Il diciassettenne che trasforma TikTok in un microfono per propaganda Isis e amici del terrore

Il diciassettenne che trasforma TikTok in un microfono per propaganda Isis e amici del terrore

Quando pensi che il problema del terrorismo jihadista riguardi soltanto palazzi lontani o vecchi cliché, ecco spuntare un teenager di 17 anni, nato da genitori egiziani e residente nella tranquilla provincia di Como, che decide di farsi ambasciatore social dello Stato Islamico. Perché, ovviamente, il modo migliore per i giovani di oggi di passare il tempo non è certo la scuola o il calcio, ma l’auto-radicalizzazione con tanto di propaganda attraverso i canali social più trendy: Instagram, TikTok e, per i nostalgici delle chat segrete, Telegram.

Il nostro giovane influencer estremista è stato bloccato all’alba di un martedì qualunque da un’ordinanza cautelare del tribunale per i minorenni di Milano, con una misura che prevede il trasferimento in una comunità, nel tenero tentativo delle autorità di disintossicarlo da tanto zelo terroristico. Si parla, neanche a dirlo, di istigazione a delinquere aggravata dall’uso della tecnologia; roba da far impallidire qualunque influencer in cerca di like.

Un curriculum da aspirante jihadista digitale

Le indagini partono da più di un anno fa, nell’ottobre 2024, quando il ROS di Milano mette sotto controllo una fitta rete di utenti internazionali – quasi una community globale in tempi di social – che condividono contenuti jihadisti, con riferimenti chiari e diretti a organizzazioni come Isis, lo stesso Stato Islamico e Al Qaeda. Questo ragazzo, con la tipica dedizione dei 17enni a tutto ciò che è provocatorio e sovversivo, ha fatto proprie le tattiche delle “stelle” del terrore, trasformando la sua vita social in un palcoscenico di propaganda violenta e apologia di figure terroristiche riconosciute a livello internazionale.

Più che adolescente, sembra un diplomatico delle peggiori organizzazioni, impegnato a pubblicare e sponsorizzare materiali multimediali che farebbero impallidire persino un manuale di terrorismo. Dopo tutto, chi non vuole diventare famoso? Solo che, in questo caso, la notorietà è puntellata da video, post e chat che inneggiano alla violenza e al jihad, ovviamente con tanto di condivisioni su piattaforme dove ogni minorenne dovrebbe, a rigor di web-etica, solo caricare foto di gatti o balletti virali.

Amicizie pericolose e network di solidarietà jihadista

Dato che chi frequenta certi ambienti social spesso si sceglie amici simili, il nostro giovane “attivista” ha pure intrattenuto rapporti con individui già arrestati per terrorismo, gente che, guarda caso, utilizza la rete per diffondere la stessa ideologia violenta che veicola lui. Una vera rete di solidarietà… diciamo, poco raccomandabile. Non manca poi il materiale incriminante trovato sui dispositivi elettronici, un vero catalogo degli orrori jihadisti, a testimonianza della fulminea carriera terroristica 2.0 del nostro adolescente.

Così, in meno di sei mesi, questo è almeno il secondo minorenne finito nel mirino della giustizia per questioni di terrorismo nella sola area di Milano. Il precedente, un ragazzo tunisino arrestato nel Pavese, sembra però lontano parentemente, visto che al momento non risultano collegamenti tra i due. Insomma, è un’intera generazione quella che sembra sfornare aspiranti apprendisti terroristi in salsa social.

Dunque, la prossima volta che qualcuno si lamenterà delle dipendenze da social network e videogiochi, ricordiamo che tra i potenziali “influencer” ci sono anche giovani che invece di mettere like e cuoricini, preferiscono mettere “mi piace” al fanatismo e alla radicalizzazione online. La tecnologia, come sempre, è un coltello a doppio taglio: dipende soltanto da cosa, o da chi, decidi di seguirne la lama.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!