Il ritorno al Centro: la favola che ci raccontano da decenni e ancora non ce la facciamo

Il ritorno al Centro: la favola che ci raccontano da decenni e ancora non ce la facciamo

Novanta secondi: il tempo perfetto per afferrare l’essenziale senza addormentarsi, una sfida degna di uno scalatore senza ossigeno. Troppo breve per annoiarsi, ma abbastanza per dispensare qualche verità scomoda – un vero miracolo nel mondo dove i pensieri si consumano come cibo spazzatura, tra tweet mordi e fuggi o titoli urlati.

In un’epoca in cui l’approfondimento è stato brutalmente soppiantato dalla velocità, ecco spuntare “La politica in 90 secondi”, una rubrica che sceglie coraggiosamente di misurare il dibattito con la saggezza di un pensiero breve ma, miracolosamente, concluso.

Lo spigolo non è roba da salotto: è quella pillola mentale che si scorge tra un viaggio in ascensore e l’ennesima notifica fastidiosa sul telefonino. Ma attenzione, non si lascia dimenticare come un post qualunque nell’oblio digitale, no. Si piglia la briga niente meno che di segnare un solco, un’orma da editoriale, ovvero quel genere di scrittura che la società liquida sembra aver messo in pensione.

Un minuto e mezzo, non un secondo di più. Per separare il rumore assordante dall’analisi vera, per schivare la reazione scontata e imbarazzante. Un esercizio di stile e sostanza che, incredibilmente, osa invitare a riflettere invece di subire.

L’ironia della sorte vuole quindi che, in un mondo dove il pensiero profondo è diventato un lusso raro, un formato così minuscolo riesca a sfornare qualcosa di degno di nota. Forse perché, come si dice, il silenzio a volte è più eloquente dell’urlo; o almeno, la concisione può incastrare meglio l’ipocrisia politica che ci circonda.

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