Il capo dell’energia Usa minaccia ancora di lasciare l’Agenzia internazionale per l’energia per colpa del clima: davvero un dramma da applaudire

Il capo dell’energia Usa minaccia ancora di lasciare l’Agenzia internazionale per l’energia per colpa del clima: davvero un dramma da applaudire

Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ci regala l’ennesima perla di saggezza politica. A fine febbraio, durante la riunione ministeriale dell’International Energy Agency (IEA) a Parigi, ha gentilmente annunciato che gli USA faranno pressione affinché l’agenzia abbandoni quell’illusoria chimera chiamata “net zero”. E, notizia da non sottovalutare, se le sue richieste non saranno accettate, il paese più potente del mondo potrebbe anche fare le valigie e uscire dal club.

Non sia mai che la comunità internazionale riesca a trovare un accordo serio sulla crisi climatica! Dopotutto, a cosa servono dieci anni di illusione e preghiere sul “net zero” entro il 2050? Meglio soffiare sul fuoco e creare scompiglio. Wright ha spiegato che:

“C’è stata una mentalità di gruppo, dieci anni investiti in un’illusione distruttiva di net zero entro il 2050, che gli Stati Uniti useranno tutta la pressione possibile per far sì che l’IEA abbandoni questa agenda entro il prossimo anno.”

Un tono tanto pacifico quanto costruttivo, vero? Se qualche ingenuo pensava che gli USA fossero impegnati a combattere il riscaldamento globale, può rivedere con calma questa opinione. E ovviamente, non poteva mancare la rassicurazione di turno:

“Gli Stati Uniti non intendono lasciare l’IEA, perché c’è sempre il rischio che la Cina prenda il controllo dell’agenzia.”

Insomma, meglio restare per dettare legge, ma pronti a uscire con il piede sbattuto se le cose non vanno come vogliono. Il tutto naturalmente nel nome del bene supremo: la supremazia geopolitica.

Un’agenzia onorata… o forse no

L’IEA, nata nel lontano 1974 per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi, è diventata la peggior bestia nera di chi si ostina a voler mantenere uno status quo dannoso. La guerra a parole con l’amministrazione Trump è solo uno dei tanti episodi di questa soap opera energetica. L’anno scorso, ad esempio, quando l’IEA ha previsto il “peak oil” intorno al 2030, il cartello dei produttori OPEC ha gridato allo scandalo, accusando l’agenzia di seminare paura e destabilizzare l’economia globale.

Ovviamente, il signor Wright ha etichettato queste previsioni come “nonsenso”, forse dimenticando che sminuire dati scientifici è il nuovo sport preferito della politica. A seguito delle proteste, l’IEA è persino tornata indietro, ammorbidendo le sue previsioni e suggerendo che la domanda di petrolio potrebbe continuare a crescere fino a metà secolo. Una magica trasformazione: da sentinella ambientalista a agnellino sacrificale dell’industria fossile.

L’energia è un campo minato, ma questo non significa che si debba giocare a nascondino con la verità. Sembra che, tra interessi economici e divergenze geopolitiche, l’IEA rischi di perdere la sua anima – ammesso che ne abbia mai avuta una davvero coraggiosa.

La minaccia della crisi climatica ignorata con grazia

Nel frattempo, gli scienziati di tutto il mondo (quei noiosi signori che ci raccontano di temperature medie globali che non dovrebbero aumentare oltre 1,5 °C) continuano a lanciare allarmi considerati “fastidiosi” da chi ha le tasche piene di petrolio. Superare questa soglia significherebbe innescare punti di non ritorno, con cambiamenti climatici potenzialmente irreversibili e impatti catastrofici sugli ecosistemi del pianeta.

Ma probabilmente per i guardiani del petrolio, l’unica catastrofe da temere è perdere qualche miliardo in profitti. E allora, avanti con la retorica, le pressioni politiche, e la negazione elegante. Che cosa faremo, invece, di tutta questa “innovazione energetica” celebrata nel solito forum dell’OCSE? Pare che l’unico vero progresso sia la capacità di mistificare la realtà mentre si costruiscono nuove piste da sci in un clima ormai irrevocabilmente impazzito.

Quindi, nulla di nuovo sotto il sole a Parigi. Continueremo a sorseggiare il nostro caffè mentre il pianeta brucia, tra dichiarazioni altisonanti e nefandezze a colpi di strategie petrolifere. L’IEA e i suoi soci la fanno da padrone, e il sipario sulla commedia climatica sembra destinato a non cadere mai.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!