Scopriamo con un certo stupore che Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi-Sinistra, è stata invitata a tenere un incontro sulla remigrazione a Cinisello Balsamo, organizzato dal circolo locale del suo partito. Perché, ovviamente, il semplice fatto di presentare l’argomento della remigrazione in una città dove l’immigrazione è un tema sentito è diventato un problema scottante.
Il sindaco di Cinisello, Giacomo Ghilardi della Lega, non ha potuto fare a meno di salire sul suo pulpito social per bocciare il tutto, con un messaggio perfetto per accendere la miccia del dibattito pubblico, puntando il dito, naturalmente, contro la malefica presenza di Salis.
Il sindaco ha scritto: “Ilaria Salis a Cinisello Balsamo? No, grazie”. Seguito da un bel colpo da maestro: “Fanno una petizione per impedirmi di partecipare a un evento sulla remigrazione e poi invitano qui chi giustifica illegalità e occupazioni. Questa è la contraddizione della sinistra.”
Peccato che la contraddizione più grande sembri essere proprio da parte di chi si scandalizza, invitando il lettore a una riflessione quasi filosofica sulla coerenza politica.
La petizione che non avresti voluto leggere
Ma non è finita qui: qualche giorno prima, il circolo di Alleanza Verdi-Sinistra a Cinisello ha diffuso una petizione – perché oggi senza petizione non siamo nessuno – con l’obiettivo di convincere il sindaco a tirarsi indietro dall’evento dei Patrioti Europei, sempre dedicato alla remigrazione, previsto a Milano in piazza Duomo il 18 aprile.
«Se il sindaco di Cinisello vuole partecipare a un evento del genere, probabilmente non ha capito qual è la città che sta governando», ha dichiarato con la saggezza di un oracolo il portavoce locale, ricordando che la città è una sorta di melting pot umano fin dagli anni ‘60, quando italiani dal Sud e dal Veneto iniziavano a popolare le fabbriche dell’area milanese.
Per chi vivesse su Marte senza saperlo, Cinisello Balsamo è uno dei classici esempi di città dove la storia dell’immigrazione è parte del proprio DNA: si passa dalle fabbriche come la Falck, la Breda o la Kodak alla realtà attuale, in cui il 22,5% della popolazione è di origine straniera. Ma chi vuole difendere a spada tratta un certo modello di legalità pare volerlo dimenticare molto in fretta.
Il sindaco e la sua splendida visione della legalità
Come se non bastasse la doppia morale, il sindaco Ghilardi ha riportato la sua visione dell’immigrazione, sintetizzandola in un binomio perfetto: “Ingressi regolari, integrazione vera e rimpatrio per chi delinque o non ha titolo”. Chi potrebbe obiettare?
Il sindaco ha proseguito, con la delicatezza di un elefante in cristalleria: “Si vuole impedire a un sindaco di partecipare a una manifestazione pubblica organizzata dal mio partito su un tema che tocca la quotidianità di tutti”. Nel frattempo, però, a Cinisello è bene invitare chi sostiene il contrario, l’accoglienza senza limiti, perché ovviamente ha senso fare l’esatto opposto di quello che si predica.
E conclude trionfante, quasi a chiudere il sipario: “Ognuno scelga da che parte stare. Noi stiamo dalla parte della legalità, della sicurezza e del rispetto delle regole.”
Quindi, ricapitolando: il sindaco non vuole che si parli di remigrazione in certe sedi, se non quelle da lui approvate, invitando chi le idee contrarie le difende con altrettanta passione. E il tutto in una città che ha fatto dell’immigrazione una sua peculiarità storica, con un dibattito che somiglia più a uno sport nazionale di accuse e fuochi d’artificio accesi volutamente per distrarre.
Ah, la politica italiana, sorprendentemente coerente come un puzzle con tutti i pezzi rotti.



