In un momento di tensioni geopolitiche al massimo e con l’Europa tutta impegnata a sventolare la bandiera dell’allargamento, aprire un ufficio antenna del Parlamento a Moldova è la mossa da manuale per dare quel segnale politico straordinario che tutti aspettavano. Che tradotto significa “siamo qui, siamo europei e anche noi vogliamo far parte del coro”. Nulla di più concreto, ovviamente. Serve soprattutto a dire “solidarietà, amicizia, partnership” a tutte le autorità, la società civile e ai poveri cittadini del tanto decantato partenariato orientale.
Il tutto rispecchia la smisurata determinazione del Parlamento Europeo a intensificare l’impegno – come se prima ce ne fosse stato così tanto – con questi paesi. Un gesto che mette il cuore (e forse qualche budget) in quel progetto chiamato “vicini che contano” o, più semplicemente, una faccia che conta in ogni angolo dell’Europa ancora tutta da definire.
Roberta Metsola, presidentessa del Parlamento, ha abbandonato ogni prudenza diplomatico-formale per dichiarare con enfasi:
“Il Parlamento Europeo è fermamente al fianco della Moldova e di tutti i nostri amici del Partenariato Orientale. Oggi apriamo questo ufficio a Chișinău come espressione tangibile della nostra fiducia nel futuro di Moldova all’interno della famiglia europea.”
Nella relazione approvata a giugno 2025, gli onorevoli membri del Parlamento si sono accorti – con un colpo di genio – che il rapporto tra UE e Moldova ha finalmente superato la fase “blablabla” per entrare in quella “novità”, ovvero una serie di chiacchiere più fitte fatte di cooperazione migliorata e di sforzi continui da parte del governo (a Chișinău, proprio là dove tutto accade) per allineare la legislazione nazionale con il sacro “acquis” europeo. Ovvero le regole del gioco, quelle scritte da altri e che ti piacciono più o meno.
Un ufficio per dirci quanto ci teniamo: la nuova sede del Parlamento a Chișinău
L’ufficio non è solo un bell’insegna luminosa in città, ma servirà a diffondere le posizioni e le attività del Parlamento Europeo, altro che chiacchiere da bar. Un vero e proprio centro di supporto alla democrazia e alle riforme istituzionali nella regione – quelle che si fanno quando si vuole far finta di cambiare le cose, ma senza troppo sforzo.
In più, sarà la base logistica perfetta per preparare e gestire le visite ufficiali dell’onorevole delegazione europea e non solo, attività di grande impatto politico e fotografico, naturalmente. E non finisce qui: alzerà il livello della cooperazione con altri attori dell’UE, con organizzazioni internazionali e la società civile, insomma un vero hub per costruire legami più stretti e, perché no, contaminare un po’ di più quell’idea di Europa fin qui un po’ troppo elastica e velleitaria.



