Fondi hedge festeggiano il miglior anno dal 2009, ecco il trucco dietro il miracolo

Fondi hedge festeggiano il miglior anno dal 2009, ecco il trucco dietro il miracolo

Ah, ma che sorpresa! Il mondo scintillante degli hedge fund ha fatto il botto nel 2025, con guadagni mai visti negli ultimi 16 anni. Ovviamente, chi si è dilettato con strategie azionarie e fondi macroeconomici tematici ha portato a casa i bottini più succosi. Nulla di cui stupirsi: basti pensare che mentre il resto del pianeta si ritraeva davanti a dazi, correzioni criptovalutarie e volatilità assortita, questi signori sfoggiavano sorrisi a 33 denti, cavalcando la tigre dell’inflazione e delle bolle del settore tecnologico.

Le stesse teste d’uovo che avevano strabuzzato gli occhi nel 2009, all’indomani del crollo dei mutui subprime, oggi si ritrova con un +12,6% annuo, la crescita più robusta da allora. Ma non basta un numero rosso e tondo a raccontarci la favoletta: il vero motore sono state le strategie a lungo e corto raggio sul mercato azionario, e quelle macro che scommettono sui grandi temi economici variando tra azioni, obbligazioni, materie prime e valute come se fosse una passeggiata nel parco. Entrambe hanno superato la soglia del 17% di rendimento: sì, avete letto bene, in tempi di giovani startup che implodono e criptovalute che vanno a picco.

Ma calma, la festa non finisce qui. Il report firmato dall’indiscusso guru Kenneth Heinz, presidente di Hedge Fund Research, ci regala pillole di saggezza: è stato un mercato azionario inebriato da intelligenza artificiale e spese infrastrutturali a tutto spiano, capace di navigare tra oscillazioni di sentiment esecrabili come gli annunci “Liberation Day” sui dazi, i tonfi delle criptovalute e quei giochini da ambo le parti che chiamano inversioni su titoli tecnologici col strapuntino “prezzi troppo alti”. Una sinfonia di caos, diremmo.

Ancora meglio hanno fatto i fondi specializzati in sanità, energia e materie prime: i primi hanno surfato sulle onde di farmaci costosissimi e nuovi trattamenti dimagranti (perché avremmo tutti bisogno di un affare che ci faccia perdere peso, specialmente con il portafoglio alleggerito), portando a casa un salasso positivo del 33,8%. Gli amanti di petrolio e materiali di base si sono fatti beccare un solidissimo +23,4%. L’unico triste escluso, come al solito, è il povero fondo quantitativo diversificato, quello con i robot e gli algoritmi che hanno preso un bello schiaffone dello 0,65%, travolti dalla furia di aprile e novembre. Ma poverini, senza emozioni umane si vede che gli algoritmi si disorientano.

Quelle splendide discese sportive tra long e short

Edgar Allen, fondatore e capo investimenti di High Ground Investment Management, un signor fondo da 2 miliardi di dollari che preferisce usare il fiuto umano per scegliere le azioni, si vanta di aver spuntato un 39,4% netto. Come? Combinando saggiamente posizioni lunghe e corte, spellando tutti quei titoli difensivi tipo BAE Systems e Leonardo, insieme a qualche istituto finanziario come la Allied Irish Bank. Allen ci dice candidamente: “In un mercato così disperatamente disperso, scegliere azioni da comprare o da scommettere al ribasso diventa un gioco da ragazzi.” Complimenti, un vero genio, o forse semplicemente uno più furbo degli altri.

Nel frattempo, il colosso multi-strategy Citadel, capitanato dal miliardario Kenneth Griffin, mostra tranquillamente un +10,2%, giusto per non farsi mancare nulla. E mentre noi poveri mortali ammiriamo e ci domandiamo da dove escano certe cifre, AQR Capital (sì, quei mostri sacri del trading quantitativo fondati da Cliff Asness) fa impennare il proprio veicolo Apex a un sorprendente 19,6%. Ma prendete fiato, perché nel balletto delle performance capolavoro troviamo anche il fondo Melqart Opportunities che vola a +45,1%, il macro di Bridgewater Associates con un solare +34%, e il multistrategy Oculus di D.E. Shaw che strappa un più che rispettabile +28,2%. Come definirli? Una sinfonia di profitti in un mondo che soffre?

Il presidente Heinz suggella il tutto con questa perla: “L’impatto di questi motori di performance così diversi sottolinea la sofisticata natura dell’industria moderna degli hedge fund, capace di fornire rendimenti non correlati in una vasta gamma di scenari finanziari.” Tradotto per noi comuni mortali: un sistema così complesso da rendere impossibile capire come, quando e dove questi maghi riescano a vincere sempre – anche quando intorno il gioco sembra perso.

Quindi, mentre il resto del mondo si scervella sul perché sia tutto così instabile, voi potete dormire sonni tranquilli sapendo che là fuori c’è una classe speciale di finanzieri che, armata di strategie che neanche un matematico e uno stregone messi insieme, trasforma caos in oro. O meglio, lo fa sembrare un gioco da ragazzi.

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