Impresa, trasparenza e autorità per la parità: donne e direttive europee. Dal forum nazionale promosso da Aigi e Aitra in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia e con il patrocinio di Unindustria e Nedcommunity

Impresa, trasparenza e autorità per la parità: donne e direttive europee. Dal forum nazionale promosso da Aigi e Aitra in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia e con il patrocinio di Unindustria e Nedcommunity

Non c’è niente di più entusiasmante di una direttiva europea che promette di rivoluzionare il mondo delle imprese, vero? Il 25 marzo scorso, a Roma, presso l’Experience David Sassoli (un nome che, evidentemente, fa subito pensare alla trasparenza e alla giustizia sociale), si è tenuto il Forum “Impresa, Trasparenza e Autorità per la Parità: Women e Direttive Europee”. L’evento, sponsorizzato da una serie di associazioni e con il beneplacito di Unindustria e Nedcommunity, ha cercato di mettere insieme istituzioni, aziende, associazioni datoriali e accademici in un dibattito su quanto siano complicati i regolamenti europei.

In pratica, si discuteva di come la nuova Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, che entrerà in vigore il 7 giugno 2026, cambierà il modo di fare impresa nella penisola. La normativa, per chi se lo fosse perso, stabilisce che le aziende dovranno raccontare per filo e per segno quanto pagano i propri dipendenti, con tanto di strumenti di monitoraggio e un’Autorità per la parità con poteri più ampi. Una vera rivoluzione, insomma. O meglio, il solito balletto burocratico che cerca di trasformare la tanto sbandierata uguaglianza di genere in qualcosa di più di un semplice slogan sul sito aziendale.

Non si tratta, ovviamente, solo di mettere in fila numeri e dati: è pure un “cambiamento culturale”, parola di marketing delle risorse umane. Governance, funzioni legali, risorse umane e tutta la struttura organizzativa delle aziende dovranno rimettersi al tavolo per dimostrare che la parità non è un optional, ma una pratica concreta. D’altra parte, che bello pensare che l’Europa ci salverà dalla disparità salariale con qualche carta bollata in più!

Accanto alla trasparenza sui salari, qualcuno ha anche tirato fuori la Direttiva “Women on Boards”, perché cosa sarebbe un raduno di esperti senza un altro argomento da discutere? Questa direttiva stimola “una riflessione matura” sulla leadership femminile e sulla composizione degli organi societari, quindi preparatevi a sentir parlare di quote rosa e meritocrazia come se fossero oro colato.

Unindustria, che ha naturalmente firmato il patrocinio dell’evento, ha sottolineato che tutto questo processo verso la parità passa per “momenti di condivisione e approfondimento” – o in parole povere, conferenze dove si parla tanto e si fa poco – e tramite “la capacità di confronto sulle norme” per trasformare questi obblighi in leve di valore per le aziende e la società. Una missione degna di un film di fantascienza dal titolo “Come fare a far credere che i problemi della disparità siano stati risolti”.

È già stata annunciata la disponibilità dell’Associazione a supportare le aziende associate nel difficile cammino interpretativo e applicativo di queste direttive, perché non vorremmo mica lasciare sole le imprese davanti a montagne di carte e moduli da compilare. Il risultato? L’uguaglianza di genere diventerà finalmente un concetto tangibile, quasi come la fattura elettronica o il GDPR: una pratica amministrativa da rispettare per legge, più che un vero cambiamento sociale.

Durante il primo panel del forum, intitolato “Gender gap: Riflessioni sul recepimento Direttiva Trasparenza Retributiva e Direttiva Istituzione dell’Autorità indipendente per la Parità”, è intervenuto Massimo Salza, Direttore Area Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Unindustria. Probabilmente ha alleviato i presenti con qualche parola rassicurante sul fatto che tutto questo casino servirà a qualcosa. O almeno lo speriamo.

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