Donald Trump ha deciso di far fibrillare il mondo con la sua ultima uscita infuocata. Intervistato da Abc News, il presidente degli Stati Uniti non ha usato mezzi termini: se l’Iran non si decide a siglare un accordo di pace entro 48 ore, “faremo saltare in aria l’intero Paese”. Perché, si sa, la diplomazia è sopravvalutata quando puoi semplicemente minacciare una devastazione totale.
Durante una chiacchierata telefonica con Rachel Scott, il nostro tycoon ha dimostrato una pazienza degna di un santo, aspettandosi che il governo iraniano trovi un accordo “entro pochi giorni, non settimane”. Ovviamente, se non succede, beh… preparatevi al “giorno del ponte” e al “giorno della centrale elettrica in Iran”, come definito dallo stesso Trump, con una leggerezza degna di un copione di Hollywood apocalittico.
Interrogato sulla possibilità di concedere più tempo all’Iran per trattare, ha risposto così, con la classica delicatezza che lo contraddistingue: “Hanno tutto il tempo. Non vogliono scendere a compromessi; il loro intero Paese è andato in rovina.” Insomma, la colpa è tutta loro, ovviamente.
Cosa è successo ieri
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più strategiche e trafficate del mondo, ha visto un viavai di 15 navi nell’arco di sole 24 ore. Non certo un dettaglio trascurabile, specie considerando che queste traversate sono autorizzate proprio dall’Iran, segno che la situazione è tutt’altro che tranquilla – almeno quanto la dichiarazione di Trump.
E se il traffico marittimo sembra procedere, aerei britannici hanno deciso di alzare la posta in gioco: la Royal Air Force ha abbattuto “diversi droni iraniani” durante la notte, come riportato dal ministero della Difesa del Regno Unito. Eh sì, con tanto di caccia Typhoon e F-35 impegnati in missioni difensive non solo nel Mediterraneo orientale, ma pure in Giordania, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Da quanto si legge nel comunicato, le misure di sicurezza sono già “ai massimi livelli” e, ovviamente, la parola d’ordine è continuare a lavorare “a stretto contatto” con gli alleati. Come se la cosa non fosse abbastanza problematica, ecco che il vaso di Pandora è stato ufficialmente scoperchiato.
C’è da chiedersi se qualcuno riesca ancora a seguire la logica di tutto questo improvvisato gioco al massacro. Ma chi sono io per disturbare un’impalcatura così fluida e ben coordinata? A quanto pare, un equilibrio internazionale basato su dichiarazioni di fuoco, manovre militari quantomeno spregiudicate e tattiche che ricordano più un videogioco dal titolo “Chi fa esplodere cosa prima”.
In conclusione, se qualcuno sperava che la diplomazia avrebbe prevalso, è meglio che rimetta in sesto la sua agenda: i prossimi giorni promettono scintille, in tutti i sensi. Perché nulla è più rassicurante di un presidente che minaccia di far saltare in aria un Paese intero, seguito da una coalizione internazionale che condivide “strettamente” idee e missili.



