Come ogni favola moderna che si rispetti, l’Unione Europea coprirà il 60% dei costi stimati, pari a 8,5 milioni di euro, mentre la svizzera burocrazia svedese (leggasi: autorità) si farà carico dei restanti 5,7 milioni. Questo generoso contributo aiuterà, quasi fosse una magia, circa 5.800 disgraziati a ritrovare un impiego tramite servizi super personalizzati: orientamento professionale, coaching motivazionale, sussidi vari, corsi di formazione e persino assistenza per creare una nuova impresa. Insomma, una vera manna dal cielo per rimettersi in piedi da questa sciagura capitalistica.
Il contesto del Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione
Il Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione, che suona tanto come un bizzarro esperimento di solidarietà continentale, si premura di sostenere quei lavoratori e autonomi messi alla gogna dal cambiamento improvviso e traumatico delle carte sul tavolo del commercio globale, delle crisi economiche cosmiche e, naturalmente, da quel simpatico processo chiamato globalizzazione. Secondo le regole del fondo 2021-2027, uno Stato membro può bussare alla porta dell’UE solo se almeno 200 lavoratori finiscono in mezzo a una strada entro un tempo prestabilito, una soglia decisamente poco esigente se si pensa ai drammi reali sul campo.
Se la domanda è tempestiva e si incastra con le rigide (e al limite del paradossale) condizioni dell’EGF, la Commissione Europea si diletta a proporre lo sblocco dei fondi, che però non tutela chi attende: deve passare sotto il mozzo e lo sguardo benevolo sia del Parlamento che del Consiglio. L’allegria non finisce qui: dal 2007 a oggi, l’EGF è stato tirato fuori dallo scaffale 185 volte, distribuendo un totale di 719 milioni di euro, con la pretesa di aiutare più di 175.000 persone sparse in 20 Stati membri dell’Unione, quasi fossero pedine di un grande gioco burocratico che si definisce “aiuto”.
Insomma, mentre le industrie cadono come birilli sotto i colpi di una concorrenza asiatica imbattibile e sovvenzionata, il vecchio continente sfodera il mitico Fondo di Adeguamento come un cerotto a un’arteria recisa. E non può che venir voglia di applaudire a questa Odissea dell’assurdo: la solidarietà europea a tempo determinato e con la scadenza in fondo al cartellino.



