Domenica 15 marzo, l’India si è svegliata in pieno delirio di massa: residenti più arrabbiati di un gatto bagnato e partiti politici regionali in modalità “abbiamo capito tutto noi” hanno organizzato proteste rumorose e blocchi stradali sparsi qua e là. Il colpevole? Una penuria di gas da cucina che sembra un regalo anticipato del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Nessuno meglio di loro poteva rendere la scena più drammatica, proprio nel momento in cui l’India sta affrontando quella che viene definita, con dovuto understatement, “la peggiore crisi energetica degli ultimi decenni”. Come soluzione brillante, il governo ha deciso di tagliare le forniture all’industria, quasi a dire: “Lasciamo che le famiglie si cucinino le pietanze al buio, ma senza gas proprio no, potremmo pagare un prezzo politico!”
Dall’epico e ovvio 28 febbraio – quando Stati Uniti e Israele hanno scatenato la campagna di bombardamenti sull’Iran – le cose sono precipitate: Teheran, nel suo stile “prendiamo tutti in ostaggio”, ha bloccato quasi completamente il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Per chi non lo ricordasse, da questo stretto naturale passa circa il 20% del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto trasportato via mare. Una piccola fetta, davvero irrilevante, praticamente un picnic energetico senza conseguenze.
Sabato, un portavoce del Ministero degli Esteri indiano ha fatto sapere con entusiasmo che l’India ha “gentilmente” richiesto un passaggio sicuro per 22 delle sue navi bloccate a ovest dello Stretto. Nel frattempo, trattenete il fiato: l’Iran, in un raro lampo di generosità e buon senso (o forse mosso da tutt’altro), ha concesso a poche imbarcazioni indiane di transitare, spezzando la monotonia del blocco navale che pareva eterno.
Tutto questo mentre, sul terreno, proteste e manifestazioni raccontano la favola di un’intera nazione costretta a far fronte a un’emergenza energetica con soluzioni da manuale dell’autarchia disperata. Per non parlare delle industrie che hanno potuto solo tifare per un miracolo, visto che le forniture tagliate sono diventate la nuova normalità.
Il paradosso della crisi: colpa della geopolitica, rimedi discutibili
È quasi commovente vedere come il teatro geopolitico internazionale faccia da sfondo perfetto a questa tragicommedia energetica. Da un lato, gli interventi dei Stati Uniti e dell’alleato Israeliano che, con bombardamenti e sanzioni, restituiscono all’Iran un “caloroso” abbraccio navale bloccandogli una via cruciale. Dall’altro, l’India, che tenta di ridimensionare la crisi con tagli drastici e richieste diplomatiche da commedia, mentre le sue famiglie si chiedono quanto tempo resteranno senza gas per cucinare il semplice curry di tutti i giorni.
Il vero mistero rimane come un gigante energetico come l’India sia riuscito a trovarsi così disarmato di fronte a una crisi annunciata. Forse le riunioni del governo erano impegnate a discutere altro? O forse, semplicemente, preferiscono vivere di drammi e proteste piuttosto che trovare soluzioni concrete e lungimiranti?
In tutto questo, mentre le navi restano incatenate e il gas scarseggia, non sorprende affatto vedere masse di cittadini trasformarsi in improvvisati attivisti, perché diciamocelo, chi non si prenderebbe la scena in un momento tanto “epocale”?



