Pietro M., l’esperto tranviere che ha guidato il tram deragliato il venerdì pomeriggio a Milano, ha voluto ribadire agli agenti della polizia locale la sua versione dei fatti, perché chissà, forse qualcuno aveva dubbi sulla credibilità di un uomo con 34 anni di carriera in Atm. La sua spiegazione? “Dopo un dolore, ho visto tutto nero e ho perso il controllo”. Davvero un dettaglio rassicurante, non c’è che dire.
L’uomo, 60 anni, è stato dimesso dall’ospedale Niguarda dove era ricoverato dopo l’incidente, per fortuna — ma le domande restano: cosa è successo esattamente e perché perdere il controllo in modo così drammatico?
Le telecamere interne del moderno tramlink, quelle che dovrebbero dare un’impressione chiara di quanto accaduto, sono già nelle mani degli investigatori e della procura meneghina, rigorosamente pronte a far luce tra chiacchiere e versioni contrastanti. Ovviamente, l’uomo è risultato negativo sia all’alcoltest che al test droghe: niente scuse facili, almeno su quel fronte.
Il mistero del sistema frenante
Ora, la domanda che tormenta gli esperti e gli inquirenti è una sola: come diavolo ha fatto a non scattare il sistema frenante d’emergenza? Non stiamo parlando di una tecnologia futuristica, ma del tanto pubblicizzato sistema “a uomo morto” che, se il conducente non dimostra di essere sveglio, frena automaticamente dopo 30 secondi.
Gli investigatori stanno valutando se questa meraviglia della tecnica fosse attiva, funzionante o solo fuffa costosa. Fosse stato così efficiente, il tram non avrebbe nemmeno dovuto saltare la fermata a dieci metri circa dal deragliamento, come se il convoglio fosse già in preda a crisi dissociate.
Naturalmente, non può mancare la classica raccolta dati tecnici, partendo dalla velocità del tram, attentamente analizzata dai “ghisa”, che avranno pure altro da fare, ma evidentemente questo resta prioritario.
Elisa Calanducci, pubblico ministero che coordina l’inchiesta insieme al procuratore Marcello Viola, ha già dichiarato che aspetta il dossier della polizia locale per decidere i prossimi passi, incluso l’ascolto del conducente, perché siccome è ancora presto per giungere a conclusioni, meglio sentire cosa ha da dire chi sarebbe dovuto essere al timone del disastro.
Il video e l’albero salvifico
Il momento esatto del deragliamento, ripreso dalle telecamere, è un piccolo capolavoro di caos urbano. Dopo lo schianto provocato dal tram che ha urtato le vetrine di un ristorante giapponese, si scopre una sorpresa quasi divina: un albero gigantesco ha fatto da scudo e ha probabilmente evitato che il tram si ribaltasse.
Peccato solo che, proprio in quell’incidente, abbiamo perso due persone: Ferdinando Favia, 59 anni, e Abdou Karim Toure, senegalese di 56 anni, oltre a ben 54 feriti. Evidentemente, salvare il tram e il ristorante era la priorità, mentre le vite umane sembrano essere andate un po’ in secondo piano.
Il cordoglio di Atm e le famiglie in albergo
Nel punto dell’incidente che è ancora avvolto dalle transenne, Atm ha deposto due mazzi di fiori bianchi, accompagnati da una sobria scritta: “Il cordoglio di Atm”. Un gesto commovente o quanto meno ben studiato a livello di immagine.
Alberto Zorzan, amministratore delegato, non ha perso tempo per puntualizzare che Atm “collabora attivamente con le autorità, fornendo tutti gli elementi utili” e che per ora non potevano rilasciare dichiarazioni sull’andamento delle indagini. Tradotto: stanno cercando di non dire nulla di compromettente.
Per quanto riguarda le famiglie evacuate dall’edificio colpito, il sindaco Beppe Sala ha fatto sapere che i residenti “sono momentaneamente ospitati in albergo” — e questa delicata soluzione sembra quasi una gabbia d’oro, se ci si pensa bene. Ha aggiunto con la solita garbata promessa che “verranno tutelati e che il Comune se ne farà carico”. Peccato che nessuno sappia ancora in che modo e con quale realistica efficacia.



