Genova si sveglia con un altro dramma domestico: donna sgozzata in casa e figlio subito incriminato, che sorpresa

Genova si sveglia con un altro dramma domestico: donna sgozzata in casa e figlio subito incriminato, che sorpresa

Una tranquilla giornata a Genova, precisamente nel quartiere di Molassana sulle soleggiate alture della Val Bisagno, è stata scossa da un evento che definire “tranquillo” sarebbe un eufemismo degno di un romanzo noir. Una signora di 87 anni è stata trovata senza vita, vittima di un brutale attacco con molteplici fendenti, che purtroppo non le hanno lasciato alcuno scampo prima dell’arrivo dei soccorsi.

Piccolo particolare di non poco conto: sul luogo del delitto, oltre agli ormai immancabili paramedici e alle forze dell’ordine, si è presentata anche la Squadra Mobile della questura di Genova, come a voler sottolineare che la faccenda si preannuncia più intricata di un thriller psicologico.

Tra le pieghe di questo groviglio familiare, spicca l’ingombrante presenza di uno dei figli della povera donna, trovato all’interno dell’abitazione con indumenti purtroppo macchiati di sangue. Per non farsi mancare nulla, si scopre che questo individuo avrebbe “problemi psichiatrici”. Che immancabilmente fanno da cornice a tragedie domestiche poco raccontate ma purtroppo ricorrenti.

Il giovane, gentilmente accompagnato in questura per gli accertamenti di rito, ora si trova sotto la diretta supervisione delle autorità, probabilmente più per la sicurezza pubblica che per la gloria personale.

Il copione già visto di una tragedia annunciata

Quando si tratta di cronaca nera, soprattutto quella casalinga, ci si aspetterebbe un minimo di originalità o, almeno, un tentativo di spiegazione che vada oltre i semplicistici “problemi psichiatrici” come alibi universale per qualunque disastro familiare. Peccato che, puntualmente, la narrazione si fermi qui, facendo scivolare tutto verso la solita, angosciante rassegnazione.

Il sistema di assistenza sociale e sanitaria, che dovrebbe essere un argine contro tali tragedie, sembra ogni volta arrancare dietro agli eventi, dimostrando un’insufficienza endemica. E così, mentre le famiglie si disfano sotto il peso di disagio e solitudine, le istituzioni si limitano spesso a raccogliere i cocci.

Nel caso specifico, la mancanza di dettagli su eventuali precedenti segnali o interventi fa sorgere il dubbio amaro che tutto ciò potesse essere evitato, se solo ci fosse stato un intervento puntuale e coordinato. Ma si sa, le tragedie in famiglia hanno questa fastidiosa tendenza a essere “troppo personali” per le istituzioni, e quindi si preferisce voltare lo sguardo o condannare con sterile retorica piuttosto che mettere mano a interventi strutturali concreti.

Il ruolo della psichiatria e del sistema giudiziario: un duo tragicomico

La menzione quasi rituale dei “problemi psichiatrici” del figlio è quella carta jolly sventolata per spiegare ogni cosa, ma che solo apparentemente fornisce una risposta definitiva. In realtà, questa semplice etichetta è una pietra tombale sulla complessità del disagio mentale e sull’inefficacia apparente del sistema di supporto.

Il risultato è che chi dovrebbe prendersene cura viene quasi sempre abbandonato a se stesso o confinato negli angoli oscuri delle strutture sanitarie, mentre la giustizia si ritrova a dover gestire conseguenze gravissime senza aver potuto prevenire nulla. Il curioso circolo vizioso che si autoalimenta tra incuria, stigma e mancanza di risorse restituisce uno scenario desolante in cui la parola “protezione” suona sempre più come una beffa.

Del resto, ammettere un fallimento sistemico sarebbe troppo doloroso, mentre è più comodo stigmatizzare il singolo caso e correre a confezionare titoli di cronaca nera da distribuire con solerzia.

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