Il Parlamento dice no alla sfiducia alla Commissione europea e ci regala l’ennesima pantomima istituzionale

Il Parlamento dice no alla sfiducia alla Commissione europea e ci regala l’ennesima pantomima istituzionale

Ah, la democrazia europea in azione! Il gruppetto di eroi chiamato Patrioti per l’Europa ha pensato bene di scuotere le fondamenta del Parlamento con una mozione di sfiducia contro la Commissione, tutta colpa dell’acquisto appena firmato tra Unione Europea e Mercosur. Ma, come prevedibile, lo spettacolo non ha avuto un lieto fine: 165 voti favorevoli contro una valanga di 390 contrari e 10 anime smarrite che hanno pensato fosse meglio astenersi. Il tutto dopo un faticoso dibattito in plenaria con il serio e imperscrutabile commissario Maroš Šefčovič, svoltosi in un lunedì particolarmente vivace, il 19 gennaio.

Naturalmente, non è che basti la semplice passione e qualche carta — no no — per ribaltare l’intero sistema bisogna seguire le rigide regole del Parlamento: almeno il 10% dei deputati, cifra magica di 72 eroi, deve mollare la prima pietra di questa sfida memorabile contro la Commissione. Ma non è finita qui, perché per vedere la mozione trionfare occorre il favore di ben due terzi dei voti espressi e, ancora più difficile, che questo rappresenti almeno la maggioranza del Parlamento intero. Insomma, una corsa a ostacoli per veri temerari, in cui i Patrioti non sono riusciti nemmeno a scalfire le mura del potere.

Una partita già persa in partenza

Ma concentriamoci un attimo su quella piccola perla di coraggio presentata dai Patrioti per l’Europa. Contestare un accordo come quello UE-Mercosur, con tutto il rispetto per gli appassionati di geopolitica, è come voler fermare un treno in corsa con un fischietto da stazione. L’accordo, fra l’altro, era già stato approvato dagli Stati membri il 9 gennaio e firmato il 17, roba fatta e finita, quasi come una sentenza da cui non si torna indietro.

Insomma, un tentativo di mostrare i muscoli che ha prodotto più rumore di quanto non sia valso, dimostrando come nel Parlamento Europeo la realtà sia più pragmatica del buonismo ideologico. La Commissione può dunque tirare un sospiro di sollievo, e il commissario Šefčovič tornare a dormire sulle sue tranquille poltrone, voti contrari permettendo.

Una mozione di sfiducia: quanti ostacoli!

Chissà se qualcuno aveva davvero la speranza che questa mozione potesse diventare realtà. È praticamente impossibile raggiungere quella combinazione di numeri che libererebbe il Parlamento dall’incubo della Commissione. Serve una vera e propria coalizione da manuale di politica europea, che metta insieme un numero esorbitante di deputati, un’impresa degna di una saga epica.

La lezione è semplice: in uno degli organismi più grandi e complessi al mondo, i giochi sono già fatti prima ancora che inizi la partita. E se anche qualcuno pensa di ribaltare la barca, deve prepararsi a impantanarsi in un mare di voti contrari, numeri astrusi e regolamenti intricati. Un vero incubo per chiunque provi a sfidare lo status quo.