Sembra che gli azionisti di un fondo chiuso gestito da Baillie Gifford abbiano deciso di far capire a un certo Boaz Weinstein, cioè l’investitore attivista dietro l’hedge fund Saba Capital, cosa pensano delle sue brillanti idee: hanno gentilmente mandato a casa il suo piano di rimpasto del consiglio di amministrazione. Alla riunione generale indetta da Saba, il 53,2% dei voti espressi ha bocciato senza esitazioni la proposta di rimuovere sei membri del board di Edinburgh Worldwide Investment Trust per sostituirli con tre candidati sostenuti proprio da questo intraprendente hedge fund newyorkese.
Se il vostro sangue non ha ancora raggiunto il punto di ebollizione, sappiate che il 92,7% delle azioni totali del fondo – esclusi i titoli detenuti da Saba – hanno espresso identico disprezzo per la proposta. Insomma, una bella doppietta per Saba Capital, che proprio non riesce a far breccia nella resistenza di questo fondo britannico dedicato alle tecnologie all’avanguardia, sia pubbliche che private.
Per chi ancora non lo sapesse, Saba Capital, con i suoi 6 miliardi di dollari in gestione, ha aumentato la sua quota in EWIT dal 25% al 30%, ovviamente non con l’intenzione di farsi una semplice passeggiata. Hanno provato a rimodellare il consiglio nel febbraio dell’anno scorso, ma la maggioranza degli investitori è sembrata piuttosto pigra… o, meglio, poco convinta.
Jonathan Simpson-Dent, il perspicace presidente di Edinburgh Worldwide Investment Trust, ha definito questa campagna come una “distrazione significativa e costosa”.
Simpson-Dent ha detto:
“Per la seconda volta in meno di un anno, gli azionisti di Edinburgh Worldwide hanno votato decisamente per respingere la proposta di Saba di imporre i propri candidati nel board, evitando così l’incertezza che questo avrebbe creato.”
Le parole sono chiare, ma lui non esclude di coltivare un dialogo costruttivo con il detentore del 30% delle azioni: “Saba rimane il nostro maggior azionista e continueremo a cercare un confronto costruttivo con loro per elaborare possibili soluzioni che ci permettano di andare avanti”. Altro che “andare avanti”, sembra più una partita a braccio di ferro che ha ormai l’aria di un telenovela infinita.
Nel frattempo, alla fine di ottobre, le attività totali di EWIT ammontavano a una mica da ridere cifra di 847,15 milioni di sterline, cioè circa 1,1 miliardi di dollari.
Un assalto spietato al consiglio d’amministrazione
Dire che Weinstein abbia puntato il dito contro il famoso “discount” di EWIT rispetto al valore netto degli asset (NAV) è un eufemismo. Nonostante il divario si sia leggermente colmato ultimamente, lui ci vede una “distruzione di valore senza precedenti”. Come se non bastasse, ha scelto di concentrare la sua attenzione sul pezzo pregiato del portafoglio: SpaceX di Elon Musk, che rappresenta circa l’8% del fondo.
In una lettera aperta all’inizio del mese, questo cavaliere dell’attivismo ha accusato il consiglio di EWIT di aver “ingannato” gli azionisti durante la vendita di parte delle azioni di SpaceX. Soffermiamoci un attimo su questa genialata di accusa, perché ironia della sorte, gli azionisti hanno risposto con un fragoroso rifiuto.
In risposta, il 7 gennaio, EWIT ha definito questa campagna di Saba un “attacco aggressivo” che mira “a prendere il controllo dell’azienda per favorire gli interessi commerciali propri, a scapito degli altri azionisti”. Parole che sembrano più un invito a una rissa che un appello alla trasparenza.
La strategia di Weinstein, infatti, si basa su una delle più classiche speculazioni: sfruttare il continuo sconto del NAV che affligge molti fondi e trust di investimento inglesi per agitare lo scontro. In pratica, una vera e propria tempesta perfetta in attesa di scatenarsi.
Ah, e giusto per non farci mancare nulla, proprio la settimana scorsa Saba Capital ha preteso di chiudere anticipatamente un altro fondo immobiliare, Workspace Group, che detiene proprietà di uffici nel cuore di Londra e del sud-est dell’Inghilterra. Stesso copione, stessa volenterosa ricerca di caos organizzato.



