Guerra in Iran: Russia e Cina mettono il veto alla risoluzione Onu per aprire lo Stretto di Hormuz, come se nulla fosse

Guerra in Iran: Russia e Cina mettono il veto alla risoluzione Onu per aprire lo Stretto di Hormuz, come se nulla fosse

Oh, che sorpresa! Russia e Cina hanno deciso di esercitare il loro diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro una risoluzione che chiedeva nientemeno che la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’incoraggiamento a una scorta militare per le navi. Certo, perché cosa potrebbe andare storto affidando la sicurezza marittima a quella che passa per una società internazionale pacifica e senza interessi geopolitici?

I cinque membri permanenti con diritto di veto – quelli che giudicano chi può e chi non può parlare nel mondo – hanno dato vita a uno spettacolo degno di un reality, con Stati Uniti, Regno Unito e Francia in coro a favore, mentre i nostri protagonisti, Mosca e Pechino, hanno detto un secco no. Il sostegno, manco a dirlo, veniva dal Bahrein, che per l’occasione faceva il prezioso, modificando la bozza di risoluzione più volte sperando di evitare proprio quel famoso veto. Spoiler: non ci è riuscito.

La proposta iniziale, firmata dal Bahrein, invitava addirittura qualsiasi Stato o coalizione – con prontezza di spirito e un pizzico di incoscienza – a usare “tutti i mezzi necessari” per evitare il blocco dello Stretto. E qui scatta il teatrino delle obiezioni, non solo dalla coppia Russia-Cina, ma anche da una Francia un po’ più castigata, che ha chiesto di limitare quei “mezzi” a soli scopi difensivi.

Così la settimana scorsa la risoluzione ha subito un lifting lessicale, passando da un “vai e spara” a un “per favore, usate la forza solo se proprio vi sentite messi alle strette”. Intanto, Russia e Cina rimanevano sull’attenti, pronti a far valere nuovamente il loro veto che, a quanto pare, è una specie di passatempo preferito per loro.

Alla fine, in un esasperato tentativo di accontentare tutti, l’ultima versione — sì, quella revisionata, limata e persino lucidatissima — eliminava persino la parola “forza”, anche in versione difensiva. Al suo posto c’era un anonimo invito a coordinare “sforzi difensivi e proporzionati” per scortare le navi, con un eloquente cenno all’Iran affinché smettesse con quei piccoli attacchi spiacevoli contro i poveri mercantili.

Come se questo non bastasse, la risoluzione si sparava anche la chance, ovviamente molto seria, di “ulteriori misure” contro chiunque osi minacciare la libertà di navigazione. Come a dire: occhio che potremmo arrabbiarci, ma solo se proprio ci va.

Il portavoce di Mosca, Vasily Nebenzia, naturalmente ha fatto la parte dell’uomo comprensivo, riconoscendo le “preoccupazioni” per la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma senza lesinare una bella proposta alternativa di bozza talmente diversa da far capire bene che l’intenzione principale era: “Non lo vogliamo, punto e basta”. Per la data del nuovo voto? Mistero, tutto da scoprire.

Una crisi che sembra un remake senza fine

Se pensavate che le risoluzioni dell’ONU fossero una passeggiata di buone intenzioni, beh, siete troppo ottimisti. La dinamica attorno allo Stretto di Hormuz è il perfetto esempio di come la comunità internazionale possa, con eleganza quasi teatrale, evitare di prendere decisioni concrete mentre i motori delle petroliere si spengono per davvero. Da una parte, accuse e minacce; dall’altra, veti e propalazioni di “soluzioni diplomatiche”. Il tutto mentre nel Golfo tutti si guardano le spalle, sapendo che l’unico vero sport internazionale è il gioco del “chi mette i bastoni tra le ruote”.

Chissà che fine farà la proposta alternativa di Russia e Cina. Probabilmente, un altro incredibile giro di poltrone e parole vuote, giusto per non scontentare nessuno – o almeno per non far sembrare troppo evidente la realtà: che dietro il diritto di veto si nasconde ben altro che la difesa della sicurezza marittima.

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