Che gioia incredibile al Grande Torino, stadio che ormai sembra attrarre meno tifosi di una sfilata di moda estiva in Siberia. Solo 7.000 anime, rinforzate da mille ragazzini delle scuole calcio, si sono degnate di salutare la vittoria del Torino contro il Verona. E come ciliegina sulla torta, l’assenza inaspettata del patron Cairo, che forse aveva altro da fare. Ma niente paura: la squadra di D’Aversa non si è fatta mancare niente e, dopo il trionfo a Pisa, incassa la seconda vittoria di fila, conquistando quella tanto agognata salvezza – come se non fosse già ampiamente in tasca da settimane.
Questa vittoria casalinga numero tre consecutiva è un evento che mancava da quando Juric tormentava la panchina. Perché, si sa, il Torino fa le cose in grande, sparisce dai radar e torna solo per spezzare le speranze di una squadra alle prese con la paura della retrocessione.
Il Verona di Sammarco, d’altronde, doveva vincere per cercare di aggrapparsi a un barlume di speranza salvezza. Spoiler: non è successo. Per loro, la sola legge aritmetica tiene ancora aperta una porta che tutti sperano venga sbattuta in faccia presto.
Bastano solo sei minuti perché il Torino metta in discesa la partita con un gol che rischia di passare alla storia come il più veloce della stagione… anche se non è la prima volta che il match inizia così per i granata. A segno va nientemeno che il “tuttologo” delle ex squadre, Simeone, aka “Il Cholito”: il suo destro velenoso fulmina Montipò dopo aver controllato un assist di testa che dire imperfetto è dire poco. Ma si sa, quando si tratta di far soffrire le vecchie fiamme, il Cholito non delude mai.
Con questo gol, Simeone raggiunge quota nove reti in campionato, mancando per un soffio la doppia cifra che sembra il suo scherzo ricorrente in ogni squadra – tranne che al Napoli, dove sembrava un ospite fantasma sul campo. Ma tutto questo splendore avrebbe dovuto dare una spinta al Torino, che al 15’ sfiora il raddoppio grazie ad Adams, sempre troppo educato per cercare la porta.
Invece, come era prevedibile, i granata decidono di mollare e lasciare il minimo margine al Verona, che si ritrova con una chance d’oro per riaprire i conti. Una traversa di Gagliardini su errore clamoroso di Paleari è un campanello d’allarme che il Torino sceglie di ignorare con grande maestria.
Al 38’, invece di essere un semplice brutto sogno, l’1-1 diventa realtà. Un lancio millimetrico di Montipò mette in ginocchio la difesa granata, con Bowie che braccia senza problemi su Ismajli ma l’arbitro e il Var decidono che tutto va bene così. L’attaccante scozzese, completamente solo davanti a Paleari, non fallisce e regala al Verona la prima rete dopo un mese di digiuno.
Al rientro, D’Aversa fa resettare tutto e, finalmente, la partita sembra giocarsi su un solo fronte: quello granata. Al 3’ è ancora Simeone a prendersi la scena con un tiro pericoloso che però si perde nella brace del nulla.
Due minuti dopo, però, arriva la magia di Casadei, che da due passi corregge in porta un cross miseramente sbagliato da Obrador: gol numero cinque in campionato per il giovane classe 2003, che probabilmente non vedeva l’ora di tornare titolare dopo due mesi di purgatorio.
All’11’, Adams si prende la briga di chiudere la pratica con un colpo di testa vincente, ma – sorpresa! – l’arbitro, con l’occhio lungo del Var, annulla tutto per un fuorigioco che sembrava più un’invenzione da calendario dell’avvento.
Il Torino, però, non ne vuole proprio sapere di chiudere senza concedere nulla. Come un disco rotto, perde forza e lascia spazio al Verona, che prova a rimontare. Fortunatamente per i granata, l’attacco veneto sembra più timido di un gattino spaventato, e le parate di Paleari, tra cui una miracolosamente complicata su Bradaric, impediscono altre figuracce.
Il mister D’Aversa, disperato, prova a mettere pezze qua e là: dentro Marianucci per un vago Coco, poi Kulenovic e Prati per rinvigorire il centrocampo, e persino il ritorno dell’odiato Biraghi, fischiato come se fosse il peggior nemico della storia granata. Ma niente, il risultato non cambia e l’assalto finale del Verona si scontra contro un muro granata comunque poco convinto.



