Giorni di fuoco, ma con quel tocco inconfondibile di ipocrisia che rende tutto irresistibilmente grottesco. Appelli, strilli, e richieste accorate di Nobel, attivisti e intellettuali che si cimentano nell’arte nobile del «fermiamo il concerto di Gergiev». Nel frattempo, qualche indizio sibillino emerge, quasi a suggerire che il nostro caro direttore d’orchestra di Mosca stia, con maestria degna del suo podio, elaborando una via d’uscita per sottrarsi all’evento del 27 luglio nel cortile della Reggia di Caserta. Naturalmente, secondo la logica già collaudata della Regione Campania, che finanzia la rassegna «Estate da Re», tutto è per ora confermato: spettacolo annullato? Ma quando mai.
Facciamo un passo indietro per ammirare la coreografia di questa tragicommedia. Sul sito ufficiale del teatro Mariinsky di San Pietroburgo, diretto proprio dal nostro beniamino Gergiev, saranno in scena il 24 e il 27 luglio le «Nozze dello Zar», opera in quattro atti del più autentico autore russo: Nikolaj Rimskij-Korsakov. In quel tripudio di biglietti disponibili online, si può acquistare la partecipazione con il direttore moscovita in persona sul podio. Certo, qualcuno potrebbe argomentare che se è impegnato in Russia, difficilmente potrà magicamente teletrasportarsi a Caserta. Ma, ahimè, la questione non è così lineare, anzi, è un intricato gomitolo di ambiguità : Gergiev è in realtà il direttore del Mariinsky o soltanto indicato come direttore dello spettacolo? Dubbi amletici, insomma.
Ma aspetta, perché il sipario non cala qui: il capolavoro delle stranezze continua. Sempre nel sito ufficiale del Mariinsky, si scopre che sul podio del 24 luglio sarà presente un certo Gurgen Petrosyan. Chi? Domanda lecita. Addirittura, per la serata di domenica, alla voce «director» campeggia il misterioso «cast da annunciare», una risposta elegante che sa più di gioco di prestigio che di trasparenza. È questa, quindi, la scappatoia confezionata con pazienza da Gergiev? Un impegno artistico fantasma da agitare come bandiera per sottrarsi all’ingombrante ritorno in Italia? Per ora, questo resta un sospetto azzardato, e l’unico verdetto attendibile arriverà solo con la fatidica comunicazione ufficiale di rinuncia.
Nel frattempo, la tempesta mediatica e politica si abbatte senza sosta sul povero governatore campano Vincenzo De Luca, il cui ruolo in questa saga si fa sempre più centrale (e irresistibilmente tragicomico). La mobilitazione non conosce pause: oggi pomeriggio, in una sala stampa presso la Camera dei Deputati, si terrà addirittura una conferenza dal titolo che più esplicito non si può, quasi un manifesto delle contraddizioni in corsa: «Cultura o propaganda? Il caso Gergiev a Caserta e le ingerenze russe».
Un evento culturale in Italia, tutto sulle magnifiche arti della propaganda… anzi, sulla ‘libertà degli artisti’. Che magnifica opposizione tra la cultura e la politica, il tutto condito da un nutrito cast di personaggi illustri come Carlo Calenda, Federica Onori, Filippo Sensi, Benedetto Della Vedova, Pina Picierno, Marco Taradash, Giulia De Florio, Anna Foa, Alexey Ratmanskij ed Eleonora Mongelli. Non sono soltanto i soliti nomi a dare risonanza a questa scena: si tratta di firmatari di un appello firmato da ben 700 premi Nobel, intellettuali e politici, tutti in coro per chiedere di annullare il concerto di Gergiev, definito «entusiasta sostenitore» di Vladimir Putin e niente meno che una «lampante arma di infiltrazione culturale e whitewashing».
Eppure, c’è sempre chi riesce a difendere l’indifendibile. Il celebre presidente De Luca risponde a tono alle accuse di essere un promotore della propaganda russa, invocando la sacrosanta libertà degli artisti. Per lui, non è giusto che «gli artisti debbano pagare per i loro governi», e si pone la domanda da un milione di euro: «Chi può decidere il confine tra opinione personale e propaganda?»
Un esempio glorioso arriva proprio da lui: «Al San Carlo l’anno scorso ha cantato Anna Netrebko, anche lei amica di Putin, e nessuno ha storto il naso. Ha poi calcato il palco della Scala e del Maggio Fiorentino senza problemi. Dunque, qual è il gioco demagogico dietro questa crociata? Chiudiamo la bocca agli artisti allora?»
De Luca porta avanti la sua idea con un’ironia amara: «È assurdo, perché mentre vogliamo isolare gli amici di Putin, tutti in realtà parlano con lui. Dovremmo forse interrompere ogni canale di comunicazione? Pensate davvero che questi gesti infantili e demagogici conducano alla pace? No, sono solo posizioni dure e primitive.»
Intanto, nella tranquilla Caserta, la questura gioca il ruolo di detective, monitorando la situazione. La presenza di Gergiev ha scatenato non solo dibattiti culturali ma anche un’esplosione di ordine pubblico degna di un thriller a basso costo.
In definitiva, si continua a srotolare questo spettacolo surreale: da un lato, un manipolo di intellettuali Nobel e politici che vorrebbero censurare la musica per «infiltrazioni culturali» e «propaganda», dall’altro, l’imperturbabile difesa della cosiddetta libertà artistica, anche se questa sembra inconsciamente aprire la porta a ben altre strategie geopolitiche. E nel mezzo? Un’Italia che fa finta di non vedere l’assurdità del teatrino.



