Alla fermata denominata “Regione Toscana”, entra in scena il nostro protagonista: un trentaduenne marocchino, residente ormai da tre anni in Italia, con un curriculum artistico fatto di precedenti penali nei reati contro il patrimonio, ma evidentemente in cerca di nuovi exploit criminali. Il 32enne pare abbia notato il ragazzo, in totale stato di incoscienza, e non ha resistito alla tentazione di caricarselo sulle spalle, come se fosse un sacco della spesa, per trasportarlo sin lì dove nessun buon senso dovrebbe portare: il parcheggio scambiatore di viale Guidoni.
Lì, secondo la ricostruzione pacata e dettagliata della Procura, la dignità del giovane è stata brutalmente calpestata. Ma non tutto è perduto: il ragazzo è riuscito a scappare, malgrado lo shock e la paura, a chiedere aiuto, e infine a rivolgersi all’ospedale pediatrico Meyer per denunciare l’accaduto. E quando si dice coraggio.
Alla tanto attesa udienza di convalida del fermo, il nostro arrestato, assistito dall’avvocato Valentina Bertini, ha sfoggiato il classico repertorio del colpevole pentito: si è scusato. Anzi, ha spiegato che tutto sarebbe successo sotto “l’effetto dell’alcol”, perché nulla dice “attenuante” come questa scusa perfetta. Dopotutto, infatti, bisogna sempre ricordare che qualche bicchiere in più rende tutti più fragili – o almeno così si augura lui.
Il giudice per le indagini preliminari, Gianluca Mancuso, dal canto suo, ha ascoltato con la pazienza di un santo la difesa di questo self-made calamità, in quella che a tutti gli effetti è stata una rappresentazione teatrale del contraddittorio tra realtà e scuse improbabili.
Un triste copione di contraddizioni
Un minutaggio perfetto: San Valentino, la notte degli innamorati, trasformata in una scena da incubo. Il 32enne con una lunga storia criminale che improvvisamente si improvvisa esperto di trasporto umano notturno e abuso, tutto condito dal tocco alcolico che come sempre funziona da scusa universale per azioni irreparabili. Nemmeno il romanticismo più becero potrebbe stupirci più di così.
E mentre la vittima, un ragazzo di appena diciassette anni, tenta di mettersi in salvo e richiedere giustizia, ci ritroviamo davanti a un sistema che si barcamena tra pietà per l’aggressore “influenzato da alcool” e la necessità di condannare fermamente il crimine. Un’altalena di buonismo e rigore, di pena e clemenza, che lascia tutti un po’ sconcertati.
Insomma, nella città d’arte e della cultura, tra tram e parcheggi, si consuma un dramma umano che avrebbe bisogno di ben poca ironia per essere raccontato. Eppure, in questo racconto, il cinismo diventa arma per smascherare ipocrisie e lacune di un sistema che spesso alza muri di gomma attorno a storie così crudeli.



