Ah, il calcio. Una macchina del tempo che ci trascina dai gloriosi anni di Rivera e Zoff fino ai moderni profeti del pallone come Brahim Diaz e Hakimi. Dopo 52 anni di silenzio assordante, Haiti si decide finalmente a lasciare un’impronta ai Mondiali segnando un gol contro il Marocco. Peccato solo che la festa sia finita 4-2 per gli africani, lasciando il paese caraibico a rimirare il secondo posto del girone C, dietro il solito Brasile, quello che puntualmente tiene il banco.
Una storia lunga mezzo secolo e mezzo, nulla di che. Finora il tabellino dei marcatori di Haiti era rimasto misteriosamente bianco dal lontano Mondiale del 1974, in quel di Germania Ovest. Quel torneo li aveva visti incrociare proprio gli Azzurri guidati dal mitico Ferruccio Valcareggi. Prima di quella storica partita, il leggendario Zoff non aveva mai subito gol dal 1972 e aveva mantenuto la porta inviolata addirittura in amichevoli all’apparenza insignificanti. Ma niente, arrivò Emmanuel Sanon, l’eroe caribico che al secondo minuto della ripresa infilò la storica rete, schiaffeggiando con classe la leggenda italiana.
Ovviamente, la partita finì con un più rassicurante 3-1 per l’Italia, perché mica si poteva far vivere un miracolo troppo a lungo a quei tempi.
La partita tra due realtà agli antipodi
Spulciando la gara di questa notte, la vigilia era già un festival di speranze e contemporanei incastri da far impallidire un sudoku. Il Marocco sperava in una vittoria che probabilmente non sarebbe bastata per dominare il girone, dato che contemporaneamente il Brasile doveva fare peggio contro la Scozia. Quindi, in sostanza, il destino dipendeva da una goleada fantasma per fare la differenza reti. Scommesse da casinò low cost, ve lo dico io.
Dall’altra parte, Haiti era lì, a godersi il miracolo di esserci, già eliminata, senza più nulla da perdere: insomma, la semplicità della disperazione che a volte sfocia in imprese epiche.
Primo tempo: Haiti si prende la scena
Subito la squadra caraibica ha sorpreso tutti pressando alto, come se fosse una partita di cartello in Champions League. Il primo tiro della gara? Lo fa Belgarde su punizione, peccato che la palla abbia preso l’ascensore verso il cielo invece della porta. Poco dopo, il terzino Duverne regala un assist da manuale al giovane Lenny Joseph, che di tacco infila un portiere marocchino che più sorpreso non si può: 1-0. E giù applausi per l’inaspettato vantaggio del Caribe.
Il Marocco, come un adolescente che si sveglia tardi per scuola, cerca subito il riscatto ma sbaglia due occasioni limpide. Al 38esimo, la parata di Placide è eroica, finché Hakimi si presenta sulla ribattuta: pareggio. Ma attenzione, Haiti non è da meno e, con un giocatore che sembra aver scoperto il teletrasporto, Isidor sgancia un missile da venti metri che vale il gol più bello della serata. Velocissimo, imprevedibile, praticamente una rete da film. Peccato che nemmeno il Marocco resti a guardare e al primo minuto di recupero pareggia ancora su colpo da biliardo di Saibari. Il primo tempo finisce 2-2, perché qui non si scherza affatto.
Secondo tempo: il Marocco sfodera il cinismo
I secondi 45 minuti cominciano con un Mago di Oz di equilibrio, dove entrambe le squadre cercano invano la giocata decisiva. Ma il cerchio è destinato a chiudersi per il Marocco, che sbloccano la situazione al 77esimo minuto grazie a un subentrato, Rahimi, il cui destro è più complicato da spiegare che da vedere. Bella rete, ma che serve a ben poco essendo il Brasile già vincitore con un netto 3-0 sulla Scozia.
Protagonista indiscusso Hakimi, che a tre minuti dal fischio finale prova a centrare la doppietta su punizione, ma il portiere haitiano si esibisce in miracolo degno dei migliori lungometraggi hollywoodiani. Ed è proprio al minuto 89 che Yassine chiude i conti, appoggiando in rete un comodissimo assist di Rahimi, nel modo più facile possibile. Partita finita: 4-2, missione compiuta per il Marocco, ma occhi puntati su quel piccolo miracolo che risponde al nome di Haiti.
Un match che più che un incontro di calcio sembra una sceneggiatura scritta a tavolino per dimostrare come, anche in mezzo a tutti i pronostici e cabale da bar, il pallone ci regala sempre sorprese e momenti da ricordare (o da ridere, a seconda dei punti di vista).

