Fuorisalone 2026 trasforma le scuole bombardate in Ucraina in scenografia trendy nel cortile della Statale: il design del disastro che non ti aspetti

Fuorisalone 2026 trasforma le scuole bombardate in Ucraina in scenografia trendy nel cortile della Statale: il design del disastro che non ti aspetti

Non c’è niente di più rassicurante di un bel cumulo di macerie al centro della prestigiosa Università Statale di Milano, giusto in tempo per il Fuorisalone 2026. La mostra-evento “Interni Materiae” ha pensato bene di invitare un’installazione dal sapore post-apocalittico: si chiama “Mater” ed è stata ideata dall’architetto Alessandro Scandurra. Perché il design non riguarda solo l’estetica, ma anche ciò che normalmente evitiamo di guardare, ovvero la distruzione in prima persona.

“Mater” si presenta come un’imponente corona di macerie formando un anello del diametro di circa 16 metri, proprio nel Cortile d’Onore. Una struttura che si spaccierebbe per eco-sostenibile se non fosse che la materia prima è esattamente ciò che la guerra lascia dietro di sé: rovine. Ma attenzione, l’idea non è semplicemente quella di mostrare un mucchio di detriti, bensì di trasformare queste pietre preziose della devastazione in architettura, in “limite” e “protezione” al tempo stesso. Un mix che suona quasi poetico, quasi a voler insegnare alla nobiltà accademica come si ricostruisce ciò che una guerra ha distrutto.

Dalla devastazione scolastica in Ucraina… all’installazione milanese

L’ispirazione e la materia di questo progetto arrivano direttamente da un luogo dove la distruzione non è qualcosa di astratto o simbolico, ma un fatto tragicamente concreto: la ricostruzione delle scuole in Ucraina. Qui, la materia distrutta dalla guerra non è un semplice scarto da cestinare bensì diventa memoria, testimonianza, quasi sacra. Non c’è nulla di edulcorato in questa operazione – anzi, è proprio nel cuore delle macerie che nasce l’installazione che invita gli spettatori a immergersi nella frattura stessa.

Attraversare l’anello delle macerie significa calarsi nella realtà frammentata e caotica della distruzione, dove la materia spezzata assume un nuovo ruolo: da rifiuto diventa “infrastruttura relazionale”, come piace dire agli architetti con la sindrome della riflessione profonda.

Le profonde riflessioni dell’architetto

Alessandro Scandurra ci mette la faccia e si concede una confessione autobiografica degna di un romanzo di formazione: da bambino ha conosciuto la guerra in Libano, una sorte che certo non ha aiutato la sua serenità, ma l’ha ben preparato per “incontrarla” di nuovo sul campo ucraino, impegnandosi nel difficile compito di ricostruire scuole tra le macerie. Niente di più consolante per il pubblico milanese universitario.

Alessandro Scandurra said:

“Mater nasce dalla consapevolezza che anche ciò che è distrutto può tornare a essere fondamenta. Ogni guerra lascia macerie. L’architettura comincia quando decidiamo cosa fare di ciò che resta.”

Una lezione di vita, insomma: la distruzione assurge a nuova creazione, e non si tratta solo di un disagio esistenziale ma di architettura pratica. Che profondo senso di pace e speranza trasuda questa installazione tra uno strato di ossessiva ironia e un tocco di rassegnata amarezza.

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