Il panico infinito del software esistenziale: quando la tecnologia fa finta di avere una crisi di nervi

Il panico infinito del software esistenziale: quando la tecnologia fa finta di avere una crisi di nervi

Nel lontano 2011, il venture capitalist Marc Andreessen ci svelava l’illuminante verità: “il software sta divorando il mondo”. Oggi, a distanza di oltre un decennio, la domanda che infiamma il dibattito è: quanto di questo banchetto sarà monopolizzato dall’intelligenza artificiale? Spoiler: parecchio.

Il mercato sembra aver perso la pazienza con i titoli software più preziosi. Gli investitori, evidentemente dotati di un’ardente fede cieca nel disastro imminente, hanno messo in vendita azioni di colossi come Salesforce, ServiceNow, Adobe e Intuit, con perdite dai due ai tre decimi del loro valore solo nel 2024. Una vera festa.

Intanto, a San Francisco, sotto il cartellone di Salesforce, l’atmosfera è tutt’altro che festosa. Forse qualcuno al quartier generale sta già pensando a come adattarsi a un futuro dove le licenze software sembrano diventare obsolete, divorate da un esercito di algoritmi iperintelligenti.

SaaS-pocalisse: il crollo annunciato

Paul Markham, direttore degli investimenti di GAM Investments, non usa mezzi termini: il modello di business del software come l’abbiamo conosciuto è ormai “compromesso”. E non serve un genio per capire che l’adattamento sarà obbligatorio, anche se qualcuno non ha ancora capito che la resistenza sarà inutile.

Gli evangelisti dell’intelligenza artificiale, con la loro consueta modestia, parlano di una rivoluzione appena all’inizio. Arthur Mensch, CEO del laboratorio francese di AI Mistral, azzarda che oltre la metà del software attualmente usato nelle aziende potrebbe essere sostituita dall’AI. Praticamente, è tutta una festa per gli algoritmi.

In termini pratici, il mercato azionario potrebbe continuare a sanguinare per un po’, avverte Michael Field di Morningstar. Ma, per fortuna, i timori degli investitori sono “esagerati”. Nel giro di sei mesi qualche azione potrebbe risalire, ma tornare ai fasti di un tempo? Troppo presto per sognare.

L’intelligenza artificiale mangerà il mondo?

Chi teme più di tutti l’avvento dell’AI sono quei fornitori di software “orizzontali” specializzati in soluzioni puntuali, avverte la principale analista di Forrester, Kate Leggett. Secondo lei, sopravviveranno solo i prodotti software che offrono soluzioni complesse o che gestiscono dati esclusivi in settori complicati come la sanità o la manifattura. Difficile fingere che sia una buona notizia per i tanti startupper del SaaS.

Il sogno patetico che un software complesso, costruito in decenni, possa essere rimpiazzato da qualche script AI interno è ridicolmente “non praticabile”, aggiunge Field. E nelle sale delle grandi banche, l’opinione condivisa è più o meno la stessa: i colossi come Alphabet, OpenAI e Anthropic sono praticamente novellini quando si tratta di sviluppare software aziendale “di classe”.

Detto questo, alcune banche scommettono ancora, sparando buy su titoli come ServiceNow, Salesforce e Crowdstrike. D’altronde, si dice così ogni volta prima delle “sorprese” del mercato.

I difensori del software convenzionale non mancano: Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha dichiarato a CNBC che i mercati “hanno sbagliato” nel sovrastimare la minaccia AI per le aziende software. Intanto le azioni crollano. Un paradosso che non mancherà di affascinare gli storici del futuro.

Markham ci ricorda che questa non è la solita bolla tecnologica sgonfiata da hype fuori controllo o valutazioni folli. No, qui siamo davanti a dubbi esistenziali su un modello che per anni è stato coccolato dagli investitori con premi di valutazione. La pioggia di investimenti in AI da parte dei big del settore non può essere ignorata, e i mercati, che sempre parlano con i fatti, hanno già votato allontanandosi a gran velocità.

Ultime dal fronte AI e tecnologia

Se pensavate che il panorama fosse tranquillo, vi sbagliate di grosso. Il capo del laboratorio di intelligenza artificiale generale di Amazon se ne va, meno di due anni dopo essersi insediato. Come dicono a Seattle, “c’è sempre qualcosa che si muove”.

La fintech Stripe ha raggiunto una valutazione da capogiro di 159 miliardi di dollari, grazie a una vendita secondaria di azioni agli impiegati e azionisti. Quindi, la finanza continua a divorare sé stessa, finanziando sogni più grandi di questa terra.

Un ex dirigente della banca Citi avverte che, entro pochi decenni, i robot AI supereranno in numero la forza lavoro umana. Una previsione rassicurante per chi crede nel progresso e nell’amore per le macchine.

Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha risposto piccato alle minacce del Pentagono di rimuovere gli strumenti AI della sua azienda dai sistemi di difesa, dichiarando che queste minacce “non cambiano la nostra posizione” sull’intelligenza artificiale. Una bella dimostrazione di forza, o forse solo una battuta commerciale.

Il titolo della settimana: Nvidia, tra gloria e scivoloni

Nonostante Nvidia abbia mostrato dati di fatturato e previsioni ben oltre le aspettative, le sue azioni hanno subito un calo nelle ultime 24 ore. Il recente rally del 73% rispetto allo scorso anno sembra un lontano ricordo sotto la minaccia del rallentamento dell’espansione nelle infrastrutture AI.

La conferenza di Nvidia prevista per marzo sarà un appuntamento fondamentale per capire se il gigante dei chip riuscirà a tenere vivo l’entusiasmo degli investitori o se lascerà definitivamente spazio al dubbio e alla paura. Nel frattempo, il mercato continua a fare quello che sa fare meglio: oscillare con stile, mentre la rivoluzione AI avanza a passo da gigante.

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