno tentarci.

Il primo set è stato una brillante lezione di tensione. Fonseca, quel genio brasiliano di appena diciannove anni, ha avuto la sua unica palla break ma non ha saputo approfittarne – una grande sorpresa, vero? Nel frattempo, Sinner ne ha sprecate ben due, perché cosa sarebbe un match senza qualche errore di troppo, specie quando si è sotto gli occhi di una folla brasiliana che applaude con entusiasmo più o meno sincero. Quando tutto sembrava andare per il peggio, l’italiano ha rispolverato il suo miglior ace proprio al momento giusto, negando un set point a Fonseca e trasformando la rimonta in una splendida cinquina di punti consecutivi per chiudere il set. Classico esempio di “sono la star, ma anche io faccio i miei strani numeri”.

Nel secondo set Sinner sembrava diretto verso una comoda vittoria, con un rassicurante 4-2. Ma non dimentichiamo che stiamo parlando di sport, dove la parola d’ordine è “mai abbassare la guardia”. Fonseca ha deciso quindi di regalare uno spettacolo spettatoriale, strappando il servizio a Sinner nel nono gioco e agguantando il 5-5. Il momento clou è arrivato nel secondo tie-break: un ace che porta Fonseca in vantaggio per 4-3, un momento di suspence. Ma, come una soap opera ben scritta, Sinner ha ribattuto con quattro punti consecutivi e ha chiuso il match con un dritto da maestro degno di un campione che, comunque, continua a perdere qualche colpo per strada.

Jannik Sinner ha commentato con la solita modestia competitiva:

«Ho pensato che la chiave fosse cercare di essere il più aggressivo possibile. Joao ha un talento incredibile, è molto potente su entrambi i fronti. Serviva molto bene. Forse ha mollato un po’ alla fine del secondo set, ma sono molto contento di essere passato».

Immancabile il siparietto con il pubblico che ha arricchito la serata: Sinner, evidentemente in vena di educare, si è avvicinato alla prima fila per rimproverare chi chiacchierava durante il suo servizio. Ovviamente, il giudice di sedia ha colto l’occasione per ribadire l’importanza del silenzio, scatenando una standing ovation… di fischi. Perché si sa, in posti sacri come una partita di tennis, il vero protagonista è il silenzio – a meno che, ovviamente, non vogliamo applaudire l’irritazione degli spettatori.

La delusione di Jasmine Paolini

Se Sinner si gode vittorie e tensioni da campione, l’azzurra Jasmine Paolini si è dovuta accontentare di un’altra delusione a Indian Wells. La toscana, che puntava a entrare nella storia conquistando il suo primo quarto di finale in questo torneo, è stata abbattuta dalla qualificata australiana Talia Gibson, numero 112 nel ranking WTA – un nome che forse non significa molto a chi fa del tennis una passione da bar, ma che è sufficiente per fermare una carriera in crescita. Il punteggio? 7-5, 2-6, 6-1: una partita di sofferenza e speranze infrante in tre atti.

Con questo risultato, Paolini centra il suo terzo ottavo di finale consecutivo a Indian Wells e, per la terza volta, si vede stoppata proprio lì, dove la gloria sembra dietro l’angolo ma forse è solo un miraggio bene celato. Un po’ come il famigerato “passaggio al livello successivo” in cui ogni promessa tennistica sembra incagliarsi prima o poi, senza spiegazioni convincenti se non la cruda realtà dei campi da gioco.

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