Che sorpresa! Proprio mentre il mondo sembra andare avanti con accordi commerciali a tambur battente, gli Stati Uniti si ritrovano ancora intrappolati nelle sabbie mobili dei loro stessi dazi e minacce tariffarie. Dopo vent’anni di lente trattative, l’Europa e l’India hanno finalmente sancito un accordo commerciale che prevede la progressiva eliminazione dei dazi sulla stragrande maggioranza delle loro importazioni reciproche. Una vera rivoluzione, considerando che fino a ieri sembrava un miraggio.
Alcuni esperti, come Mark Linscott del Atlantic Council, si sono prodigati in ottimistiche previsioni: questo patto “potrebbe gettare benzina sul fuoco per sbloccare anche il negoziato tra USA e India, spingendo verso un accordo bilaterale più ampio”. Speranze pia, certo, quelle che non guastano mai in questi circoli illuminati.
E che dice il presidente Donald Trump a riguardo? Nulla. Silenzio assoluto. Ma immaginate la scena: da una parte l’UE che con pazienza decennale sigilla un patto, dall’altra gli Stati Uniti: padrone di dazi fino al 50% sulle merci indiane e con una traduzione del commercio più confusa che mai. Un capolavoro di coerenza strategica.
Ma niente panico, secondo Linscott non c’è pericolo di deragliare l’intesa. Anzi, sostiene che l’accordo UE-India, pur nato forse come risposta alle tariffe trumpiane, non dovrebbe indebolire i rapporti commerciali a stelle e strisce con né l’Europa né l’India. Che filosofia rassicurante, una dolce serenità nel caos delle politiche protezioniste.
Nel mentre, dall’altra parte dell’oceano, il ministro indiano del petrolio ha ammesso candidamente che il trattato USA-India è “a uno stadio molto avanzato”, senza però fornire alcuna data per il traguardo. Insomma, le trattative sono un po’ come il meteo: si spera che migliorino, ma nessuno sa davvero quando.
Ha poi aggiunto, mostrando tutto il realismo di chi partecipa a giochi politici dal sapore epico: “Non sono un indovino, non so quando si firmerà, quanto tempo ci vorrà… ma forse tutti dovrebbero calmarsi un po’”. I consigli zen dell’alta diplomazia. Nel frattempo, qualcuno nei corridoi dice che sia quasi fatto, quasi quasi, magari domani.
Le maglie strette dei negoziati
L’accordo tra UE e India è stato pompato come “la madre di tutti gli accordi”. Una frase adatta forse a un film d’azione, più che a un patto commerciale. A conti fatti, nonostante questa alleanza commerciale in un mondo dove le guerre tariffarie e le sanzioni governano il mercato globale, l’India non ha affatto mollato la presa su Washington.
Secondo gli analisti di Teneo, il nuovo accordo riduce sì, ma non cancella, la pressione su Nuova Delhi per concludere un’intesa con gli Stati Uniti, che restano il suo partner più importante in termini di commercio e difesa. Magnanimi partner strategici, dunque, che con un braccio offrono alleanze e con l’altro lanciano dazi da capogiro.
I mercati, da parte loro, restano con il fiato sospeso, pronti a scrutare ogni mossa nei negoziati sulle tariffe tra India e USA. C’è chi spera in uno sblocco rapido, altri si domandano se New Delhi abbia davvero i muscoli per reggere i dazi statunitensi ora che l’accesso al vasto mercato europeo si fa più semplice. Un dilemma da manuale di economia politica.
Shumita Deveshwar, economista esperta di India, ci mette la ciliegina sulla torta spiegando come la via verso un accordo USA-India sia disseminata di ostacoli, soprattutto per le pretese americane in un settore agricolo notoriamente delicatissimo nel subcontinente. Da un lato si vuole l’accesso libero alle campagne indiane, dall’altro si chiede a Nuova Delhi di smettere di importare petrolio russo a prezzi stracciati. Facile, no?
Aggiunge che, sì, l’importazione di petrolio russo sembra davvero essere calata al minimo degli ultimi due anni — chiaro segno che forse qualche piccolo passo verso Washington viene fatto, ma ovviamente mai abbastanza per evitare uno stallo diplomatico. Una danza lenta di compromessi tra chi vuole aprire i mercati e chi non vuole davvero cedere un centimetro di sovranità economica.



