Gp Australia, Mercedes fa il bello e il cattivo tempo con Russell, mentre la Ferrari si accontenta di spuntare comunque il podio

Gp Australia, Mercedes fa il bello e il cattivo tempo con Russell, mentre la Ferrari si accontenta di spuntare comunque il podio

Un po’ come una corsa sulle montagne russe, la prima gara della nuova era di Formula 1 ha già mostrato che la stagione sarà un vero spettacolo di colpi di scena e ribaltamenti. Chi avrebbe mai detto che a Melbourne a trionfare sarebbe stata una Mercedes, con George Russell che per la prima volta nella sua carriera si ritrova in testa al Mondiale? Il secondo posto, invece, è del giovane talento italiano Andrea Kimi Antonelli, che riesce a portare l’Italia sul podio australiano dopo un’assenza lunga ben 15 anni — l’ultima volta con Jarno Trulli e la sua Toyota. Un clamoroso uno-due per le Frecce d’Argento, destinato a non rimanere un caso isolato nella stagione.

Nel frattempo, la Ferrari non si è limitata a guardare: ha mostrato solidità e velocità, creando qualche grattacapo alla compagine di Brackley. Il team di Maranello sembra essere la seconda forza del Mondiale, non troppo distante dalla testa. La forza della Ferrari si è vista soprattutto nella partenza, ma anche nella gestione dell’energia e delle gomme, tanto da costringere le agguerrite McLaren e Red Bull a fermarsi per il secondo pit stop. Charles Leclerc è salito sul podio per la prima volta dopo il GP di Città del Messico, mentre un Lewis Hamilton finalmente pimpante e lontano dal fantasma dell’anno scorso ha fatto vedere qualche lampo del campione che fu. Il tutto, grazie anche al dialogo costante con il suo nuovo ingegnere di pista, Carlo Santi, e a una mano decisa nelle strategie di gara.

Dopo un 2025 da brivido per il team rosso, questa ripartenza è davvero una bella boccata d’ossigeno. Il distacco tra Russell e Leclerc, otto decimi, è sorprendentemente contenuto rispetto alle aspettative di sabato, come ha confermato lo stesso monegasco:

Charles Leclerc ha detto:

«Sono soddisfatto della battaglia per la prima posizione, poi il terzo posto era il massimo che potevamo difendere. Lottare con George è stato difficile, ma il distacco è molto più ridotto rispetto a quanto visto ieri in qualifica».

Sulla partenza, evidente come un imprevisto fosse dietro l’angolo:

Leclerc ha aggiunto:

«La partenza è stata piuttosto complicata: le luci si sono spente in modo un po’ sorprendente e le auto erano tutte sull’orlo del limite. La gara è stata difficile, soprattutto perché la gestione dell’energia rende complicato difendersi da Russell, dato che la batteria limita la potenza e crea differenze di velocità.»

Perfettamente in sintonia con questa analisi anche il vincitore:

George Russell ha commentato:

«Una volta in testa era dura mantenere la posizione, la macchina tendeva parecchio a sottosterzo. Sicuramente la FIA dovrà rivedere qualcosa per il futuro. Sapevamo che la Ferrari avrebbe creato problemi in partenza, la battaglia con Charles è stata intensa, ma alla fine conta solo chi arriva primo. Ringrazio il team per avermi dato una macchina così competitiva.»

Non poteva mancare un commento da chi ha stupito tutti fin dal primo passo:

Andrea Kimi Antonelli ha chiosato:

«È il migliore inizio che potessimo desiderare. La partenza è stata un disastro e ho dovuto recuperare, ma complessivamente è stata una gara solida con un passo davvero forte. Non vedo l’ora di correre in Cina. I primi giri? La modalità sorpasso può regalare grandi emozioni.»

La pazzia di Melbourne: tra record e caos in pista

In un evento che ha fatto registrare un incredibile record di pubblico con 483.934 spettatori presenti e tutto esaurito, la gara australiana si è trasformata in un’autentica roulette russa. L’inizio è stato folle, quasi da videogioco stile «Mario Kart». Partendo dal 4° e 7° posto, rispettivamente, Leclerc e Hamilton sono riusciti a scalare posizioni fino a portarsi al primo e al terzo posto, dimostrando la qualità sorprendente della power unit Ferrari, che non ha sofferto il cambio normativo imposto dalla FIA prima del weekend.

Roccamboleschi e continui sono stati gli scambi in testa tra Russell e Leclerc — quest’ultimo abile a strappare la posizione più di una volta gestendo con maestria l’energia — mentre Antonelli ha perso terreno allo start a causa di un pattinamento, ma è presto risalito fino al 4° posto secondo pochi giri. La vera superstar nascosta della giornata? Probabilmente Max Verstappen, partito addirittura 20°, che ha agguantato uno splendido sesto posto finale dopo una rimonta da brivido.

In definitiva, una gara che già mette in chiaro che questa stagione di Formula 1 non sarà una passeggiata tranquilla nel parco. Tra giovani promesse, vecchi campioni risorti e sorprese da ogni angolo della griglia, ci prepariamo a un campionato da non perdere nemmeno per un secondo.

Oscar Piastri, finito direttamente a muro dopo aver tentato di fare il salto sul cordolo di curva 2, e costretto al ritiro ancor prima della vera gara, è arrivata la prima Virtual Safety Car. Ovviamente, l’idolo di casa ha dimostrato come non sempre il talento basti per evitare il disastro.

La seconda Virtual Safety Car è arrivata al 12° giro, quando la Red Bull di Isack Hadjar ha abbandonato la corsa per un classico guasto al motore termico. Questa chicca ha fatto sballare le strategie di Mercedes e Ferrari: i primi hanno deciso di rientrare insieme, come una coppia innamorata, mentre i secondi hanno mantenuto il «piano A» con un coraggio degno di nota, pur di portare almeno un’auto sul podio, vista la potenza inarrivabile delle frecce d’argento e il fastidioso rischio graining nell’ultima parte della gara.

Ovviamente, questa scelta “rozza” non è piaciuta a Lewis Hamilton, che via radio ha trasmesso tutta la sua frustrazione:

«Avremmo dovuto rientrare con una delle due auto».

Ma il team di Maranello ha fatto orecchie da mercante, non volendo favorire nessuno, salvo poi ritrovarsi con le mani legate quando la Cadillac di Valtteri Bottas si è fermata all’ingresso della pit-lane — chiusa per motivi di sicurezza, perché andare veloci è fuorilegge —, costringendo Charles Leclerc a restare attaccato a Antonelli dopo la sosta.

Alla fine, Leclerc è rientrato al 26° giro mentre Hamilton ha continuato a perdere tempo fuori per un paio di giri, dopo aver chiesto al team di non entrare contemporaneamente a Charles, un altro esempio di come la confusione regni sovrana nel box Ferrari. Nel frattempo, Russell ha superato l’inglese a sorpresa, conquistando la leadership e lasciandosi dietro il compagno di squadra.

Da quel momento la gara si è trasformata in un copione sovietico, con le posizioni cristallizzate e Russell a gestire il vantaggio nonostante le gomme sinistre soffrissero di graining. L’inglese avrebbe voluto una terza Virtual Safety Car per rientrare, causata da qualche pezzo di carbonio sparpagliato in pista dalla Cadillac di Sergio Perez (16°), ma quest’occasione è durata meno di un battito di ciglia.

Se la top 4 è rimasta immutata, nel finale Max Verstappen ha provato a minacciare Lando Norris, protagonista di una anonima quinta posizione su una McLaren che sembrava girare con qualche chilo di troppo e un ritmo più monotono di una lezione di matematica. Nessuna sorpresa memorabile quindi, nessun colpo di scena.

Chiude la top 10 un cast peculiare: Ollie Bearman settimo sulla Haas – applausi per la sorpresa – seguito da uno straordinario Arvin Lindbald sull’inaspettata Racing Bulls all’ottavo posto, frutto di una partenza fulminante fino alla quarta posizione. Poi troviamo Gabriel Bortoleto (9°, Audi) e Pierre Gasly, decimo dopo una lunga difesa sul compagno di scuderia e su Esteban Ocon undicesimo.

Nel frattempo, la solita Aston Martin di Fernando Alonso ha abdicato dopo soli 14 giri, sotto il pretesto di salvaguardare il motore tormentato dalle vibrazioni. Premurosamente, il pilota spagnolo è tornato in pista dopo 11 giri di riposo per raccogliere dati, tanto per non sprecare l’occasione di non poter svolgere test privati: mica possiamo farlo solo per divertimento, eh.

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