Il Toro affonda a Genova e già trema pensando al futuro Baroni prepara le valigie?

Il Toro affonda a Genova e già trema pensando al futuro Baroni prepara le valigie?

Continua lo spettacolo tragicomico del Torino, che si fa umiliare anche nello scontro diretto contro un Genoa in versione passeggiata domenicale. Un folle 3-0 a Marassi che fa sì che i grifoni si mettano comodi alla pari coi granata a quota 27 punti. Spoiler: il Genoa non ha certo sfoggiato chissà quale brillantezza, ma almeno ci ha creduto – cosa che il Torino ha dimenticato di fare, preferendo fingersi spettatore passivo di un disastro calcistico. I risultati? Solo 4 miseri punti in 7 partite del girone di ritorno. Baroni, tecnico del Toro, con ogni probabilità è già con un piede fuori dalla porta, abbandonato da una squadra che ha regalato un’altra figuraccia da manuale. Le reti di Norton-Cuffy e Ekuban nel primo tempo hanno steso subito gli ospiti, mentre il doppio danno dell’espulsione sciocca di Ilkhan al 47’ del primo tempo ha costretto i granata a giocare in dieci per tutta la ripresa, trasformando la partita in un allenamento per i padroni di casa. Ovviamente, la ciliegina sulla torta l’ha messa il neoentrato Messias con il tris finale, che ha fatto esplodere la rabbia dei tifosi del Toro in un impietoso coro di fischi e insulti rivolti a Cairo, Baroni stesso e ai giocatori. La parola “retrocessione” ora non è più un tabù, ma un’imminente minaccia.

Le scelte di De Rossi e Baroni, ma senza risultato

Baroni, disperato dopo la batosta contro il Bologna, tenta un colpo di scena schierando dal primo minuto Ebosse in difesa. Il recuperato Obrador si piazza sulla fascia sinistra, mentre a dirigere il gioco c’è Ilkhan. In attacco si opta per il ballottaggio vinto da Kulenovic al fianco di Simeone. Sul fronte opposto, il giovane De Rossi prova qualche movimento azzeccato, con Norton-Cuffy a sinistra e Ellertsson sulla destra, mentre Ekuban viene preferito a Vitinha. Una coppia apparentemente vincente, visto che proprio questi due giocatori regalano al Genoa le reti del match. Ma a cosa servono i nomi quando l’atteggiamento è quello di concedere passivamente ogni spazio?

Un rigore negato? Solo un dettaglio nella farsa

Il Genoa prende in mano il gioco e al 21’ passa in vantaggio grazie a un tiro di Ekuban che il portiere Paleari respinge nello stile “meglio non farlo”, permettendo a Norton-Cuffy di segnare comodamente sotto la Gradinata Nord, quella dei tifosi rossoblù. Il Torino prova un timido risveglio con un tiro di Obrador al 33’, ma nulla di più. Il 2-0 arriva al 40’: Baldanzi fa quello che vuole mettendo in fuga Maripan, e il suo tiro rimpallato da un’uscita disastrosa di Paleari finisce dritto sui piedi di Ekuban, praticamente un regalo.

I granata, disperati, chiedono al 42’ un rigore sacrosanto per un fallo di mano di Ekuban. La Var, quella cara amica che dovrebbe correggere gli errori, decide di far finta di niente, scatenando un coro di proteste degno del miglior stadio di periferia. Ma le sorprese non finiscono: il primo tempo si chiude con Ilkhan che, in preda a chissà quale illuminazione, serve un fallo durissimo a centrocampo su Colombo.

La ripresa: un allenamento per il Genoa, un dramma per il Toro

Con Ilkhan espulso, il Torino si arrangia come può, passando a un 4-3-2 con gli ingressi di Ismajli e Prati. Il Genoa, padrone in campo, gestisce la partita senza sforzo. Come minimo, forse, il Toro prova a scuotersi: Vlasic accende qualche speranza con le sue giocate, innescando al 9’ Gineitis, il cui diagonale sfiora il gol. Peccato che due minuti dopo il suggerimento a Prati si trasformi in una sceneggiata da dilettanti, con un tiro facile facile, sbagliato da manuale.

Il croato lancia al 23’ il neoentrato Zapata, ma il colombiano si divora un’occasione che manco un bambino alle prime armi avrebbe mancato, permettendo al portiere del Genoa di fare lo spettatore interessato. Con una generosità che sfiora il ridicolo, il Genoa continua con due occasioni ravvicinate con Ekhator, ma senza gloria. Poi, finalmente, al 38’ ci pensa Messias, ovviamente su un errore colossale di Pedersen, a chiudere la contesa con un 3-0 che suona più come una sentenza che come un risultato.

Il pubblico granata presente, una sparuta schiera di disperati, esplode in contestazioni che il club e la squadra meriterebbero di ascoltare non solo al fischio finale ma ogni santo giorno. Per Baroni e la sua armata sgangherata, insomma, è forse giunta l’ora di fare le valigie. Ma niente paura: una retrocessione non sarebbe che l’ennesima prova del circo comico che è diventato il Torino.

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