I dati sulla disoccupazione nel Regno Unito mettono Reeves con le spalle al muro

I dati sulla disoccupazione nel Regno Unito mettono Reeves con le spalle al muro
Londra hanno potuto ammirare in diretta la danza dei titoli azionari in preda a dubbi esistenziali, mentre riflettevano sulle conseguenze di un mercato del lavoro che si indebolisce giusto giusto prima di un bilancio cruciale e della decisione finale sui tassi di interesse di quest’anno. Una sinfonia di entusiasmo, insomma.

Secondo gli stupendi dati sfornati dall’Office for National Statistics (ONS), il tasso di disoccupazione del Regno Unito ha raggiunto un memorabile 5% nei tre mesi fino a settembre, superando tutte le aspettative (e forse anche le più rosee speranze). Nel frattempo, il numero di dipendenti registrati è misteriosamente sceso di 32.000 tra agosto e settembre, come se il lavoro stesse scappando da un palco che aveva perso il suo pubblico.

Come reagiscono i mercati a questo spettacolo? Alle 11:20 di Londra, i rendimenti dei titoli di Stato britannici, noti come gilts, sono scesi sensibilmente su tutta la curva. Il rendimento del gilts decennale di riferimento è calato di oltre 5 punti base arrivando al 4,405%, mentre l’aspettativa di un taglio dei tassi da parte della Bank of England entro fine anno cresceva visibilmente. Una situazione così rosea che fa venire voglia di brindare… oppure no?

Inutile sottolineare che il Regno Unito detiene il triste primato fra i Paesi del G7 per il costo del debito a lungo termine, con il rendimento del gilts trentennale che si aggira tranquillamente sopra la soglia critica del 5%. Insomma, prendere in prestito costa un occhio della testa e nessuno sembra preoccuparsene troppo.

Nel frattempo, la sterlina britannica si dimostra una vera diva, perdendo lo 0,3% sul dollaro statunitense e scambiandosi intorno a 1,313 dollari; cosa di poco conto, certo, ma sufficiente per far sobbalzare qualche trader distratto. Stesso copione con l’euro, che si rafforza dello 0,4% nei confronti della sterlina. Insomma, un balletto di valute degno di un teatro dell’assurdo.

Il magico Natale dei tassi di interesse

Dopo la pubblicazione di questi dati tanto confortanti, Sanjay Raja, capo economista per il Regno Unito di Deutsche Bank, non ha perso un secondo per lanciare l’attesissimo proclama: è tempo di un taglio dei tassi prima di Natale. Evidentemente, la tentazione di rimpinguare l’armamentario alla Bank of England è troppo forte per resistere.

Sanjay Raja ha detto:

“La flessibilità del mercato del lavoro continua ad ampliarsi, sorprendendo persino le aspettative del mercato. Nonostante l’incertezza sul Bilancio possa frenare le assunzioni nel quarto trimestre del 2025, una cosa è chiara: i dati odierni rinforzano la necessità di un taglio dei tassi a Natale.”

I mercati finanziari hanno già prezzato una probabilità del 75% che la Bank of England decida di abbassare i tassi durante la riunione di dicembre, trasformando così l’attesa in fatto compiuto prima ancora che la decisione sia ufficiale. Un vero esempio di fiducia cieca e incrollabile negli eventi futuri.

Raja puntualizza che la previsione dell’ ONS sulla disoccupazione a quota 4,9% era un ottimistico miraggio condiviso anche dalla Bank of England. Una sottile differenza che però getta nuova luce su due punti fondamentali: il mercato del lavoro, a quanto pare, si rilassa più del previsto dal Comitato di Politica Monetaria (MPC), e la crescita delle retribuzioni si rallenta ulteriormente.

In parole povere, la debolezza del mercato del lavoro non solo rende meno entusiasmante l’idea di aumenti salariali, ma promette anche di rinvigorire, con la pazienza di un eremita, l’inflazione nei prossimi mesi. Una coincidenza che difficilmente non fa scalpore, vero?

Grant Slade, economista del Regno Unito presso Morningstar, non si tira indietro nell’accompagnare questo coro di ottimismo tristemente ironico, segnalando che i dati pubblicati rendono i tassi più bassi un’opzione praticamente inevitabile, visto che il margine di manovra in economia continua ad allargarsi allegramente.

In un’email a CBCNBC, Slade assicura:

“Ci aspettiamo un ulteriore ritorno alla normalità dei tassi nel 2026, con il processo disinflazionistico del Regno Unito che rimane vivo e vegeto.”

Non senza un pizzico di poesia, l’inflazione britannica ha toccato il 3,8% in ottobre. Un dato ‘rinfrescante’, se non fosse che è ancora ben lontano dall’obiettivo del 2% imposto dalla sacra Bank of England, la quale, con evidente magnanimitĂ , ha deciso di mantenere i tassi stabili nell’ultima riunione di novembre. L’equilibrio perfetto tra desiderio e realtĂ , insomma.

Il bilancio autunnale tra drammi e audaci promesse

Nel frattempo, la spina nel fianco della ministra delle Finanze Rachel Reeves si fa sempre piĂą insopportabile in vista del suo atteso Autumn Budget del 26 novembre. Julian Howard, stratega d’investimento multi-asset di GAM Investments, ha prontamente definito la situazione un vero e proprio esercizio di equilibrismo: da una parte, il governo deve risanare le finanze pubbliche disastrate senza soffocare questa indefinibile ‘animal spirit’ che sembra animare poco la societĂ  britannica; dall’altra, la Bank of England deve confrontarsi con la pressione crescente per un allentamento monetario.

Howard ha commentato:

“I numeri odierni sulla disoccupazione aumentano la pressione sia sul governo che sulla banca centrale affinché cambino rotta, rispettivamente allentando le tasse e tagliando i tassi. Peccato che nessuno dei due compiti sia esattamente una passeggiata nel parco.”

Come ciliegina sulla torta, la signora Reeves avrebbe intenzione di infrangere una promessa elettorale fondamentale: evitare di aumentare le tasse sui lavoratori. Ma chi se ne importa della coerenza quando la politica ha bisogno di un po’ di creatività fiscale, no?

Sajid Javid viene messa sotto pressione continua, proprio da quando ha annunciato quelle irresistibili “regole fiscali ferree” che limitano ogni margine di manovra del governo su spese e prestiti. Secondo queste regole, la spesa quotidiana del governo deve essere coperta solo dalle entrate fiscali, niente soldi presi a prestito, e attenzione: il debito pubblico deve per forza diminuire in rapporto al PIL entro il 2029-30. Fantastico, vero?

Ecco quindi che la nostra eroina del Tesoro sta valutando un ventaglio di idee che farebbero sgranare gli occhi anche al popolo più paziente: tassare i dividendi, imporre balzelli più pesanti su certe professioni – insomma, una festa di tasse degna di un mercante veneziano, come raccontano alcuni media locali. Davvero una trovata geniale per stimolare la crescita.

Il signor Howard di GAM, il mago delle previsioni di mercato, avvisa che “le imposte sul reddito, le pensioni, i conti di risparmio individuale (ISA), gli alloggi sono tutti sotto tiro, ma il problema è che spremere queste fonti avrĂ  effetti deprimenti sia sui consumi che sulle imprese, ognuno a modo suo”. Traduzione? Meno soldi in tasca per tutti, e anche meno voglia di creare qualcosa.

Quando poi il tasso di disoccupazione comincia a fare il solito salto, l’economia fragile diventa piĂą fragile ancora, e il governo si ritrova suo malgrado a dover aumentare le tasse proprio mentre il Paese mostra giĂ  i segni di sofferenza economica. Una mossa che va contro ogni sacro dogma economico conosciuto, ma sai com’è, cosa si può fare se la riforma del welfare è fuori discussione?

Il partito Lavorista, che tanto ama mostrare i muscoli sociali, ha provato qualche mese fa a tagliare la spesa per il welfare, ma è stato costretto a ritirarli davanti alla rivolta anche interna. Così le ambiziose manovre per coprire un buco da miliardi di sterline sono naufragate nel mare magnum delle contraddizioni politiche.

Secondo il buon Howard, il mercato ha probabilmente già scontato questo scenariaccio: la sterlina si indebolisce, i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni calano, e tutti fanno finta di credere che il Pil continuerà a crescere (o a decrescere, fate voi), perché sennò che senso avrebbe tutto questo stress?

Howard ha commentato così la reazione della finanza martedì:

“La logica è che il mercato preveda bassa crescita, e probabilmente anche tassi d’interesse piĂą bassi col passare del tempo, con il cable che si indebolisce e il rendimento dei gilts decennali che scende. Ovviamente l’ipotesi è che il Budget vada avanti comunque, e la crescita dovrĂ  adattarsi – e cioè calare.”

Insomma, in questo magnifico gioco della politica fiscale, il governo si lega le mani con regole astratte e si trova a strozzare l’economia mentre la disoccupazione alza il grido. Nel frattempo, la banca centrale e i mercati si godono lo spettacolo del declino programmato, sperando che tutto questo si aggiusti da solo o che almeno qualcuno dimentichi le promesse fatte.

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