Donald Trump ha liquidato con sprezzo la risposta iraniana alla sua “geniale” proposta di pace, bollandola come «totalmente inaccettabile». Secondo il “mitico” Wall Street Journal, Teheran ha mandato un documento lunghissimo con le sue condizioni: niente impegni preliminari – proprio quei piccoli dettagli che Washington chiedeva a gran voce – sul programma nucleare e sulle scorte di uranio altamente arricchito; e, ciliegina sulla torta, disponibile a sospendere l’arricchimento solo per un tempo decisamente inferiore ai favolosi 20 anni chiesti dagli Stati Uniti. Come dire: “Prendeteli questi stupidi compromessi, ma non troppo.”
L’Iran fa la lista della spesa
Nella sua grande saggezza, Teheran ha messo sul tavolo richieste che farebbero arrossire qualsiasi negoziatore serio. Prima di tutto, vogliono lauta indennità per i danni di guerra inflitti dagli Stati Uniti. Molto gentili, no? Come se volessero un ringraziamento con tanto di regalo di nozze. Vogliono anche che sia riconosciuta la loro sovranità e completa proprietà dello Stretto di Hormuz, quel posto strategico dove passano le rotte petrolifere internazionali. Ovviamente, vorrebbero la fine delle sanzioni americane e la restituzione delle loro ricchezze congelate nel freezer economico di Washington.
La notizia, fornita niente poco di meno che dall’emittente pubblica iraniana Irib, è piuttosto chiara: la diplomazia secondo Teheran è un affare di casa loro, e non certo una formalità da servire a Trump con l’etichetta “appena sfornato”.
I pasdaran sfidano il Presidente
Nel copione già visto della sfida muscolare, le fonti dei pasdaran – quei signori con qualche problema di diplomazia ma tanto orgoglio nazionale – hanno liquidato con noncuranza la strigliata di Trump. «La sua reazione non ha alcuna importanza», balbettano come se il Presidente degli Stati Uniti fosse un turista perso in mezzo a un loro raduno di sicurezza nazionale.
La chicca? «Nessuno in Iran fa piani per piacere a Trump. Se non gli va bene, ancora meglio.» Un chiaro messaggio che suggerisce: il tavolo delle trattative? Forse meglio evitare, tanto a giochi fatti è sempre lo stesso film.
Così si dipana la vicenda, dove l’arroganza si risponde all’arroganza, con un pizzico di teatro internazionale degno di un reality show dal rating stellare. Nel frattempo, il mondo osserva, sorseggiando pop-corn e chiedendosi: chi sarà il prossimo a fare un passo falso? O forse, meglio, chi non lo farà per primo?



