Il brillante piano per demolire barriere che nessuno vedeva finora

Il brillante piano per demolire barriere che nessuno vedeva finora

Sei bambini tra i 6 e i 10 anni hanno avuto l’onore di partecipare all’aeroporto di Milano Malpensa a un’esperienza unica chiamata “Travel Rehearsal”. Tranquilli, niente spettacoli teatrali o prove di canto, si tratta di una simulazione mirata e super-seria delle procedure aeroportuali, pensata per persone autistiche o con sensibilità sensoriali. Insomma, un gran bel modo per ridurre lo stress che un aeroporto – quel piccolo e tranquillo luogo pieno di orde di viaggiatori ansiosi – può generare, offrendo a questi futuri passeggeri la possibilità di familiarizzare con controlli, attese e imbarchi prima di affrontare la reale odissea di un viaggio aereo.

Durante questa giornata da sogno, i piccoli protagonisti hanno attraversato tutte le fasi cruciali della partenza. Prima tappa: un’area check-in dedicata e stranamente priva del consueto caos da film horror, dove hanno ricevuto le mitiche carte d’imbarco e le etichette per i bagagli. Ma non finisce qui, perché l’avventura è proseguita con passaporti personalizzati, gentilmente confezionati a mano dagli educatori dell’associazione L’abilità ETS. E, come in un thriller d’alta quota, dopo aver superato i varchi di sicurezza e il controllo di frontiera – dove, attenzione, i documenti sono stati timbrati per rendere il tutto più “autentico” – i bambini hanno potuto godersi lo spettacolo degli aerei in movimento dalla zona imbarchi. Una simulazione hollywoodiana degna di Oscar.

Dati sul viaggio e l’autismo: un cocktail di ansie

Secondo dati gentilmente forniti da Emirates – perché ovviamente solo una compagnia aerea potrà mai conoscere il peso dell’esperienza passeggero – nel mondo ci sarebbero oltre 100 milioni di persone con autismo o sensibilità sensoriali. E attenzione, il clou arriva ora: circa il 78% di queste persone rinuncia a viaggiare. Eh già, meglio restare a casa che affrontare quel paradiso di burocrazia, controlli e stress che è un aeroporto. A quanto pare, poter anticipare l’esperienza di volo tramite una simulazione serve a trasformare un incubo ignoto in qualcosa di – osiamo dire – “gestibile”.

Obiettivo del progetto? Creare un ambiente che abbia la delicatezza di un magnanimo elefante da circo, calibrato sulle esigenze emozionali e relazionali dei bambini, per aiutarli a tenere a bada le reazioni tipiche dell’ansia durante la partenza reale. Un sacrificio creativo, insomma, per prepararli alla gioiosa esperienza di essere sballottati su un aereo.

Il grande show della collaborazione istituzionale

L’evento si inserisce nel programma epico dell’ENAC dal nome roboante “Autismo – In viaggio verso l’aeroporto”. A Malpensa, questo capolavoro di burocrazia e santeria aeroportuale ha visto unirsi in tripudio Sea Milan Airports, la compagnia aerea Emirates e qualche associazione del settore. Michele Parietti, manager di Sea, ci regala una perla inestimabile: osservare il mondo “attraverso gli occhi di un piccolo viaggiatore” aiuterebbe a migliorare l’accessibilità operativa. Che saggezza. Intanto “Travel Rehearsal” ha già debuttato a Roma Fiumicino e fa parte di una narrazione globale attentamente orchestrata per demolire le barriere nel trasporto aereo. Come non lodare tanta sinergia?

Accessibilità e inclusione: non solo rampe e ascensori

Carlo Riva, direttore dei servizi di L’abilità ETS, ci ricorda con un certo pathos che l’accessibilità non è fatto solo di rampe o ascensori, ma anche di quei “ostacoli invisibili” che, guarda caso, continuano a impedire a molte famiglie di varcare le soglie degli aeroporti. Il gran finale della simulazione? Il sacro rito del ritiro bagagli con tanto di diploma di “viaggiatore esperto” consegnato a ogni piccolo eroe. Un attestato che, con tutta probabilità, diventerà il loro cimelio più prezioso.

Marco D’Ilario, country manager di Emirates, ha la magnanimità di sottolineare che rendere il viaggio più limpido e comprensibile è “un passo necessario verso un modello di aviazione capace di accogliere le esigenze diverse dei passeggeri”. Una frase che scalda il cuore, soprattutto se si considera che questo modello rimane, in buona parte, ancora un miraggio per chi ha bisogno di più di una semplice passerella priva di stress.

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