Guerra Ucraina Russia aggiornamenti del 4 marzo tra caos e bufale insopportabili

Guerra Ucraina Russia aggiornamenti del 4 marzo tra caos e bufale insopportabili

Ieri sera, con la precisione e la delicatezza di un elefante in una cristalleria, una nave russa ha preso fuoco nel Mediterraneo, bersagliata da un drone. Non una semplice chiacchiera, dunque: l’imbarcazione era sotto sanzioni di Stati Uniti e Regno Unito, il che rende tutto più interessante, quasi elegante. Le ombre del sospetto puntano dritte verso l’Ucraina, mentre l’equipaggio sembra scomparso – o forse si stanno godendo un meritato safari in mare aperto.

Nel frattempo, la diplomazia internazionale si fa avanti con la forza delle cerimonie ufficiali e delle dichiarazioni di facciata. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato avvistato a Washington, nella Casa Bianca, intento a parlare di guerra con Donald Trump, il cui impegno per la pace è indiscutibilmente… fluttuante. Merz ha sentenziato, come solo un politico sa fare: “Dobbiamo naturalmente parlare anche di Ucraina. Vogliamo che questa guerra finisca il più velocemente possibile”. Parole sagge, profetiche e uranio per le speranze di pace.

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si preoccupa che, se la guerra dovesse prolungarsi, gli attacchi missilistici iraniani potrebbero compromettere le forniture americane di Sistemi di Difesa. Insomma, non basta una guerra, ci vuole almeno un bel colpo di scena dall’altra parte del mondo per rendere la situazione più complicata. Zelensky teme che “le ostilità che coinvolgono anche i Paesi arabi del Golfo Persico, presi di mira dalla rappresaglia iraniana, potrebbero mettere a rischio la tenuta di una nuova tornata di negoziati trilaterali di pace tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. Almeno, sembra molto difficile organizzare tutto ad Abu Dhabi, come previsto.”

Donald Trump, nel frattempo, offre la sua perla di saggezza: gli USA avrebbero “ancora un’enorme quantità di munizioni” – notizia che nessuno aveva mai osato immaginare – e si lamenta per l’amministrazione Biden che, a suo dire, avrebbe “regalato molte munizioni di alta qualità” all’Ucraina. Insomma, una situazione tragicomica, con Trump che brucia polemiche e dialoghi sul fuoco di un’illusoria soluzione rapida.

Trump conclude, fiducioso come sempre e con la modestia di un venditore in fiera: “La guerra tra Russia e Ucraina è alta nella mia lista di priorità. Pensavo sarebbe stata più facile da risolvere, ma un accordo si farà. Una volta biasimo uno, una volta l’altro, ma si farà.” Mettiamolo in agenda, allora.

La nave in fiamme si chiama Arctic Metagaz, e si trova vicino a Malta

La nave metaniera liquefatta (GNL) battente bandiera russa, quella sfortunata Arctic Metagaz, ha deciso di dar spettacolo nel Mediterraneo, proprio in prossimità di Malta. Le fonti della sicurezza marittima riferiscono con tono compassato che la nave è in fiamme, mentre le forze armate maltesi si affrettano a rassicurare: l’equipaggio è stato localizzato sano e salvo su una scialuppa di salvataggio, come in una perfetta prova di sopravvivenza sotto la linea di galleggiamento.

L’imbarcazione, nel mirino delle sanzioni di USA e Regno Unito, aveva segnalato buona volontà, a dire il vero, segnalando la sua posizione al largo di Malta solo lunedì, secondo i dati raccolti da sistemi sofisticati come MarineTraffic, forse per farsi notare prima del grande botto. La probabilità che il drone navale che l’ha fatta incendiarsi sia opera dell’Ucraina è stata avanzata senza troppi complimenti, anche se le prove restano il fanalino di coda di questa storia.

Le forze armate maltesi parlano di un messaggio di soccorso collegato alla nave, ma naturalmente omettono dettagli surreali come “cos’è rimasto della nave”. Il gestore russo LLC SMP Techmanagement, insieme al produttore di GNL Novatek e al Ministero dei Trasporti di Mosca, è impegnato a non rispondere alle richieste di commento – un classico esercizio di silenzio.

Secondo il sempre informato Times of Malta, credere a eventuali danni ambientali è poco più di un esercizio di fantasia, dato che la nave trasportava solo gas naturale liquefatto, quel tipo di roba che brucia ma non lascia nemmeno una goccia di olio a sporcare le coste maltesi. Un lieto fine ambientale, insomma, che non basta a rassicurare sul teatro degli scontri che si trasforma ben oltre le linee di battaglia.

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