Il governo britannico finalmente decide di vietare la vendita di biglietti a prezzi folli sopra il valore nominale

Il governo britannico finalmente decide di vietare la vendita di biglietti a prezzi folli sopra il valore nominale

Non stupitevi se il Regno Unito ha deciso di prendersi la briga di proibire la rivendita di biglietti per eventi dal vivo a prezzi gonfiati oltre il valore nominale. Eh sì, d’ora in poi niente più speculazioni stratosferiche su concerti, partite da urlo e spettacoli teatrali, almeno secondo quanto riportano vari organi di stampa britannici. Un colpo basso ai soliti furbetti del botteghino digitale, ma chi poteva aspettarsi altro da un governo guidato dal Partito Laburista di Keir Starmer, che già aveva lasciato intendere di voler mettere un freno a queste enigmatiche pratiche da usurai del biglietto? Certo, la parola “trasparenza” ormai fa capolino ovunque ogni volta che c’è da prendere a schiaffi il consumatore, quindi perché non farlo anche stavolta?

Nel frattempo, decine di artisti – mica bruscolini, ma proprio nomi da far girare la testa come Sam Fender, Dua Lipa e Coldplay – avevano già firmato una lettera aperta supplicando l’esecutivo di passare dalle chiacchiere ai fatti. Il dissenso verso i prezzi spropositati è stato talmente unanime che persino il Segretario agli Alloggi, Steve Reed, si è convinto a dire chiaramente a BBC Breakfast che il governo “è intenzionato a mettere fuorilegge questa pratica.”

Così, la nuova legislazione in arrivo prevede non solo di mettere un tetto ai costi applicati dalle piattaforme di rivendita, ma anche di tappare ogni scappatoia che permetta di gonfiare artificialmente i prezzi con escamotage sempre più creativi. Poco importa se la prima idea era di limitare la vendita secondaria fino a un massimo del 30% sopra il prezzo originale: adesso si punta a un muro di gomma contro i furbetti affamati di guadagni facili.

Il Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport del Regno Unito ha calcolato che questa mossa potrebbe far risparmiare fino a 48 dollari a biglietto, una cifra sicuramente non da poco se si pensa a quanto sono ormai lievitati i costi del divertimento. Ma naturale conseguenza di questa notizia, la quotazione della piattaforma di rivendita StubHub è andata giù di quasi il 6% in una sola giornata, accentuando un trend negativo che già l’aveva vista precipitare del 37% nella settimana precedente, complici i numeri deludenti comunicati agli investitori.

Lo stesso non si può dire per Live Nation Entertainment, proprietaria della temutissima Ticketmaster, che – pur scendendo leggermente sul mercato azionario – ha cercato di mettere una pezza dichiarando il suo “pieno sostegno” al piano del governo britannico. Secondo l’azienda, che da anni limita in UK tutte le rivendite al prezzo di partenza, questa sarebbe “un altro grande passo in avanti per i fan” nel contrasto alla vendita speculativa. E invitano pure gli altri paesi a copiarli, perché non c’è niente di meglio che un po’ di fan service istituzionale, vero?

Se pensavate che la faccenda riguardasse solo il Regno Unito, sappiate che dall’altra parte dell’oceano si sta facendo un gran parlare delle stesse problematiche. Le autorità americane, infatti, hanno messo nel mirino i bot usati per accaparrarsi biglietti, scatenando diverse indagini su strutture di prezzi ingannevoli e rivendite da capogiro. Il caso più eclatante? Quello del Eras Tour di Taylor Swift, con biglietti in rivendita mediamente superiori a 1.000 dollari. Così, nel solco di un moralismo che farebbe arrossire anche il più rigido dei dogmatici, il produttore e musicista Jack Antonoff ha attaccato senza pietà il CEO di Live Nation, Michael Rapino, reo di definire i biglietti sottoprezzati, scrivendo a chiare lettere:

Jack Antonoff said:

“La soluzione è semplice: vendere un biglietto a più del suo valore nominale dovrebbe essere illegale.”

Peccato che le disavventure giudiziarie non manchino: la Federal Trade Commission ha già citato in giudizio Live Nation e Ticketmaster lo scorso settembre, accusandoli di pratiche illecite sulla rivendita, mentre il Dipartimento di Giustizia statunitense ha chiesto addirittura lo scioglimento della società per abuso di monopolio nel mercato dei biglietti. Tutto questo dopo le lamentele di fan scontenti per la pessima gestione del lancio dei biglietti del tour di Swift. Insomma, una bella baruffa legale che non fa altro che amplificare la crescente pressione affinché il mercato dei biglietti torni, finalmente, a essere chiaro e – perché no? – giusto.

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