Nel grandioso circus del calcio, e in particolar modo nelle frontiere milanesi e bresciane, si trattiene il respiro mentre giungono notizie dalla lontana Romania. Il mitico e leggendario Mircea Lucescu, ex condottiero delle squadre di Inter e Brescia, è ora pigiato in un letto dell’ospedale universitario di Bucarest, con una salute davvero ai minimi termini.
Stando al bollettino medico arrivato dalla stampa locale, il quadro clinico dell’ottantenne mister è precipitato drammaticamente nella notte appena passata, perché stare troppo in panchina ormai fa malissimo.
Quadro clinico: benvenuti nella terapia intensiva e nel magico regno del coma
Dopo un elegante infarto cardiaco, il buon Lucescu è stato trasferito d’urgenza nel reparto dove si giocano le partite veramente difficili: la terapia intensiva. Non paghi di ciò, i medici hanno deciso di dargli un toccasana da sogno, il coma farmacologico, visto che a farcelo stare meglio sono arrivate anche gravi aritmie e un generale peggioramento delle funzioni vitali. Insomma, ora per tenerlo ‘in campo’ servono macchinari high-tech e un folto team medico più la presenza (molto presente) dei parenti, che fanno il tifo senza fischiare.
Una battaglia lunga mesi, degna di un romanzo epico
Il Maestro, quello che da sempre ha dispensato ordini con la tempra del comandante senza mai far trasparire la fatica, negli ultimi tempi ha dovuto coprire segnali di un evidente declino fisico. Malattie riservate? Certo, ma lui, l’irriducibile allenatore, ha testardamente rifiutato di mollare la panchina della Nazionale romena, trascinandola fino alla sfida dei playoff mondiali del 26 marzo contro la fiera Turchia. Tragico il conto degli ultimi giorni: il 31 marzo malore e svenimento durante una riunione tecnica, il 2 aprile l’esonero ufficiale per problemi di salute, e il 3 aprile, un altro infarto e il trasferimento d’emergenza in ospedale. Finale da telenovela, insomma.
Un legame indissolubile con il Bel Paese
Lucescu non è solo un nome tra tanti nel calcio europeo – è una vera icona amata specialmente in Lombardia. A Brescia ha scritto pagine indelebili durante gli anni ’90 con la sua “Brescia-Romania”, un mix di cultura pallonara da far tremare i polsi; a Milano, invece, è ricordato con una punta di nostalgia e signorilità per la sua gestione dell’Inter nella stagione 1998/99. L’annuncio del suo peggioramento ha scatenato una valanga di messaggi – praticamente una standing ovation virtuale da parte di ex giocatori e tifosi delle due squadre, perché nel calcio, alla fine, si piange tutti insieme.



