Goldman Sachs assume che l’oro supererà i 5.000 dollari nel 2026: gli investitori già sognano il miracolo

Goldman Sachs assume che l’oro supererà i 5.000 dollari nel 2026: gli investitori già sognano il miracolo

Oh, l’oro, quel metallo luccicante che continua a far sognare gli investitori quest’anno come se fosse una sorta di elisir magico capace di risolvere ogni problema economico. E con una performance così brillante – +58,6% dall’inizio dell’anno, per la cronaca – non è una sorpresa che le previsioni di crescita continuino ad essere lanciate come cori da stadio. Anzi, il sogno bagnato di molti è che il prezzo dell’oro possa addirittura raggiungere i $5.000 entro la fine del 2026, un record storico che farebbe impallidire persino il più scafato dei bullionisti.

Secondo un sondaggio condotto da Goldman Sachs su oltre 900 investitori istituzionali tramite la loro piattaforma Marquee, ben il 36% degli intervistati, ovvero il gruppo più folto, è convinto che l’oro manterrà questo slancio travolgente. Nel frattempo, un altro 33% si accontenta di un modesto – si fa per dire – rimbalzo, con il prezzo che oscillerà tra $4.500 e $5.000. Ma attenzione ai pessimisti: uno sparuto 5% crede che i prezzi possano tornare con i piedi per terra, oscillando tra $3.500 e $4.000.

Nel frattempo, venerdì scorso l’oro ha fatto un piccolo salto da ginnasta, toccando un massimo delle ultime due settimane a $4.175,50 l’oncia, spinto dai sogni da “taglio dei tassi” della Federal Reserve. Un passettino avanti anche per i futures, saliti dello 0,53% a $4.187,40.

Cosa spinge questa corsa all’oro?

Beh, a quanto pare non è solo un capriccio del mercato. Il 38% degli investitori ha indicato l’acquisto da parte delle banche centrali come la forza principale che alimenta la salita del prezzo. Dopotutto, non c’è niente di più convincente del fatto che gli stessi enti chiamati a salvaguardare la stabilità economica facciano incetta di lingotti d’oro come se fossero scorte di pietre preziose per l’apocalisse.

Un ulteriore 27% attribuisce invece il merito a quelli che chiamano “timori fiscali” – ovvero, la paura che governi e stati possano fare qualche altro giro di giostra con le tasse o con l’inflazione rampante. Aggiungi a questo mix un po’ di preoccupazioni geopolitiche e un dollaro a volte più ballerino di un flamenco imperfetto, e il quadro è completo.

Così, una vasta gamma di investitori – dai negozianti al dettaglio fino ai mastodonti finanziari come gli hedge fund – si tuffa sul metallo giallo come se fosse l’unico salvagente in mezzo al mare di incertezze globali. Che poi l’oro sia stato da sempre il rifugio “sicuro” durante crisi e tempeste, in fondo non è una novità, o no?

Banche centrali: i nuovi collezionisti di lingotti

Le banche centrali di tutto il mondo, evidentemente stanche di tenere riserve in valute che sembrano più bolle di sapone, hanno deciso di mettere mani nel caveau dell’oro, attratte da quel trucco antico ma efficace: un asset con alta liquidità, senza rischio di default e con un appeal “neutro” che fa molto bene alla bilancia dei pagamenti.

Phil Streible, capo stratega di mercato di Blue Line Futures, ha dichiarato con serietà imperturbabile che questa corsa dell’oro non solo non accenna a fermarsi, ma ha tutte le carte in regola per durare fino al 2026. Il panorama economico globale? Sempre più cupo, con paesi che arrancano tra crescita stentata e inflazione galoppante.

Insomma, grazie mille economia mondiale, sei davvero un faro di speranza.

Oro: non solo fisico, ma anche nel mining

Ma le meraviglie del metallo giallo non si fermano al semplice acquisto di lingotti. Alcuni investitori si sono messi a frugare nelle miniere, scommettendo che anche il settore minerario possa far brillare un po’ di più il loro portafoglio. Stephen Yiu di Blue Whale Capital ha confidato a CNBC di puntare tutto su Newmont, il gigante mondiale delle miniere d’oro.

E se siete abituati a pensare che chi vende allo scoperto sia sempre il cattivo di turno, vi sorprenderebbe sapere che Carson Block, fondatore di Muddy Waters Capital, famoso per le sue posizioni short, quest’anno ha fatto un’eccezione degna di nota. Alla conferenza di investimento Sohn London ha annunciato un insolito e coraggioso acquisto di azioni in una piccola mineraria canadese, Snowline Gold. Secondo lui, questa sarebbe la preda perfetta per un’acquisizione in un mercato dove la consolidazione sembra essere la parola d’ordine.

Quindi, tra prediciotti ottimisti, banche centrali accaparratrici, scommesse «minatorie» e una Federal Reserve che forse, chissà, potrebbe almeno concedere una pausa nei rialzi dei tassi, l’oro continua a essere la diva indiscussa della scena finanziaria. E noi a guardare questo spettacolo, tra un sorriso amaro e una risata nervosa, aspettando il prossimo atto.

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