Il numero uno di Softbank finalmente svela il prossimo affare da mille miliardi che tutti aspettavamo (o forse no)

Il numero uno di Softbank finalmente svela il prossimo affare da mille miliardi che tutti aspettavamo (o forse no)

Masayoshi Son, l’illuminato CEO di Softbank, ha finalmente svelato il segreto per diventare la prossima multinazionale da mille miliardi: l’intelligenza artificiale fisica e la robotica. Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di quella roba di fantascienza che rende i robot non solo capaci di ragionare, ma anche di muoversi—sì, proprio quei cosi che nei film finiscono sempre per prendere il sopravvento sull’umanità.

Softbank, che evidentemente si stufa di esser solo un gigante degli investimenti, ha deciso di mettere soldi ovunque nella catena tecnologica, da Alibaba a OpenAI, fino addirittura a ARM. Grazie a queste mosse geniali, si è trasformata in una piattaforma AI capace di farle scalzare dalla vetta il glorioso Toyota, diventando la più preziosa azienda del Giappone. Chi l’avrebbe mai detto?

Intervistato da CNBC, Son ha seplicitamente dichiarato che il suo cuore batte forte per due settori: robot umanoidi e robotica industriale, entrambi fondati sull’AI fisica, “il vero nocciolo della questione”. E come ogni visionario che si rispetti, ha annunciato piani faraonici: una valanga di 75 miliardi di dollari (quasi 87 miliardi di euro) da investire nell’infrastruttura AI in Francia, compresi 5 gigawatt di data center dedicati. Per capirci, abbastanza energia per alimentare un’intera metropoli, ma dedicata a far fare calcoli a computer e robot che forse un giorno ci ruberanno il lavoro.

Masayoshi Son sentenzia:

“L’intelligenza artificiale potrebbe essere 50 volte più grande del boom delle dot.com.”

Ora, se pensavate che l’enfasi tech fosse già al suo apice, Son vi corregge subito: niente bolla, assolutamente no, questa è solo la prima puntata di una rivoluzione tecnologica che potrebbe durare dai 50 ai 100 anni. Nel frattempo, calate pure la maschera da scettici, perché—voilà—anche se si dovesse scatenare qualche “correzione”, sarebbe un’opportunità d’investimento da manuale.

Nostalgico, Son ricorda che sia dopo il crollo di Wall Street del 1929 sia dopo la bolla delle dot.com, i mercati sono risaliti a livelli ben più alti, portando profitti e flussi di cassa stratosferici. Tradotto: se riuscite a sopportare qualche sobbalzo e una dose di panico, pagherete il biglietto per la giostra più redditizia della storia.

In fondo, aggiunge, “una correzione ogni tanto ci sta, ma sarà il miglior momento per investire.” Difficile non sentirsi rassicurati da tanta certezza sulla precarietà futura—è come un oroscopo tecnologico condito da cifre da capogiro e frasi da guru del business.

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