«Da cittadino italiano, la prima cosa che mi aspetterei sarebbero delle scuse sincere da Gratteri». Così, con tutta la sobrietà degna di un vicepremier, Matteo Salvini ha deciso di inaugurare una mostra dedicata ai Giochi dalla Stazione centrale di Milano. Dunque, il ministro sembra convinto che il procuratore capo di Napoli debba ritirare le sue infelici dichiarazioni sul referendum sulla Giustizia, quando aveva osato pronunciare parole decisive come «voteranno sì la massoneria deviata e i centri di potere». Incredibile, vero? Che un magistrato osi giudicare l’elettorato più o meno “lucido” nel suo voto! Ma non per Salvini, che in pompa magna risponde: «Da un procuratore della Repubblica ci si aspetta terzietà e sobrietà, non insulti a casaccio». Ah, la magia della coerenza! Sui social aveva già minacciato denuncia per quei “terribili” insulti, ora pretende redimersi con scuse pubbliche. «Dovrebbe dire ‘Mi sono spiegato molto male, non volevo assolutamente dire questo’». E per carità, che nessuno si confonda: anche molti magistrati e avvocati supporteranno il Sì, insieme a “persone per bene” e perfino elettori di centro-sinistra. La comunione civile e politica è completa.
Il doppio gioco del referendum e la precettazione da manuale
Il referendum non è certo l’unico fronte in cui Salvini si cimenta nella sua odierna missione da eroe del popolo. Il ministro dei Trasporti ha dichiarato di essere prossimo ad annunciare la precettazione degli scioperi previsti per il 16 febbraio e il 7 marzo nel trasporto aereo. Tradotto in parole più semplici: “Scioperi? No, grazie, blocchiamoli a priori!”. Non sia mai che qualche pilota o controllore del traffico aereo osi fermarsi, proprio mentre il nostro Paese brilla con Olimpiadi e Paralimpiadi. La narrazione, ovviamente, è tutta qui: salvaguardare “l’immagine di positività e di efficienza” dell’Italia, quel capolavoro di efficienza che si regge sull’illusione e sul decoro esterno.
E tornando al nostro amato Gratteri, ormai simbolo della “terzietà” tanto sbandierata, si è sentito sferzare dal ministro: «Nordio dice che sono matto? E che dire, si è fatto una domanda e si è dato una risposta», come a suggerire che la sanità mentale del procuratore sia tutto da discutere, ma senza mai dimenticare la profonda coerenza politica.
Dopo il rituale passaggio in Stazione, Salvini si è diretto a riunire il consiglio federale della sua amata Lega. Ovviamente, all’ordine del giorno c’è la “remigrazione”, quella manifestazione che si terrà il 18 aprile in Piazza Duomo a Milano. Tema chiaramente imprescindibile, dato che si tratta di una “storica battaglia della Lega” per la sicurezza e il contrasto alla criminalità. Un chiaro marchio di fabbrica, insomma, che non lascia spazio a contraddittori: “Su questi temi non ci pieghiamo a nessuno”, ha sparato.
Nomine, decreti e scarcerazioni: tutti i capolavori della Giustizia e dell’ordine pubblico
Nel consiglio non si prevede di inserire nuove nomine, come quella virtualmente attribuita a Luca Zaia per la carica di vicesegretario leghista. «Zaia è un grande, un grandissimo. Ma ogni cosa a suo tempo» ci tiene a sottolineare Salvini, forse immaginando di placare eventuali irruenze interne.
Ma la vera chicca, romantica e provocatoria come sempre, riguarda Askatasuna, quei manifestanti che la procura di Torino vorrebbe di nuovo a piede libero dopo l’arresto. Qui il ministro torna alla sua epica retorica: «Possiamo fare tutti i decreti di sicurezza e migrazione che vogliamo, ma se poi i giudici rilasciano gli arrestati la sera stessa, è tutto inutile». Dal tono sembra di vederlo con le manette in mano, pronto a respingere ogni tentativo di pietà verso chi “devasta la città”. Traduzione non proprio velata: carcere, e subito, senza tanti complimenti. Ecco la legge e l’ordine alla maniera legaiola.
Innocenti o colpevoli? Sport e regole CIO secondo Salvini
Su un argomento decisamente più leggero, anzi quasi folkloristico, Salvini si è appellato alla sua funzione ministeriale per evitare di commentare la squalifica di un’atleta ucraina per aver indossato un casco raffigurante atleti ucraini caduti nella guerra con la Russia. «Mi occupo di trasporti, non seguo le vicende dai caschi degli atleti», si è giustificato, mostrando un tocco di quella distaccata indifferenza che tanto lo contraddistingue.
Con altrettanta disinvoltura ha voluto invece sottolineare l’ammissione in gara dell’italiana Passler, inizialmente squalificata per doping. Ovviamente una vittoria per il “giusto” trionfo sportivo. Ah, e lasciando la stazione, non ha potuto esimersi dal sorriso di sfida davanti al tabellone dei treni, ricordandoci che “solo due ritardi di 5 minuti” sono il massimo sforzo nelle ferrovie italiane. Immancabile il tocco di ironia su una puntualità ormai mitologica.



