Alle due di notte di un lunedì qualunque, precisamente il 23 marzo, un quartetto di ladri incappucciati ha deciso di dare un tocco di “classe” al poco frequentato parco della Fondazione Magnani Rocca a Traversetolo, vicino a Parma. In meno di tre minuti – sì, avete capito bene, meno di 180 secondi – hanno messo le mani su un bottino stellare da circa 11 milioni di euro. Ovviamente, il protagonista del colpo è stato nientemeno che I Pesci di Pierre-Auguste Renoir, quell’opera così modesta da valere “solo” 9 milioni, cioè oltre l’80% dell’intera refurtiva. Ah, i poveri ladri, così selettivi!
Con una classe degna di un dilettante illuminato, hanno aggiunto al loro ricco bottino anche la Natura Morta con Ciliegie di Paul Cézanne e l’elegantissima Odalisca sul Terrazzo di Henri Matisse. Peccato solo che uno degli oggetti più preziosi, probabilmente un Monet – o giù di lì – sia rimasto a terra, probabilmente per colpa di quel benedetto sistema antifurto. Insomma, i signori ladri non hanno neanche potuto completare il proprio capolavoro criminale, ma si spera che mettano in conto una carriera alternativa nella crittografia o nelle tecnologie di sicurezza.
La fondazione, che prende il nome dall’eredità del musicologo e scrittore Luigi Magnani, ha ironicamente definito il colpo come un’azione “strutturata e organizzata”. Eh sì, perché mica si improvvisa un furto da 11 milioni in 180 secondi! Tra le quattro entrate al vasto parco, i furfanti hanno scelto quella meno frequentata, disinteressandosi completamente dell’ingresso principale – magari per precauzione, visto che lì si potevano beccare dai passanti sulla strada dedicata ai Magnani. L’ingresso a sud, per inciso, è stato scartato perché troppo vicino a una provinciale trafficata. Sembra quasi condividere il proverbio: “il meglio è nemico del bene”.
I carabinieri di Parma e il Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale non hanno dovuto faticare troppo per capire da dove fosse entrata la “spedizione culturale”: una porta a nord, usualmente chiusa e che dà su campi coltivati. Magicamente, quel cancello è stato manomesso, probabilmente aperto con una chiave fatata o da qualche maestro del bricolage malandrino. Una volta dentro, i ladri hanno percorso il parco degno di una villa aristocratica, hanno forzato la porta principale e, senza alcun ritegno, sono saliti direttamente al Piano dei Francesi, ignorando come sempre tutte le altre opere d’arte che avrebbero potuto creare un curriculum degno di questo gesto geniale.
E tutto questo si è svolto sotto l’occhio di quella, udite udite, unica telecamera funzionante della facciata! Forse i ladri erano troppo impegnati a fare il conto delle opere rubate per preoccuparsi di essere immortalati in un video mozzafiato. Oppure erano semplicemente convinti che l’intelligenza artificiale avesse altro da fare. Dopo tre minuti scarsi, l’allarme ha cominciato a squillare e la solita vigilanza ha fatto la sua comparsa, insieme alle forze dell’ordine. A quel punto, i ladri con talento da sprinter hanno deciso che era meglio sloggiare, lasciando ineffabilmente nel museo qualche opera in più di quante ne avessero previsto inizialmente.
Da brivido, la Villa dei Capolavori dista poco dalla superstrada A1, ma i nostri eroi criminali, evidentemente sensibili alla natura e amante delle montagne, hanno preferito una fuga su strade alternative. Via le autostrade sorvegliate da telecamere e rilevatori di targhe, benvenute strade di campagna poco popolose, dove l’ordine pubblico si perde tra i filari di grano. Insomma, una fuga perfetta, teatrale, degna di un film che però lascia a bocca asciutta i poveri amanti dell’arte e di una sicurezza che funziona (pura utopia).



