Rheinmetall, il colosso tedesco della difesa, abbia deciso di non accontentarsi di vendere quattro fucili e due proiettili ma di lanciarsi in una scalata epica verso cifre stellari: cinque volte le vendite attuali entro il 2030. Perché accontentarsi di una fetta piccola quando si può avere l’intero banchetto? In un mondo segnato da tensioni geopolitiche e una guerra termica chiamata Ucraina, le armi sembrano tornare di moda.
La compagnia prevede un giro d’affari a quota 50 miliardi di euro nel 2030, un balzo enorme rispetto ai “miseri” 10 miliardi del 2024. Il grosso arriverà da sistemi veicolari, armi e munizioni: insomma, se serve a sparare o a muoversi sulle ruote, Rheinmetall conta di farci un vero tesoro. E per non farci mancare nulla, l’utile operativo dovrebbe spiccare il volo fino al 20%, partendo dal “modesto” 15,2% del 2024.
Le azioni, come era prevedibile, hanno sorriso ai piani ambiziosi del gruppo tedesco: +3% in un sol giorno, superando perfino il fiacco indice DAX che arrancava in rosso. Per un’industria che trae vantaggio dalla guerra e dall’allarmismo diffuso, il mercato sembra aver già capito che questo “jolly” ha ancora qualche asso nella manica.
Rheinmetall non è nuova a questi exploit: i ricavi sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni, le azioni sono schizzate del 190% solo nel 2024 e addirittura del 900% in tre anni. Un vero e proprio miracolo in salsa teutonica!
Gli esperti di Rothschild & Co Redburn, con l’aria di chi sa il fatto suo, si sono permessi di dire che nonostante queste cifre abnormi, il mercato probabilmente non apprezza ancora pienamente il potenziale di crescita di Rheinmetall. In parole povere: c’è ancora margine per sorprendere.
Non contenta, Rheinmetall ha anche annunciato una riorganizzazione interna con la creazione di unità dedicate alla difesa navale e aerea. Perché accontentarsi di essere un gigante su terra quando si può conquistare anche i cieli e i mari? Queste nuove divisioni dovrebbero portare insieme tra 8 e 9 miliardi di euro di vendite entro il 2030, vero ostacolo solo il fatto che la nuova unità navale sarà “pronta” solo a partire da gennaio, un lancio degno di un grande spettacolo tedesco.
Armin Papperger, l’amministratore delegato, ha le idee chiarissime su come fare crescere la sua creatura, ma non nasconde che gran parte del successo futuro potrebbe dipendere anche da acquisizioni strategiche. Ovviamente si pretende che questi gioiellini di mercato siano effettivamente disponibili, ma non si scende troppo nei dettagli, perché l’arte del comprare e vendere spade e cannoni ha le sue magie.
Nel settembre scorso, niente di meno che Lürssen Group, altra perla della cantieristica navale tedesca, sarebbe finito nel mirino di Rheinmetall, in un affare dal prezzo rigorosamente top secret. Se tutto va bene, la ciliegina sulla torta arriverà all’inizio del 2026. Per chi ama la guerra, vendere armi e incassare miliardi è davvero un gioco da ragazzi.
Un business che prospera sulla sicurezza… o sull’instabilità ?
Se pensate che la domanda per armamenti esploda perché la pace regna sovrana, be’, avete sbagliato stagione storica. Rheinmetall gode come un matto dell’aumento delle spese militari in Europa, una conseguenza diretta della temutissima invasione russa in Ucraina. Quando si parla di sicurezza, spesso si intende solo un affare da far fruttare bene, e il ritorno economico non è mai così facile e rapido come quando le bombe iniziano a volare.
Per il 2035, l’obiettivo della NATO è di aumentare la spesa militare al 5% del PIL, più del doppio rispetto al precedente 2%: una mossa che, per chi non l’avesse ancora capito, si basa sul concetto che i nemici non dormono mai e che, ovviamente, bisogna alimentare il “focolare della sicurezza” a colpi di euro.
In fondo, non è mai esistito un vero profitto senza un pizzico di guerra, paura e tensione geopolitica. E se qualcuno ancora si illudeva che il settore della difesa potesse reggere senza drammi sullo scacchiere mondiale, Rheinmetall è qui a ricordarci che è proprio in tempi turbolenti che i bilanci pubblici si trasformano in montagne di denaro.



