Galles pronto a trasformare le bugie elettorali in crimine: perché mai fermarsi ora?

Galles pronto a trasformare le bugie elettorali in crimine: perché mai fermarsi ora?

Promesse fantasiose? Dati “oltremodo creativi”? Ricostruzioni della realtà che sembrano scritte con l’elasticità di un ginnasta? Beh, cari fan della trasparenza politica, sappiate che in Galles potrebbero aver finalmente deciso di porre un freno (o almeno provarci) a questo fenomeno endemico. Se il disegno di legge discusso al Senedd— il Parlamento monocamerale gallese— dovesse superare tutti gli ostacoli burocratici entro fine febbraio o inizio marzo, mentire in campagna elettorale non sarà più un passatempo accettabile, ma un reato. Ah, la bellezza di ratificare l’ovvio! L’obiettivo, dichiarato con toni solennemente fiabeschi, è combattere la “disinformazione dilagante” e guarire quella ferita chiamata fiducia dell’elettorato, ormai più sfilacciata di un vecchio maglione.
Perché, a quanto pare, la colpa della disaffezione politica sarebbe tutta dell’inaffidabilità (surprise!) delle parole dei candidati, fra promesse roboanti e dichiarazioni ad effetto null’altro che pura menzogna.

Il disegno di legge contro la fantasia elettorale

Il disegno di legge prevede un’aggiunta di patemi per quei politici capaci del crimine imperdonabile di dire il falso durante la campagna elettorale. Si parte da una richiesta di ritrattazione fino agli estremi rimedi: sospensione dalla corsa elettorale e, ciliegina sulla torta, sostituzione automatica con un altro candidato della stessa lista. Peccato che tutto ciò valga solo mentre le urne si avvicinano, perché una volta conquistata la poltrona l’arte delle mezza verità è, stranamente, “salva patente”. Un capolavoro di coerenza.

Curioso anche il contesto giuridico di partenza: il Galles vanta già un divieto di menzogne riguardo alla condotta degli avversari, inscritto nel Representation of the People Act del 1983. Ora si vuole ampliare il tutto con tre pilastri infallibili: fatti verificabili, dovere (non infallibile) di diligenza e sanzioni progressive. L’idea del reato penale circola tuttavia come la ciliegina sulla torta, surfando sull’idea romantica che mentire agli elettori equivale a una specie di truffa cosmica.

Un concetto di verità tutto da decifrare

Non pronunciarti troppo presto sull’iniziativa, perché come in ogni buon testo legislativo esistono zone d’ombra così dense da oscurare l’intero meccanismo. Come decideranno cosa è “vero”? Perché, se per le cifre il compito sembra abbordabile (ma solo in apparenza), per tutto il resto la verità si trasforma in una questione di interpretazioni, opinioni vaghe e quella miscela inestricabile fra errore e inganno. E ovviamente, la domanda dell’era moderna: chi avrà la geniale autorità di definire questo? Una commissione del Senedd ha sollevato un campanello d’allarme lanciando un più che ragionevole sospetto: il disegno di legge così com’è potrebbe essere usato da un futuro governo per mettere il bavaglio al dibattito democratico, proprio nell’unico momento in cui dovrebbe essere libero e acceso.

Non dimentichiamoci poi della libertà di parola, quel concetto complicatissimo da incastrare in una legge che vorrebbe punire le “menzogne”. Problemi? Le statistiche si prestano benissimo a façades diverse, i dati qualitativi sono un terreno minato, e attraverso loro il confine tra verità, errore e sterili opinioni è sottile e sfuggente quanto un’illusione ottica. Non che il ddl aspiri a cogliere chi “dorme” sulla verifica dei fatti, ma solo quei “magnifici bugiardi” che deliberatamente manipolano la verità per agganciare voti.

La quintessenza dell’ipocrisia sta proprio nel tentativo – persino ammirevole sulla carta – di combattere l’inganno “intenzionale”. Però, gioia dei gioielli, decidere quando l’intenzionalità c’entra davvero è il classico nodo gordiano ancora tutto da sciogliere.

Adam Price, esponente del partito di centrosinistra Plaid Cymru e uno degli alfieri della legge, ha proclamato con incrollabile fiducia:

“Quello che stiamo facendo è storico, pionieristico nel panorama mondiale. Il nostro governo vuole trasformare la nostra democrazia nella prima al mondo a bandire completamente l’inganno politico.”

Ha poi aggiunto, con toni da paladino:

“Siamo all’alba di un movimento globale. Metteremo all’indice le bugie politiche.”

Nell’ottimismo di chi avvia un iter legislativo che partirà solo nel 2025, Price ha puntato il dito contro la “piccola ma rumorosa minoranza” di politici populisti, accusandoli di avvelenare il pozzo comune della verità solo per affari propri, come se chiunque altro fosse sant’uomo. Gli fa eco il governo laburista gallese, convinto che questa normativa getterà “fondamenta più solide” alla democrazia locale. Fino a prova contraria, sembra più un castello di carta piuttosto fragile.

Quando vedremo la tanto sospirata onestà?

Se vi aspettate che quei divieti di menzogna diventino realtà a breve, preparatevi a una delusione di proporzioni epiche. Anche qualora l’iter legislativo procedesse senza intoppi (una sorpresa, visto i precedenti), la normativa difficilmente entrerebbe in vigore prima delle elezioni del 2030. E non esistono garanzie nemmeno per quella scadenza, perché un ministro ha già fatto capire che persino quella data potrebbe essere un miraggio. Insomma, mentire in campagna elettorale potrebbe diventare finalmente reato, ma solo in un futuro lontano e probabilmente nebuloso, proprio come l’onestà di certi politici.

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