Guerra Ucraina Russia il bollettino di oggi che nessuno voleva vedere

Guerra Ucraina Russia il bollettino di oggi che nessuno voleva vedere

L’Ucraina si è regalata un blackout elettrico degno di un film horror durante quella che si potrebbe definire—con un po’ di ottimismo—la più terribile ondata di gelo dell’inverno. Temperature a picco fino a meno 12 gradi nella freddissima Kiev, ideale per chi ama il brivido, ma decisamente meno per chi vorrebbe un minimo di riscaldamento domestico, grazie a un guasto tecnico che ha spento le luci per ore.

Nel frattempo, mentre flagellata dal gelo e senza elettricità, Kiev deve anche destreggiarsi in questioni diplomatiche di altissimo livello: a Miami si sono tenuti nuovi incontri tra il formidabile inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev, e una delegazione statunitense capitanata dall’inviato speciale Steve Witkoff. Il tutto, chiaramente, con il sottofondo di tensioni globali degne di un thriller geopolitico.

A dispetto delle nubi minacciose tra Stati Uniti e Iran, i colloqui sull’Ucraina previsti per il giorno successivo ad Abu Dhabi non sono stati annullati. Una fonte, sempre ben informata, ha fatto sapere che «non ci sono notizie di cancellazioni», esattamente il tipo di sicurezza che ispira tranquillità, vero?

Non dimentichiamoci poi che il 23 e 24 gennaio si sono già consumate nella scintillante capitale degli Emirati due giornate di chiacchierate diplomatiche tra Russia, Stati Uniti e Ucraina. Per chi ama la coerenza, è bello vedere come si continui ad avviare “consultazioni” proprio mentre tutto il mondo osserva con sospetto e sarcasmo.

Mercoledì, da Mosca, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva solennemente confermato che i colloqui proseguirebbero l’1 febbraio. Poi, improvvisamente, come un temporale estivo, è arrivata la frenata di Volodymyr Zelensky, che il giorno seguente, tentando di frenare l’entusiasmo mediatico, ha rilasciato qualche dichiarazione sibillina ai giornalisti:

Volodymyr Zelensky said:

«Non so quando sarà il prossimo incontro. Doveva essere domenica e avevamo concordato che si tenesse ad Abu Dhabi. Ma la data o il luogo potrebbero cambiare, perché dal nostro punto di vista sta succedendo qualcosa nella situazione tra Stati Uniti e Iran, e questi sviluppi potrebbero influenzare i tempi».

Un blackout da manuale: il racconto del guaio energetico

Perché accontentarsi di un semplice guasto tecnico quando si può avere un disastro energetico di proporzioni epiche? L’incidente si è verificato proprio nel momento clou dell’inverno e ha colpito non solo Kiev, ma anche altre regioni dell’Ucraina centrale: Cernihiv, Kharkiv, Vinnytsia e Sumy. Un autentico festival del freddo e dell’oscurità per fortuna organizzato dalle autorità locali e nazionali con grande tempestività (o almeno così dicono).

Volodymyr Zelensky ha preso la parola per quelle che sembrano porzioni di un riesame tecnico condito di retorica: secondo il presidente, un guasto tecnico ha messo KO due linee energetiche che collegano Romania e Moldavia, oltre a qualche altra linea sul territorio ucraino. Detta così, sembra quasi un problema di cablaggio domestico, peccato che le temperature facessero l’opposto del salotto confortevole.

Volodymyr Zelensky said:

«Le conseguenze più gravi dell’incidente tecnologico nel sistema energetico riguardano le regioni appena citate. Oggi il Governo, il Ministero dell’Energia, tutte le nostre aziende energetiche e le autorità regionali e locali hanno lavorato in modalità di emergenza per tutto il giorno. Le cause sono in fase di indagine approfondita. Al momento, non vi è alcuna conferma di interferenze esterne o di un attacco informatico. Ci sono ulteriori dati che indicano che, a causa delle condizioni meteorologiche, si è verificato il congelamento delle linee e l’interruzione automatica della corrente».

Insomma, niente hacker malvagi o sabotaggi politici: la natura, con il suo tocco gelido, si è limitata a condire il tutto con un bel congelamento delle linee elettriche. Che conforto, vero?

Tutto ciò mentre le ambasciate, i palazzi del potere e i tavoli diplomatici si scambiano promesse di pace e incontri, illuminando idealmente il cammino verso una risoluzione che il mondo aspetta con il fiato sospeso. Ma al momento, sembrerebbe più facile ‘illuminare’ le ombre del blackout che quelle della pace.

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