Il Parlamento si indigna per la solita repressione sanguinosa in Iran e noi a far finta di niente

Il Parlamento si indigna per la solita repressione sanguinosa in Iran e noi a far finta di niente

Il Parlamento Europeo, in una memorabile prestazione di buoni sentimenti desiderosi di cambiare il mondo senza sporcarsi le mani, ha adottato una risoluzione non vincolante con ben 562 voti a favore, 9 contrari e 57 astensioni. Che significa? Beh, chiede alle autorità iraniane sotto la sapiente guida di Ali Khamenei di smettere immediatamente di fare quello che probabilmente trovano parecchio divertente: massacrare i manifestanti pacifici, fermare tutte le esecuzioni in stile “taglia e cuci”, e soprattutto, cessare di dare la caccia e reprimere i civili come fossero qualche specie rara di Pokémon indesiderati.

Ovviamente, il Parlamento non si limita a qualche gentile richiesta: esprime piena solidarietà al coraggioso popolo iraniano, il cui movimento di protesta legittimo è evidentemente così fastidioso da meritare una condanna più che ferma — quasi un vaffanculo diplomatico — a quell’implacabile sforzo delle forze di sicurezza di spargere violenza a destra e a manca.

Un balzo dalla deterrenza all’assassinio calibrato

I nostri deputati europei non riescono a trattenere la loro preoccupazione di fronte alla morte di migliaia di manifestanti. Questa carneficina, che sorprendentemente qualcuno definisce “repressione”, non è altro che una curiosa evoluzione del regime iraniano: si passa dal semplice avvertimento intimidatorio all’eliminazione strategica con precisione svizzera (che ironia, considerando il luogo di nascita della democrazia moderna!).

Così, la richiesta è semplice da intendere: vogliono il rilascio immediato e senza condizioni di tutti quei manifestanti, difensori dei diritti umani e giornalisti che al momento fanno un soggiorno forzato nelle prigioni iraniane, ovviamente senza minipiscina né spa.

Non manca il tocco da blockbuster internazionale: il Parlamento invita il Consiglio (quel buffetto di burocrati dalle mille sigle) a dichiarare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, compresi i loro amati Basij e la temutissima Forza Quds, semplicemente come organizzazioni terroristiche. Come se non fosse già abbastanza chiaro.

In più, si spronano le autorità europee ad ampliare le sanzioni – vector di moda europea – congelando beni e vietando visti, mentre applaudono con calore le sanzioni statunitensi, così vigilanti nei confronti dei diritti umani quando fa comodo. Naturalmente, la richiesta è per un’azione lampo contro qualsiasi funzionario o ente responsabile dei massacri, come se questo risolvesse il problema alla radice.

Nella stessa risoluzione, si condanna pure (udite, udite) il tentativo del regime di censurare le proteste oscurando internet. Quindi, è tutto un invito rivolto all’UE e agli Stati membri a stanziare fondi e tecnologia per aggirare tale censura — perché niente dice “libertà” come una connessione VPN gratuita.

L’accesso “senza ostacoli” della missione Onu: un sogno zuccherato

Il Parlamento sottolinea un modello “decennale” di repressione sistematica da parte del regime iraniano, che prende di mira specialmente donne, attivisti per i diritti umani e dissidenti politici. Pare vogliano recitare la parte del cattivo in uno scenario preconfezionato.

Ribadiscono con tono da maestrini che il regime deve concedere un accesso immediato e facilissimo alla missione d’inchiesta voluta dalle Nazioni Unite, incaricata di indagare su crimini atroci sotto il diritto internazionale, dalla tortura allo stupro, dall’omicidio alle sparizioni forzate — tecniche standard di controllo del dissenso, sembra.

I nostri sudditi di Bruxelles chiedono anche più impegno diplomatico, con una presenza dell’Unione Europea rafforzata giusto per dimostrare che ci sono, dando protezioni, assistenza umanitaria e sostegno a chi sta attaccando i propri stessi concittadini. Una vera commedia di ipocrisia in salsa burocratica.

Per non farsi mancare proprio nulla, condannano l’“ostinata” attività destabilizzante e le intere operazioni di ingerenza iraniane nella regione mediorientale. Ricordano che Teheran è la minaccia più grande e concreta alla pace e alla stabilità regionali, ponendo se stessa come ossessione e capro espiatorio mai stanco.

Infine, il Parlamento europeo si mostra saggio quanto basta per decidere che qualsiasi idea di normalizzazione con l’Iran sia subordinata non solo al rilascio incondizionato dei prigionieri politici – come se fosse una novità per questo governo brutalmente ingenuo –, ma anche a progressi tangibili verso democrazia e Stato di diritto. Il tutto, come per magia, dovrebbe succedere prima di stringere una mano a Teheran.

In un gesto di eroico isolamento diplomatico, la presidente Roberta Metsola ha messo al bando l’accesso ai locali del Parlamento europeo ai rappresentanti del regime iraniano, invitando gli Stati membri a fare lo stesso. Una decisione che suona come un dito medio diplomatico ma, ahimè, di effetto più simbolico che pratico.

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