Chi l’avrebbe mai detto? Dopo ben 85 anni di onorato servizio in Corso Magenta 13, a Milano, il negozio “M. Bardelli” ha deciso di chiudere i battenti. Nato nel lontanissimo 1941 grazie a Matilde Bardelli, questo temerario angolo di commercio aveva iniziato la sua brillante carriera vendendo copricapi. Ma, perché non annoiare troppo i clienti con sempre le stesse cose, si è poi trasformato in un emporio dedicato all’abbigliamento classico per uomo e donna. Un upgrade, insomma.
Ma la storia non si è fermata qui: la boutique originale ha avuto la brillante idea di farsi affiancare da un’altra sede in Via Madonnina. A condurre le danze, naturalmente, la generazione dei nipoti della fondatrice, che evidentemente deve aver messo un patto col silenzio: niente pubblicità urlate o campagne mediatiche, niente articoli glam su giornali (tranne rare e generose eccezioni). Eppure, il negozio era incredibilmente famoso a Milano, un punto di riferimento solido come il Duomo, soprattutto per il quartiere dove si trovava.
La ribellione del silenzio commerciale
Ora, chiudere un’attività storica, così immersa nella tradizione e così schiva da ogni clamore mediatico, è quasi come ammettere che neanche il silenzio più disciplinato può battere la realtà di un mercato che cambia velocemente. Curioso: in una città come Milano, la capitale mondiale della moda, dove tutti urlano per farsi notare, “M. Bardelli” ha scelto di essere un’icona di discrezione. E non è bastato, eh! Dopo quasi un secolo, il negozio si spegne senza troppe parole, lasciando un vuoto e un silenzio rumoroso.
Un esempio di come non farsi chiamare
Possiamo solo immaginare le trattative e le decisioni dietro le quinte di questa chiusura. Forse qualche giovane imprenditore si è fatto prendere dal finto romanticismo e ha pensato: “Facciamo un po’ di rumore, facciamo pubblicità digitale, lanciamo promozioni”. Immaginiamo pure la risposta della vecchia guardia: “No grazie, restiamo nell’ombra, che la gente venga da sola.” E così, poveretti, sono stati puniti dal mercato moderno, quello dove il click vale più di una vetrina ben curata.
Un negozio che, però, ha segnato una fetta di Milano e delle sue abitudini. Un luogo dove la sobrietà era un marchio di fabbrica, un certo stile “senza rumore” – come si legge nei racconti meno istituzionali – che oggi è diventato, gioco forza, un lusso raro da trovare. Addio allora a un pezzo di storia che, ironia della sorte, forse avrebbe avuto bisogno di un po’ più di rumore per sopravvivere.



