Stephen Yiu, guru degli investimenti di Blue Whale Capital, scommette con piglio quasi eroico sul futuro del gold. Nonostante il recente ritracciamento dei prezzi — perché, si sa, la brillantezza dell’oro è soggetta a momenti di umore altalenante — lui ritiene che il metallo prezioso abbia ancora una marcia in più. E chi meglio di Newmont, il colosso minerario d’oro mondiale con miniere sparse tra Stati Uniti, America Latina, Africa e Australia, può rappresentare la punta di diamante di questo giochino?
Con un tono da chi arriva sempre un po’ in ritardo alla festa, Yiu ha confessato di aver iniziato a investire sull’oro un po’ tardi, ma ha subito girato la frittata argomentando che i problemi macroeconomici persistenti, come il deficit fiscale degli USA e la prospettiva inquietante che il dollaro possa perdere il suo titolo di valuta di riserva globale, potrebbero accendere ulteriormente la corsa all’oro anche nel prossimo anno.
Yiu si è lasciato andare così a questa brillante analisi durante un intervista a “Europe Early Edition”: “Pensiamo che, in tema di oro, ci possano essere ancora opportunità in futuro, anche se ha già ottenuto risultati notevoli.” Chiaro, no?
Il fondo Blue Whale Growth ha quindi puntato forte su Newmont, che ormai è diventata una delle principali posizioni nel loro portafoglio a gestione attiva focalizzata sui titoli large-cap dei mercati sviluppati. E come non dargli ragione? La compagnia con sede a Denver ha sfornato cifre da capogiro: negli ultimi trimestri ha registrato un utile netto di 1,8 miliardi di dollari e ricavi stellari da 5,52 miliardi, superando agevolmente le aspettative degli analisti.
Con un’imponente produzione di circa 1,4 milioni di once d’oro attribuibili nel solo terzo trimestre, la società ha visto il suo titolo balzare del 137% quest’anno, cavalcando l’onda lunga del rally aureo.
Non meraviglia poi che l’oro abbia superato per la prima volta nella storia la soglia psicologica di 4.000 dollari a oncia lo scorso ottobre, con investitori e banche centrali che si sono messi a cercare un riparo dal debole dollaro, dalle incognite geopolitiche e dall’inflazione galoppante. Certo, negli ultimi tempi qualche cauto ritracciamento ha fatto la sua comparsa, dato che si scommette su tassi d’interesse in calo e inflazione che si raffredda. Ma l’oro mantiene un +50% di tutto rispetto nel 2024.
Martedì pomeriggio il spot era in rialzo dello 0,4% a 4.131,66 dollari a oncia, mentre i futures sull’oro si aggiravano intorno a 4.144,30 dollari.
Uno sguardo (critico) all’ecosistema del dollaro e dell’oro
Yiu poi ha regalato una chicca sul sistema post-Bretton Woods, quell’accordo che ha stabilito il dollaro come valuta di riserva globale. Secondo lui, le politiche di Donald Trump lanciate quest’anno lo avrebbero messo seriamente in discussione. Non è solo questione di dollaro debole — che comunque potrebbe non perdurare — ma il vero nervo scoperto è il gigantesco deficit fiscale americano e il fatto che il dollaro potrebbe davvero perdere il suo loffio titolo di riserva.
Stephen Yiu ha commentato:
“Non si tratta solo della debolezza del dollaro, che potrebbe non continuare l’anno prossimo, potrebbe anche succedere il contrario. È la preoccupazione generale sul deficit fiscale e sul fatto che il dollaro perda lo status di valuta di riserva.”
Insomma, un vero spettacolo degno di un film di fantascienza economica: la valuta più potente del mondo pronta a perdere il trono e l’oro, quel metallo giallo che tutti pensavano fosse solo decorativo nelle fedi nuziali della nonna, a farsi portavoce del nuovo ordine monetario. E noi che pensavamo che il vero business fosse il bitcoin…



