Non c’è nulla di meglio che una bella crisi internazionale per animare le redazioni e far fuoriuscire tutte le belle contraddizioni della diplomazia globale. Pedro Sánchez, il presidente del governo spagnolo, ha deciso così di prendersi una pausa dal suo solito lavoro da politico per cimentarsi nel ruolo di pacificatore e critico infallibile degli Stati Uniti, seguendo la scia già tracciata da altri leader europei più o meno entusiasti del caos mediorientale.
La strategia americana, che qualcuno potrebbe definire “bombardare l’Iran”, ha ricevuto la benedizione… o meglio, la reprimenda di Sánchez, il quale ha definito il conflitto in Medio Oriente un “disastro”. Un bell’intervento, degno di nota, soprattutto se pensiamo che qualche giorno prima il “caro amico” Donald Trump aveva minacciato di interrompere tutti i rapporti commerciali con la Spagna dopo che il governo iberico, in un atto di sovranità tutta sua, ha impedito l’uso di due basi militari per le operazioni statunitensi. Se non è serietà questa, cos’è?
Lo si è potuto ascoltare durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, dove il presidente americano ha sbottato:
“La Spagna è stata terribile. Taglieremo tutti i commerci con la Spagna. Non vogliamo avere niente a che fare con loro.”
Uno spettacolo degno di un copione hollywoodiano, ma non finisce qui. Sánchez ha prontamente risposto al piccolo ricatto con un intervento televisivo mattutino, imponendo una lezione di storia (mica poco) e di diplomazia 2.0:
“Molto spesso grandi guerre prendono avvio da una catena di eventi che sfuggono di mano a causa di errori di calcolo, guasti tecnici e circostanze impreviste. Dobbiamo imparare dalla storia e non giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.”
Da questo illuminante ragionamento, trionfa il suo “no alla guerra”, una presa di posizione che diventa ormai il mantra dei socialisti spagnoli, diventati nel frattempo i leader europei dell’opposizione agli interventi statunitensi e israeliani contro Teheran. Che originalità.
Le stoccate del presidente americano, oltretutto, si aggiungono alla sua estrema delusione nei confronti della Spagna che – sorpresa, sorpresa! – non rispetta l’obiettivo NATO di dedicare il 5% del PIL alla difesa. Chi l’avrebbe mai detto che i bilanci spagnoli fossero così “rilassati” sulle spese militari? Peccato però che l’indice Ibex 35 della Borsa spagnola sia riuscito a risollevarsi proprio mentre l’eurozona vacillava, come a dire: la borsa non si fa intimidire dal teatrino politico.
Aggiungiamo che la minaccia di Trump a punire Madrid sul fronte commerciale si scontra con il piccolo dettaglio diplomatico che i 27 Stati membri dell’UE negoziano insieme gli accordi di scambio. Mossa azzardata, insomma, ma perché preoccuparsi di questi tecnicismi quando si può far clamore?
Il premier spagnolo non è certo uno da tirarsi indietro e con perfetto senso di sfida usa parole da manuale del ribelle diplomatico:
“È ingenuo pensare che la democrazia o il rispetto tra nazioni possano nascere dalle macerie, o credere che l’ubbidienza cieca e servile sia leadership. Al contrario, credo che questa posizione sia leadership.”
E non basta: “Non ci faremo complici di qualcosa che fa male al mondo e va contro i nostri valori e interessi solo per paura di ritorsioni da qualcuno.” Una frase che evidentemente suona molto meglio pronunciata a livello internazionale che applicata localmente, ma questo è un dettaglio trascurabile, vero?
Il Tesoro Usa accusa la Spagna: “Rischiate vite americane”
Se la polemica sembrava aver toccato il fondo, è arrivato a riemergere con stile il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, che ha deciso di gettare benzina sul fuoco accusando direttamente la Spagna di mettere a repentaglio le vite americane per non aver collaborato adeguatamente nella gestione delle basi aeree destinate all’operazione militare, battezzata non a caso “Epic Fury” (N.d.R. Un nome che già ispira sicurezza e pacatezza).
Secondo Bessent, l’incapacità spagnola di mettersi in riga ha lasciato sorpresi anche gli altri membri della NATO, con Madrid che si confermerebbe – col sorriso sulle labbra – l’eterno “free rider” del blocco atlantico. Una definizione affettuosa che fa sembrare il dilemma spagnolo come il nuovo male assoluto che rischia di far crollare l’alleanza transatlantica. O quasi.
Ecco la perla clou del suo intervento:
“Ogni ostacolo che rallenta la nostra capacità di combattere questa guerra in modo rapido ed efficace mette a rischio vite americane. La Spagna ha messo a rischio vite americane.”
Facendo un passo indietro, a Bruxelles non sono certo rimasti in silenzio. Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha fatto sentire la sua voce via social, rassicurando che l’UE, come sempre, sarà a completa difesa degli interessi dei suoi stati membri, incluso quel piccolo dettaglio chiamato “rispetto del diritto internazionale e ordine basato su regole”. Concetti famosi ma così difficili da mettere in pratica in tempi di crisi.



