Giulio Base ci invita a fare amicizia con Giuda perché in fondo siamo tutti un po’ traditori

Giulio Base ci invita a fare amicizia con Giuda perché in fondo siamo tutti un po’ traditori

Il film “Il Vangelo di Giuda”, diretto da Giulio Base, decide coraggiosamente di raccontare la storia di Giuda Iscariota con un tocco di originalità che non si vedeva da… beh, praticamente mai. Il percorso di Giuda viene tracciato partendo da un’infanzia immersa in un ambiente di marginalità e violenza – perché nulla dice “traditore” come un passato difficile, giusto? – per poi seguirne la trasformazione fino all’incontro con Gesù e alla sua inclusione tra i discepoli.

Il regista piemontese sceglie degli escamotage registi non proprio convenzionali, facendo affidamento su un cast che, più che stellare, sembra un vero e proprio caleidoscopio di volti famosi, nuovi e meno nuovi. Tra questi spicca l’esordiente Vincenzo Gallusso, nei panni di Gesù, e nomi come Paz Vega, Rupert Everett, Abel Ferrara, e addirittura John Savage e Darko Peric. Un gruppo così assortito che a un certo punto si rischia di perdere il filo – forse anche quello era l’intento.

Con tutto questo ensemble, Base si propone di offrire una nuova prospettiva su quella che è universalmente considerata “la più grande storia mai raccontata”. Una missione ambiziosa che, con un cast del genere, sembra quasi una sfida: dire qualcosa di “nuovo” su una narrazione che in realtà è stata interpretata, riscritta e sviscerata in lungo e in largo per secoli.

Un cast da Oscar o solo un minestrone confuso?

Se da un lato è certamente interessante vedere nomi come Paz Vega e Rupert Everett in un film che affronta un tema così delicato e pieno di implicazioni teologiche e storiche, dall’altro sembra che il regista abbia buttato nel calderone attori con stili e background talmente disparati da rischiare di trasformare il tutto in un collage più caotico che coerente.

Magari l’idea era quella di cogliere l’attenzione – e come potrebbe non attirarla un simile mix? –, ma poi, quando si deve parlare di “narrazione”, le cose si complicano. In fondo, rinnovare tramite il casting è sempre un escamotage classico per distrarre da una sceneggiatura un po’ sbiadita. Servirà davvero a dare nuova linfa a un racconto vecchio di duemila anni?

L’infanzia di Giuda: marginalità di serie A o di serie Z?

Un aspetto molto “innovativo” del film è l’attenzione data all’infanzia di Giuda, disegnandola come un contesto di marginalità e violenza. Bell’ammiccamento ai drammi sociali moderni, vero? Dopotutto, se vuoi spiegare perché qualcuno tradisce, conviene sempre evocare qualche trauma infantile per giustificare. Un metodo elegante per umanizzare un traditore senza però rischiare troppo, mantenendo inalterato quel sottile distacco che serve a non farci simpatizzare troppo con il “cattivo”.

Resta il fatto che raccontare la marginalità senza cadere nei luoghi comuni è assai complesso. A giudicare dalla sinossi, però, sembra più un lavoro di riempimento psicologico più che un’introspezione realmente originale. Ma, ehi, almeno ci si prova.

La “nuova” storia mai raccontata: una trovata o una rielaborazione?

Definire questo film come la narrazione di “la più grande storia mai raccontata” è davvero un esercizio di retorica che non guasta mai, soprattutto quando si parla di religioni e miti fondativi che sono stati smontati e rimontati in cinquanta mila versioni diverse.

Giulio Base sembra voler cavalcare l’onda del nuovo, della versione inedita di Giuda, ma non è dato sapere se ciò significhi un vero riadattamento in chiave contemporanea oppure una semplice operazione di marketing con elementi folcloristici più o meno riusciti.

In ogni caso, che la si consideri una riflessione profonda o una mossa teatrale per attirare l’attenzione, resta evidente come il tema del tradimento di Giuda sia irresistibilmente affascinante proprio perché in bilico tra umanità e tradizione, tra mistica e dramma personale.

Insomma, “Il Vangelo di Giuda” promette di essere almeno un esperimento audace e, perché no, una provocazione intenzionale – un modo elegante per ridiscutere un “classico” che di certo non ha bisogno di altre versioni per rimanere scolpito nell’immaginario collettivo.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!