Basta un rapido sguardo per scoprire che il giovane di 28 anni, freddato da un poliziotto, non era certo un turista distratto, ma un membro di spicco di quella ben nota famiglia marocchina che, da tempo immemore, si è specializzata in un’attività tanto nobile quanto la vendita di eroina nella zona.
Non stupisce quindi che le recenti indagini abbiano tirato fuori nomi illustri del crimine locale, soprattutto dopo la comparsa improvvisa e quasi poetica di sei cadaveri rilasciati sui binari della ferrovia in meno di due anni. Un’estetica macabra, quasi un messaggio subliminale alle autorità e, perché no, anche a chi del commercio illegale diventa un ingenuo consumatore.
Tra queste vittime, tra l’altro, figura pure un ragazzino, ovviamente non un semplice passante, ma un giovane già incastrato nelle maglie di questo intricato clan. Non proprio il tipo di “storie da quartiere” da raccontare a cena.
Il “supermarket” della droga: un modello d’organizzazione degno di nota
Ora, provate a immaginare il traffico di stupefacenti come un supermercato, ma senza prezzi chiari né etichette nutrizionali, con un’organizzazione che farebbe impallidire qualsiasi catena commerciale internazionale. Questo è esattamente ciò che questi signori del crimine hanno costruito: una rete perfettamente ramificata, attenta al dettaglio e capace di sopravvivere all’occhio vigile della legge con la grazia di un elefante in una cristalleria.
Le rotte di rifornimento, le figure chiave incaricate di distribuire, gli uomini di fiducia sparsi in ogni angolo e perfino un sistema di controllo della qualità, tutto al servizio del profitto a scapito di vite spezzate e territori trasformati in campi di battaglia sotterranei.
In sostanza, il modello è semplice quanto cruente: un business che prospera sull’instabilità e sulla paura, con un’importante famiglia marocchina che, forse senza nemmeno troppe pretese di privacy, si è presa carico di questo esercizio imprenditoriale fuori legge.
Ma se qualcuno pensa che basti un colpo di pistola e qualche carcere qua e là per risolvere il problema, potrà benissimo restare in attesa. Perché, come ogni efficiente industria, anche questo “supermarket” dello spaccio riesce a rigenerarsi, rialzarsi e sfidare qualsiasi tentativo di smantellamento.



