Se pensavate che il calciomercato di gennaio fosse una sinfonia di colpi geniali, preparatevi a una delusione degna di un romanzo di Kafka: squadre che comprano solo per vendere, cessioni dolorose mascherate da “snellimenti volontari” e acquisti tanto costosi quanto inutili. Ecco a voi un’analisi cinica e senza pietà delle mosse più iconiche di questo giro di carte bollate del pallone nostrano.
Atalanta a un sontuoso 6, soprattutto per l’ingresso di Raspadori. Via il povero Lookman, che ormai non aveva più spazio nemmeno come metafora, e altri esuberi sacrificati sull’altare della “linea tecnica” di Palladino. Colpo di scena: Raspadori è stato l’investimento più caro di tutta la Serie A. Si vede che l’Atalanta ha finalmente deciso di tirare fuori i soldi per qualcosa di bello, peccato che si speri in un risveglio immediato dalla stagnazione.
Il Bologna si è messo un 5,5 in pagella. Tra acquisti come Helland e Joao Mario e una quantità industriale di partenze, il giudizio è che hanno semplicemente sottoposto la rosa a una dieta ferrea senza però guadagnare in forza o carattere. Calore e carisma? Macché, toccherà ad Italiano fare miracoli per far sembrare tutto questo utile.
Il Cagliari si aggrappa a un tiepido 5,5 dopo aver scambiato i pezzi forti come Prati e Luperto per un ritorno a casa di vecchi amici del passato tipo Sulemana. Una strategia da “pierino torna a scuola” che imbocca una strada tortuosa, considerando che la salvezza non si regala e fanno bene a preoccuparsi.
Il Como si conferma nella mediocrità con un 6, giusto una mossa last minute su Lahdo e via liberando giocatori che sembrano più fantasmi che calciatori. La grande novità? Una prenotazione per il futuro con il talento Cuenca. Grandioso.
Un applauso ironico alla Cremonese, che si becca un 6,5. Negoziazioni da mercatino dell’usato con colpi “sicuri” per salvare la pelle, perché nulla dice “speranza” come riaffidarsi a giocatori in declino noti al mister Nicola. Oscar della sopravvivenza per loro, senza dubbio.
La rivoluzione a metà del Fiorentina vale un deludente 6. In mezzo a una transizione che avrebbe fatto girare anche le teste più illuminate, soprattutto dopo la morte del patron Commisso, la squadra si ritrova un po’ come un puzzle con i pezzi sbagliati. Ma, si sa, con Vanoli è obbligatorio salvarsi, anche se sembra più un terno al lotto.
Il Genoa va a un 6, soprattutto per aver ridicolizzato il mercato estivo e poi aver puntato su vecchi conoscenti come Baldanzi. Un mix perfetto di scelte azzardate e ritorni di fiamma che solo a guardarlo vien da ridere.
Per l’Inter il voto è semplicemente SV, cioè senza voto. Dopo aver abbandonato le idee folli come Perisic e compagnia cantando, e ritrovandosi una rosa quasi identica a quella di prima, si limitano a qualche tiro al piccione con ragazzi per l’Under 23. Fantastico.
Il Juventus sfodera un triste 5,5, con acquisti di gente come Boga e Holm che sanno tanto di ultimi spiccioli pescati sotto il divano. Con un Spalletti che voleva di tutto – da un vice-Yildiz a un terzino – alla fine va in scena il festival dei no, roba da far commuovere le madri dei tifosi.
Lazio e il suo 5,5 ne rappresentano il perfetto equilibrio: inversioni di rotta da agitarsi la testa e record nel spendere e incassare, ma il buon Sarri sicuramente non si sveglia più felice. I rapporti con Lotito sono così tiepidi da essere quasi congelati, mentre la squadra sembra un’araba fenice che non sa se rinascere o bruciarsi definitivamente.
Il Lecce si prende un discreto 6 grazie a Corvino, che ha dalla sua una lunga carriera a giustificarne le scelte. Ma la verità è che a salvare la squadra dovranno pensarci elementi come Gandelman e Cheddira, chiamati a tirare fuori dal cilindro qualche miracolo offensivo.
Il Milan si beh, conquista un sorprendente 7, soprattutto da quando hanno finalmente ingaggiato una punta come Fullkrug e il talento Cissè. L’affare Mateta è naufragato per via di qualche dubbio medico e misterioso, ma alla fine non resta che celebrare anche il rinnovo di Maignan. È ufficiale: il Milan è il migliore dei peggiori di questo gennaio.
Il Napoli, invece, si prende un misero 5,5. Com’è difficile agire con un mercato a saldo zero! E puntualmente, nessun miglioramento in vista. Squadra uguale a prima, niente di più, niente di meno. Che spreco di talento, vero?
Parma chiude con un 6, una valutazione che fa pensare a una squadra che butta via l’esperienza in nome del ricambio generazionale. Via i veterani inutilizzati, dentro gente come Strefezza e Nicolussi Caviglia, sperando che qualcuno di loro sappia almeno camminare senza inciampare.
La famiglia Corrado ha messo mano al portafogli per evitare il blocco del mercato, versando soldi e poi sborsandone ben 18 milioni in un disperato tentativo di salvezza che, ovviamente, dovrà passare anche dal cambio in panchina: fuori Hiljemark, dentro Gilardino. Una rivoluzione da manuale del calcio all’italiana.
Nel frattempo, la Pisa si è data da fare con i soliti acquisti da urlo: ecco arrivare i nomi di Bozhinov, Durosinmi, Iling-Junior, Loyola e Sotjilkovic, giusto per non farci mancare nulla, mentre hanno salutato con gioia Arena, Bonfanti, Buffon, Esteves, Lusuardi, Nzola e Vignato. Un carosello di entra e esce che farebbe impallidire anche il più navigato direttore sportivo.
Nel cuore di Roma la musica non cambia, ma cambia idea: si era partiti con l’ambizioso piano di mettere mano a Zirkzee e Raspadori, poi è arrivata la nota dolente con un confronto infuocato con Gasperini, che ha rimesso un po’ d’ordine nel caos. Risultato? Un attacco rinnovato e, a detta di molti, persino migliorato con gli arrivi di Malen, Vaz e Zaragoza. Nel frattempo, si sono fatte da parte le anime belle Bailey, Baldanzi e Bove. Chissà se i tifosi ringraziano.
Nel regno del pragmatismo, Sassuolo fa centro: il rapporto con il Marsiglia sembra più solido di un matrimonio di lunga data. Immediatamente riscattato Koné, investiti ben 10 milioni per Bakola e un prestito di lusso per Garcia. Così senza dover svendere oro a gennaio, come al solito.
Il Torino, invece, continua la sua rivoluzione a singhiozzo, firmata da Petrachi, dove la parola “completamento” sembra un miraggio lontano. Qualche elemento fuori progetto si aggrappa ancora alla barca che affonda, come Biraghi e Nkounkou. I colpi di mercato sono arrivati tardi e lasciano più dubbi che certezze, ma la vera chicca è la scommessa chiamata Prati. Oh, non poteva mancare il “caso Tchoca”, per completare la collezione di problemi nella ricerca di un difensore. Almeno i piani B vanno a gonfie vele.
Udinese e la sua impresa da “grande boutique”: arrivano Arizala e Mlacic, mentre salutano con eleganza Brenner, Ebosse e Lovric. Come al solito, i colpi dei Pozzo sono destinati a essere capolavori futuribili; Arizala è la stella nascente che fa il tifo tutta la Colombia, mentre per Mlacic è stata dimenticata persino la Inter. I risultati? Si vedranno chissà quando.
Infine, e non certo per bellezza, arriviamo al Verona: la classifica è da incubo, ma il presidente Sogliano non si perde d’animo e tenta ancora la carta delle scommesse improbabili. Intanto, gli effetti della tanto agognata super plusvalenza scaturita dalla cessione di Giovane al Napoli fanno capolino in cassa. Tra le assenze più rumorose, spicca la perdita di Zanetti, saltato all’ultimo minuto e destinato ad aggiungere pepe a questa tragicommedia di mercato.

