Guerra globale: davvero l’Iran gioca a fare il cupido e mira all’Europa con i suoi missili? Il parere di Tenenbaum che ci vuole svegliare

Guerra globale: davvero l’Iran gioca a fare il cupido e mira all’Europa con i suoi missili? Il parere di Tenenbaum che ci vuole svegliare

«La maggior parte del territorio europeo è fuori dalla portata dei missili iraniani». Questa perla di saggezza arriva da Élie Tenenbaum, il direttore del Centro studi sulla sicurezza dell’Istituto francese delle relazioni internazionali (Ifri) di Parigi. Un conforto per chi sperava di svegliarsi sotto una pioggia di missili? Beh, pare che l’Europa possa dormire sonni relativamente tranquilli, almeno finché non verranno fatte scoperte sensazionali sui programmi di armi di Teheran. Il nostro esperto puntualizza che l’episodio dei droni intercettati a Cipro è “un caso particolare”, ché l’isola è più esposta solo perché è geograficamente un po’ più vicina alla Repubblica islamica. Peccato che i missili iraniani, dice, non superino i 3mila chilometri. Ah, meno male.

Non c’è dunque da temere un attacco nel Vecchio Continente? «Al momento no, almeno secondo le informazioni disponibili sui sistemi di arma iraniani», sentenzia il brillante professore. Poi però ammette, tanto per rassicurare, che Teheran non ha mai mostrato tutte le sue carte. Il loro programma missilistico balistico si perfeziona costantemente, sia sul fronte precisione sia nella gittata. Insomma, potrebbe anche esserci una sorpresa dietro l’angolo. Ma tranquilli: l’intelligence degli Stati Uniti, di Israele e di alcuni Paesi europei è presumibilmente al corrente, e chissà, magari si stanno preparando in gran segreto ad ogni evenienza. Se c’è un missile intercontinentale capace di volare oltre i 5mila chilometri, stata tranquilli, qualcuno lo sa.

E come farebbe Teheran a colpire l’Europa, allora? No, non con un missile balistico, ché quelli li abbiamo scartati per ora. Magari, con metodi più… vintage, tipo il terrorismo. Eh già, la Repubblica islamica non è nuova a giochetti di questo tipo, tanto che negli anni Ottanta aveva già fatto una scorpacciata di attentati in Francia. Una pietra miliare nella storia del “come far arrabbiare l’Europa” che però oggi torna utile per spiegare le intenzioni.

Intanto, guardando alla regione si nota che Paesi come il Regno Unito e la Francia stanno evidentemente cominciando a darsi da fare, con lodevole zelo nel proteggere le loro basi militari: quelle francesi negli Emirati Arabi Uniti e quelle britanniche a Cipro, colpite di recente da qualche “sgradita” visita. Ma no, nessuna corsa a coinvolgere gli europei in una guerra aperta. Il presidente Trump, a quanto pare, non sta neanche troppo spingendo per questo. Gli americani hanno già pianificato tutto, grazie, proprio non c’è bisogno di aiuto, almeno a livello militare.

Quello che gli Stati Uniti vorrebbero è un bel sostegno politico, così da isolare diplomaticamente Teheran. Insomma, “aiutateci ma non troppo”, è più o meno il senso. Se poi gli europei decideranno di metterci mano, sarà secondo i loro criteri, con i loro interessi e magari qualche accordo firmato a basso costo con i Paesi del Golfo. E se dovessero tirarsene fuori? Beh, vorrà dire che avranno scelto con cura l’inconsistenza di una politica estera dispersa e indecisa.

Il caos europeo e la sua difesa… immaginaria

L’Unione Europea, invece, procede come al solito in una coreografia disorganizzata ed un po’ tragicomica. «Come sempre, sulle questioni mediorientali l’Europa è un vero e proprio patchwork di posizioni e interessi completamente divergenti», ci racconta il nostro oracolo della geopolitica. Insomma, nessuno vuole sporcarsi le mani veramente o prendere decisioni troppo scomode. In pratica, si assiste a un variegato campionario di disinteresse celato dietro qualche dichiarazione di circostanza.

Così, mentre tutto brucia e le tensioni crescono, l’Europa resta priva di una vera difesa comune. I suoi Paesi preferiscono agitare vecchi santini nazionalisti e dividersi su chi dovrebbe prender parte alle decisioni, piuttosto che unirsi sotto un comune obiettivo. Una vera bellezza, questa unità europea, che riesce solo a far sognare l’idea di essere un attore globale strategico. Nella realtà? Un gatto rabbrividito in mezzo a un’arena di leoni affamati.

Ecco perché, di fronte a un’eventuale escalation nella regione, ci si può consolare con il fatto che per ora nessuno dei famigerati missili intercontinentali iraniani sembrerebbe capace di raggiungere il nostro continente, ma dal lato pratico già l’inquietante possibilità di attentati o destabilizzazioni sul suolo europeo dovrebbe farci tirare un sospiro profondo. O provare a fare gli svegli, anche solo per una volta.

Immaginiamo la situazione: la maggior parte dei paesi europei è nella gloriosa Nato, quella che dovrebbe essere la panacea di tutti i mali. Perciò, quando si parla di difesa comune, si tira fuori l’articolo 5, come se fosse una pozione magica. Peccato si dimentichi, con elegante nonchalance, che l’Alleanza atlantica è, in realtà, una bizzarra organizzazione europea mascherata da compagine internazionale, con gli Stati Uniti che fanno tanto gli indispensabili. Insomma, perché complicarsi la vita con altre organizzazioni? Del resto, l’Unione Europea ha pure il suo articolo 42.7, una vera chicca di solidarietà nei confronti di membri minacciati. Manca solo la bacchetta magica per risolvere tutto, ma date tempo.

La minaccia che tutti adorano ignorare

Nel bel mezzo di questa sinfonia di sicurezza collettiva, spunta il presidente Emmanuel Macron, che decide di lanciare niente meno che la “deterrenza nucleare avanzata”. Fin qui tutto bene, se non fosse che è già riuscito a raccogliere attorno a sé otto paesi europei sotto il suo ombrello nucleare francese – un invito implicito a fidarsi più della Francia che della Nato. Ma tranquilli, non si tratta certo di un tentativo di sfidare l’egemonia dell’Alleanza atlantica: no, no, è tutto a beneficio di tutti. Così recita una dichiarazione del 1974, datata ma abbastanza blasé per essere ancora evocata come un dogma.

Emmanuel Macron ha detto:

“La deterrenza nucleare indipendente della Francia va a vantaggio anche dell’Alleanza atlantica, come sancito dalla dichiarazione di Ottawa del 1974.”

D’altra parte, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha “accolto positivamente” il giochino nucleare di Macron. Un plauso diplomatico, naturalmente, perché a parole è sempre bello essere amici quando si tratta di missili. Ma come si svolgerà questa festa nucleare? Ecco la chicca: non ci sarà nessuna condivisione vera delle meravigliose capacità nucleari francesi con gli altri europei. Niente collaborazioni degne di questo nome, solo una meticolosa catena di ordini e decisioni politiche che resteranno sulle spalle del nostro caro presidente francese.

E come descritto dallo stesso Macron, questa sovrana e indipendente minaccia atomica potrebbe tranquillamente superare i confini nazionali, abbracciando una buona fetta dell’Europa con lungimiranti attività di dialogo politico e strategie praticamente misteriose. Operativamente, poi, siamo pronti al dispiegamento di forze aeree che potrebbero, nell’evenienza, stare lì con i loro caccia – magari carichi di armi nucleari – a protezione di interessi vitali francese a Varsavia, qualora scoppi una crisi tra la Russia e la Polonia.

Ecco la sintesi di questo capolavoro di strategia: se la Polonia si sente minacciata, tanto vale chiamare la Francia per difenderla con armi che fanno tremare il pianeta, perché apparentemente rientra nella “sfera di interesse vitale” di Parigi. Una definizione che fa il paio con il concetto di “fratellanza europea” dell’Alleanza atlantica, solo un po’ più esplosiva. Insomma, se lo scenario fosse una commedia, sarebbe da applausi.

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