Il Parlamento sforna il suo Schengen militare: perché un confine invisibile non bastava contro la Russia

Il Parlamento sforna il suo Schengen militare: perché un confine invisibile non bastava contro la Russia

Che sorpresa, la guerra della Russia contro l’Ucraina ha fatto riscoprire a tutti come la mobilità militare sia diventata la nuova “moda” del momento in Europa. Un tema che prima sembrava quasi un fastidioso dettaglio, ora è trasformato nel “salvavita” per il continente. Insomma, spostarsi rapidamente con truppe, armamenti e chi più ne ha più ne metta è diventato l’argomento del giorno, soprattutto per i paesi del fianco orientale dell’UE come i paesi baltici e la Polonia. Una rivelazione da premio Nobel, non c’è che dire.

Il Parlamento, con la sua solita grazia e abilità, ha appena approvato una risoluzione che, con 493 voti favorevoli (e qualche coraggioso contrario), dichiara l’ovvio: senza una mobilità militare decente, la difesa europea resta un castello di carte. Nel frattempo, il bilancio (per fortuna!) aumenta a più di 17 miliardi di euro, perché evidentemente non bastava lo (scorretto) precedente taglio del 75% sul periodo 2021-2027. Eh già, chi ha bisogno di ponti e gallerie adeguati in tempi di pace, no?

Sì, perché ci sono ben 500 “punti critici” infrastrutturali da aggiornare (ponti, gallerie, robe di questo tipo), ma occhio: servirebbero almeno 100 miliardi di euro. Un dettaglio, no? Nel frattempo, si invita la Commissione a “semplificare” la burocrazia per finanziare questi progetti, perché sappiamo tutti quanto sia facile muoversi in un labirinto europeo di regole, doppie autorizzazioni e permessi infiniti.

La favola dello “Spazio Schengen militare”

Parliamoci chiaro: nonostante i progressi “mirabolanti”, i problemi da superare sono ancora così tanti e complessi che spostare equipaggiamento militare in Europa può durare oltre un mese. Nientemeno!

La soluzione? Un famoso “spazio Schengen militare”, che suona come il sogno proibito di chi ama la burocrazia ma vorrebbe far finta di eliminarla. Naturalmente, con tanto di task force dedicata e un “coordinatore europeo” che dovrà farsi carico della titanica impresa di semplificare tutto. Perché si sa, cosa c’è di meglio di un’altra carica europea e una tabella di marcia per risolvere problemi che dovrebbero essere risolti da tempo?

Non manca nemmeno la richiesta di investire pesantemente nelle infrastrutture di trasporto, specialmente lungo quattro corridoi scelti con la cerbottana. Inoltre, la tecnologia digitale dovrebbe venire in soccorso, accelerando le autorizzazioni tramite uno sportello unico. Se pensavate che la tecnologia avrebbe già risolto tutto, siete troppo ottimisti o, semplicemente, non conoscete la realtà europea.

La coesistenza paradisiaca con la NATO

Ovviamente, ogni discorso serio sulla mobilità militare non può non citare il solito mantra della cooperazione fra UE e NATO. La mobilità militare è “prioritaria” e indispensabile per fare viaggiare le forze alleate in tempi di pace, crisi o guerra. Perché ovviamente, una passeggiata di piacere fra frontiere europee deve essere pianificata nei dettagli almeno come una missione militare.

Per aggiungere un pizzico di tensione alla diplomazia, si chiede pure l’organizzazione regolare di esercitazioni congiunte e “stress test” per scovare e rimuovere ostacoli: esattamente come se gli ostacoli non fossero gli stessi che bloccano da decenni il traffico europeo. Così, per non farsi mancare nulla, il Parlamento sogna che le truppe di reazione rapida possano attraversare le frontiere interne dell’UE entro tre giorni in tempo di pace e nel giro di 24 ore in caso di crisi. Tempo di reazione da record olimpionico, insomma, che farà impallidire persino gli organizzatori del Tour de France.

Petras Auštrevičius, il coraggioso correlatore per la sicurezza e difesa, ha sentenziato:

“Per mantenere l’Europa forte e deterrente contro gli aggressori, dobbiamo dimostrare prontezza d’azione. Ciò richiede dispiegamenti rapidi e superamento degli ostacoli amministrativi. La creazione di un vero ‘Schengen militare’ non è un lusso ma una necessità, e deve avvenire al più presto.”

Roberts Zīle, l’altro genio della commissione trasporti, ha aggiunto qualcosa che sembrava ovvio a tutti:

“Troppi ostacoli inutili riducono la mobilità militare. L’aggressione della Russia rende tutto più urgente. Non c’è tempo da perdere, dobbiamo approfittare delle opportunità immediate.”

E adesso?

E mentre il Parlamento si diletta nei suoi riti democratici, le commissioni competenti si preparano a dare il via ai lavori legislativi sul pacchetto europeo per la mobilità militare, presentato ormai l’anno scorso a novembre. L’ennesima maratona burocratica per mettere un po’ d’ordine a un sistema che, al momento, sembra un enorme ingorgo autostradale senza vie di fuga.