Chiunque abbia assistito alla scena dell’incidente ricorda benissimo quel minuscolo stivaletto da motociclista abbandonato tra le corsie, come un dettaglio insignificante eppure eternamente impresso nella memoria. Persino chi, vestito da agente, oramai rassegnato a gestire tragedie su strada, fatica a scrollarselo di dosso mentre compie ciò che deve: raccogliere prove, interrogare testimoni, stabilire colpe. Proprio così è morto il piccolo Ismael, otto anni, in una serata di Pasqua che doveva essere di festa e invece si è trasformata in un incubo su quell’autostrada A21, a due passi dallo svincolo Asti Est, direzione Torino.
Il bambino viaggiava abbracciato al papà Marco sulla sella posteriore di una scintillante moto Ktm bianca e arancione, mentre la mamma li seguiva a distanza in auto, forse per scambiare sguardi complici di una giornata all’apparenza serena, trascorsa con parenti. Ed è proprio durante quel tragitto di ritorno verso Torino che la fatalità ha deciso di intervenire con crudele precisione.
Secondo i primi rilievi degli impassibili agenti della Polstrada di Alessandria, la moto stava viaggiando sulla corsia di sorpasso quando una rossa Alfa Romeo l’ha urtata. Per chiunque osserverebbe la carrozzeria sbeccata e penserebbe: “Un graffietto, poca roba”. E invece, signori miei, è bastato quel colpo apparentemente innocuo a far perdere l’equilibrio alla moto, scaraventandola contro il guardrail con tutta la forza di un disastro annunciato.
Il piccolo Ismael è stato lanciato in aria come una piuma priva di peso e protezione, malgrado casco e abbigliamento da vero centauro. I soccorsi lo hanno trovato a una distanza ridicola per chiunque immagini la gravità di un volo: circa un centinaio di metri dal punto dell’incidente, vicino alla barriera, dove la vita del piccolo è purtroppo finita sul serio, nonostante l’intervento disperato di ambulanze, vigili del fuoco ed elicotteri del 118. Nulla da fare.
Il papà, lievemente contuso, ha avuto il privilegio di finire in ospedale ad Asti per diverse ore di osservazione, poi liberato assolutamente scioccato e in balia del dolore più assoluto. Il guidatore dell’Alfa, anch’egli sconvolto, si è fermato come da copione sulla corsia d’emergenza a osservare il disastro, con mani tremanti e sguardo sbigottito.
L’uomo ha ammesso con una sincerità che definire pietosa è poco:
“Non riesco davvero a capire cosa sia successo.”
Il punto d’urto fu al paraurti anteriore sinistro della Alfa, nel tentativo, si pensa, di spostarsi sulla corsia di destra per sorpassare una vettura. Evidentemente, la moto da dietro è stata una leggibilità meno probabile dell’invisibile. Davvero incredibile, no?
Ovviamente, la procura di Asti, sotto l’occhio vigile del procuratore capo Biagio Mazzeo, ha aperto l’immancabile inchiesta di rito, ordinando l’autopsia per provare a fare chiarezza su questo schianto così drammaticamente senza senso.
Ieri pomeriggio, perché la tragedia non bastasse, una donna col suo bambino si è recata davanti alla camera mortuaria del cimitero di Asti per rendere omaggio al piccolo Ismael. Alla sua richiesta di avvicinarsi, le è stato risposto freddamente che la faccenda è ancora sotto indagine, e quindi meglio trattenersi.
Poi, in un gesto che più teatrale non si può, ha fatto il segno della croce e se n’è andata, vestendo quel momento di un’ipocrisia religiosa che vale più del silenzio.



